KIM EDWARDS.
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FIGLIA DEL SILENZIO.
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Parte 1.
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Titolo originale: The Memory Keeper's Daughter. 2005.
Traduzione di: Luciana Crepax.
2007. Garzanti Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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INDICE di questa parte.
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1964. Marzo 1964.
1965. Febbraio 1965. Marzo 1965. Maggio 1965.
1970. Maggio 1970. Giugno 1970.
1977. Luglio 1977.
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FINE Indice.
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Ad Abigail e Naomi.
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1964.
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Marzo 1964.
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1.
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La neve aveva cominciato a cadere qualche ora prima dell'inizio del travaglio.
Prima, nello spento grigiore del tardo pomeriggio, a radi fiocchi, poi con mulinelli,
turbini mossi dal vento ai margini del grande portico davanti alla casa. Lui le stava
accanto, nel vano della finestra: guardava le raffiche violente gonfiarsi, vorticare e
posarsi al suolo. Nei dintorni si erano accese le luci e i rami nudi degli alberi erano
diventati bianchi.
Dopo la cena prepar il fuoco nel camino. Si avventur nella tempesta a prendere
la legna ammonticchiata dall'autunno contro il muro del garage. L'aria era fredda e
pungente sul suo viso e lungo il viale d'accesso la neve arrivava gi quasi alle
caviglie. Riun i ceppi, li scroll e li port in casa. La legna prese subito fuoco e lui
rimase seduto per un po' davanti al focolare a fissare, affascinato, le fiamme bordate
di azzurro. Fuori, la neve continuava a cadere silenziosa nel buio, cos fitta e costante
che i fiocchi parevano immobili nei coni di luce dei lampioni. Quando infine si alz e
guard dalla finestra, l'automobile era una bianca e morbida collina sul bordo della
strada. Sul vialetto, le impronte dei suoi passi erano gi scomparse, coperte dalla
neve.
Si ripul le mani dalla cenere e sedette sul divano, vicino a sua moglie, che teneva i
piedi appoggiati sui cuscini, con le caviglie gonfie incrociate e il libro del dottor
Spock in equilibrio sulla pancia. Concentrata nella lettura, si umettava distrattamente
l'indice sulla punta della lingua ogni volta che voltava la pagina. Aveva le mani
magre, le dita corte e forti e, mentre leggeva, si mordeva il labbro inferiore, appena
appena. Mentre la guardava prov un impeto d'amore e d'incredulit: quella era sua
moglie, quello era il loro bambino, e sarebbe nato dopo tre settimane. Il loro primo
figlio. Erano sposati da un anno.
Quando le avvolse la coperta intorno alle gambe, lei alz gli occhi, sorridendo.
Chiss che cosa si prova, disse. Prima di nascere, intendo. Peccato che nessuno se
lo possa ricordare. Si slacci la vestaglia, sollev la maglia che indossava sotto e
scopr una pancia tonda e dura come un melone. Si pass la mano sulla superficie
liscia, mentre la luce del fuoco scherzava sulla sua pelle, proiettando riflessi rossastri
nei capelli. Credi che sia come trovarsi dentro una grande lanterna? Dice il libro che
la luce penetra attraverso la mia pelle e che il bambino pu gi vedere.
Non lo so, rispose lui.
Lei rise. Perch non lo sai? Sei un medico.
Sono solo un chirurgo ortopedico, potrei descriverti il processo di formazione del
tessuto osseo nel feto, ma  all'incirca tutto quello che so. Le prese un piede e
cominci a massaggiarlo con un movimento leggero. Il respiro di lei riempiva la
stanza silenziosa, il suo piede gli scaldava le mani, e gli riportava l'immagine della
segreta, perfetta simmetria delle ossa: il forte osso tarsale del tallone, il metatarso e le
falangi sotto la pelle e lo strato denso dei muscoli, disposti come un ventaglio che sta
per aprirsi. Durante la gravidanza lei gli era parsa sempre bella, ma fragile, con quelle
vene azzurre che s'intravedevano attraverso la pelle bianca.
Era stata un'ottima gravidanza, senza complicazioni. Eppure, da parecchi mesi non
riusciva a fare l'amore con lei. Si era accorto, invece, che sentiva il bisogno di
proteggerla, di portarla in braccio per le scale, di rimboccarle le coperte, di offrirle
tazze di cioccolata calda. Non sono malata, protestava lei. Non sono un uccellino
che non sa ancora volare e che hai trovato abbandonato sul prato. Ma era contenta
delle sue premure. Qualche volta lui si svegliava e la guardava dormire: il battito
delle palpebre, il lento, regolare sollevarsi del petto, la mano leggermente protesa
sulle coperte, cos piccola che stava completamente chiusa nella sua.
Aveva undici anni meno di lui. Era passato poco pi di un anno da quando, in un
plumbeo sabato di novembre, l'aveva vista per la prima volta: stava salendo la scala
mobile in un grande magazzino del centro dov'era andato a comprare delle cravatte.
Aveva trentatr anni ed era arrivato da poco a Lexington, nel Kentucky. Lei era
emersa dalla folla come un'apparizione, i capelli biondi raccolti sulla nuca, le perle
che le scintillavano al collo e alle orecchie. Portava un soprabito di lana verde scuro,
aveva la pelle di un pallore trasparente. Lui l'aveva seguita sulla scala mobile,
cercando di spingersi avanti per non perderla di vista. Era andata al quarto piano,
biancheria per signora, calze e maglieria. Quando l'aveva cercata attraverso i corridoi
dov'erano esposti reggiseni e mutandine, una commessa in abito blu scuro e
collettino bianco lo aveva fermato, sorridendo, per chiedergli se poteva aiutarlo. Una
vestaglia, aveva risposto, continuando a guardarsi intorno lungo i corridoi, finch non
aveva intravisto i suoi capelli, una spalla ricoperta di stoffa verde scuro, la testa china
che rivelava l'elegante curva del collo. Una vestaglia per mia sorella che abita a New
Orleans. In realt non c'era pi una sorella e neanche altri parenti.
La commessa era scomparsa e, un attimo dopo, era tornata con tre vestaglie di una
stoffa gonfia e pesante. Lui aveva scelto, quasi senza guardare, quella che stava sopra
le altre. L'abbiamo in tre taglie, stava dicendo la commessa, entro il mese prossimo
arriver un nuovo assortimento di colori, ma lui si era gi allontanato lungo il
corridoio, con una vestaglia color corallo sul braccio, le scarpe che scricchiolavano
sul pavimento di legno mentre, nell'impazienza di raggiungerla, camminava in fretta
tra la gente che faceva spese.
Lei si spostava tra gli scaffali dove calze costose dai colori tenui brillavano
attraverso la finestrella di cellofan della confezione: talpa, blu, porpora. La manica
del soprabito verde sfior la sua e lui sent un profumo delicato ma penetrante, simile
a quello dei gigli che crescevano davanti alle finestre delle stanze dove aveva vissuto
da studente, a Pittsburgh. Abitava in un seminterrato: i vetri delle finestre erano
sempre sporchi, appannati dalla fuliggine e dalla cenere dell'acciaieria, ma in
primavera i gigli fiorivano, un'esplosione bianco-lattea premeva contro i vetri mentre
il profumo si diffondeva nell'aria.
Si era schiarito la gola, e aveva mostrato la vestaglia alla cassiera, che stava
ridendo e non si era accorta di lui. Quando si era schiarito la gola per la seconda
volta, la cassiera gli aveva lanciato un'occhiata infastidita e aveva fatto cenno alla
cliente che le passasse pure le buste di calze che teneva in mano, sottili come tre
grandi carte da gioco.
La signorina Asher era prima di lei, aveva detto imperturbabile, sprezzante.
I loro sguardi, allora, si erano incontrati: lei aveva fissato incuriosita i suoi occhi
verdi. Lo aveva osservato, il tweed di buona qualit, il viso ben rasato e leggermente
arrossato dal freddo, le unghie curate. Gli aveva rivolto un sorriso allegro e quasi
noncurante, indicando la vestaglia che aveva sul braccio.
 per sua moglie? aveva chiesto. Lui aveva riconosciuto nella sua voce un
leggero accento del Kentucky, una caratteristica che in quella citt, dove il denaro era
di vecchia data, aveva il suo peso. Era arrivato soltanto da sei mesi, ma l'aveva gi
capito. Non si preoccupi, Jean, aveva detto lei, rivolta alla commessa, lo lasci
passare per primo, si sentir a disagio in mezzo a tutti questi pizzi.
 per mia sorella, aveva risposto, con il disperato bisogno di cancellare la brutta
impressione che temeva di aver dato. Gli era capitato spesso, dopo il suo arrivo l, di
comportarsi in modo sfrontato o troppo franco, rischiando di sembrare offensivo. La
vestaglia gli era scivolata a terra e si era chinato a raccoglierla: quando si era rialzato,
gli si erano colorite le guance. Lei aveva appoggiato i guanti sul ripiano di vetro, le
mani nude piegate l accanto. Vederlo in imbarazzo forse l'aveva intenerita, perch
quando l'aveva guardata di nuovo aveva letto una gentilezza particolare nei suoi
occhi.
Aveva tentato di dire ancora qualche cosa: Mi dispiace, mi comporto come se non
mi rendessi conto di quello che sto facendo. Ho fretta. Sono un medico. Non vorrei
arrivare tardi in ospedale.
Lei gli aveva sorriso ancora, ma in un modo diverso, pi serio.
Capisco, aveva risposto, e si era rivolta di nuovo alla commessa. Jean, lo faccia
passare per primo, davvero.
Aveva accettato di rivederlo e aveva scritto su un foglietto il proprio nome e
l'indirizzo, con la calligrafia arrotondata che le aveva insegnato la maestra di terza
elementare, una ex suora che le aveva inculcato il concetto del dovere della
calligrafia. Ogni lettera, aveva spiegato la maestra, ha una sua forma, unica al mondo,
ed  responsabilit di chi scrive la perfezione di quella forma. Quando era una
bambina di otto anni, pallida e magra, aveva eseguito quegli esercizi di corsivo per
ore e ore, da sola nella sua stanza, stringendo la penna tra le dita piccole, fino a
quando la calligrafia non aveva acquistato una scioltezza raffinata. In seguito,
ascoltando il suo racconto, lui aveva immaginato la testa china alla luce della
lampada, le dita riunite laboriosamente intorno alla penna e si era stupito di tanta
tenacia. Ma quel giorno non sapeva ancora niente di tutto questo. Quel giorno, mentre
passava da una stanza all'altra dei malati, teneva il foglietto di carta nella tasca del
camice bianco e ricordava quelle lettere legate con tanta fluida naturalezza fino a
formare il nome. Le aveva telefonato la sera stessa, invitandola a cena per l'indomani.
Tre mesi dopo erano sposati.
Ora, negli ultimi mesi di gravidanza, la pesante vestaglia color corallo le andava
perfettamente. L'aveva trovata ancora impacchettata e gliel'aveva mostrata. Ma tua
sorella  morta tanto tempo fa, aveva esclamato lei, stupita di non averci pensato
prima: per un istante, lui si era irrigidito, sfoderando un sorriso stentato. La bugia di
un anno prima aveva attraversato la stanza come il cupo volo di un uccello da preda.
Si era stretto timidamente nelle spalle. Qualcosa dovevo pur dire, aveva risposto, e
cos ho trovato il modo di sapere il tuo nome. Lei lo aveva abbracciato.
La neve cadeva. Per qualche ora lessero e chiacchierarono. Ogni tanto lei gli
prendeva la mano e se la posava in grembo per fargli sentire che il bambino si
muoveva. Ogni tanto lui si alzava ad alimentare il fuoco, e guardava fuori dalla
finestra le strade soffici e silenziose.
Alle undici lei and a letto. Lui rimase a pianterreno, a leggere l'ultimo articolo
della rivista Chirurgia delle ossa e delle giunture. Era un medico molto noto per
l'accuratezza delle sue diagnosi e l'efficacia delle terapie che prescriveva. Sebbene
fosse stato il migliore del suo corso di laurea era ancora tanto poco sicuro delle
proprie nozioni da dedicare allo studio tutto il tempo libero. Viveva quella voglia di
apprendere come una sorta di aberrazione, perch era nato in una famiglia dove,
giorno dopo giorno, ci si arrabattava per tirare avanti e lo studio era considerato un
lusso. Erano poveri, se avevano bisogno del medico andavano, quando ci andavano,
alla sede distaccata dell'ospedale di Morgantown, lontana settantacinque chilometri.
Aveva un ricordo ancora vivido di quei rari viaggi su un traballante camioncino a
noleggio, che lasciava una scia di polvere sulla strada ballerina, come la chiamava
sua sorella, seduta in cabina in mezzo ai genitori. A Morgantown le stanze erano
poco luminose, dipinte di un verde fangoso, i medici avevano sempre fretta, erano
bruschi nel parlare, distratti.
Ancora, tanti anni dopo, c'erano momenti in cui aveva la percezione dei loro
sguardi fissi nel vuoto. Non voleva essere cos. La scelta della specializzazione era
venuta di riflesso. Le occasionali sfide della medicina generica e la delicata, rischiosa
idraulica del cuore non facevano per lui. Lui maneggiava arti rotti, scolpiva
ingessature, studiava radiografie, osservava il lento, miracoloso ricomporsi delle
fratture. Gli piaceva l'idea che le ossa fossero cos solide da sopravvivere anche al
bianco calore della cremazione. Le ossa resistevano al tempo: gli era facile affidarsi a
qualcosa di tanto concreto e sicuro.
Rest alzato a leggere oltre la mezzanotte, finch le parole non emersero prive di
significato sulla pagina: allora abbandon la rivista sul tavolino e and a sistemare il
fuoco. Ridusse a brace i ceppi anneriti, frastagliati dalla fiamma, apr completamente
la valvola di tiraggio e chiuse il parafuoco di ottone. Quando spense le luci, qualche
scintilla brill attraverso gli strati di cenere.
Le scale scricchiolarono sotto i suoi passi. Si ferm davanti alla porta della camera
del bambino, guard nell'ombra il profilo della culla, del fasciatoio, gli animali di
pezza disposti sugli scaffali. Le pareti erano verde acqua. Su quella di fondo era
appesa una coperta patchwork con le storie di Mamma Oca. Sua moglie l'aveva
cucita a punti piccolissimi, aveva disfatto e rifatto interi riquadri solo perch si era
accorta di piccole imperfezioni. Alla base del soffitto c'era una bordura di orsetti e
anche quella l'aveva cucita lei.
Obbedendo a un istinto, entr nella stanza e si ferm davanti alla finestra: scost la
tenda leggera per guardare la neve, alta quasi trenta centimetri. Non erano frequenti
quelle tempeste di neve a Lexington e il costante cadere dei fiocchi bianchi gli diede
una sensazione di serenit. Fu un momento in cui i frammenti pi disparati della sua
vita parvero intessersi tra loro, come se quegli strati bianchi e morbidi potessero
sopire ogni tristezza passata, ogni delusione, ogni angoscioso segreto, ogni
incertezza. L'indomani lo aspettava il silenzio di un mondo impalpabile. Poi, i
bambini delle case vicine sarebbero usciti a interrompere la quiete con le piste nella
neve, le grida, la gioia. Si ricord dei giorni dell'infanzia, in montagna, quando
andava nei boschi e la sua voce sembrava attenuata dalla pesantezza della neve che
piegava i rami e si accumulava lungo i sentieri. Il mondo, per qualche breve ora, si
trasformava.
Rimase a lungo vicino alla finestra, finch non sent che lei si stava muovendo. La
trov seduta sul bordo del letto, la testa china, le mani aggrappate al materasso.
Forse sono le doglie, gli disse, e alz gli occhi. Aveva i capelli sciolti, una
ciocca le sfiorava le labbra. La ricacci dietro l'orecchio. Mentre lui le si sedeva
vicino, scosse la testa. Non so, mi sento strana.  come una morsa che va e viene.
L'aiut a distendersi sul fianco e le massaggi la schiena.  probabile che sia un
falso allarme, la rassicur. Saresti in anticipo di tre settimane e il primo figlio, di
solito, nasce in ritardo.
Era vero, lui lo sapeva, credeva a quello che stava dicendo, ne era cos sicuro che,
dopo un po', si lasci prendere dal sonno. Si svegli perch lei, in piedi vicino al
letto, lo scuoteva per una spalla.
Ho calcolato il tempo. Cinque minuti tra una fitta e l'altra. Ma sono dolori forti e
ho paura.
Lui sent dentro di s l'inquietudine, e la paura cominci a dilagare come la
schiuma del mare sotto la spinta di un'onda. Ma era allenato a mantenere la calma nei
momenti di emergenza, sapeva controllare le emozioni. Camminarono insieme
lentamente, avanti e indietro per il corridoio. A ogni contrazione lei gli stringeva la
mano, cos forte che pi di una volta lui ebbe l'impulso di ritrarre la sua. Le
contrazioni arrivavano a intervalli di cinque minuti, poi di quattro. Lui prese la
valigia dall'armadio: era stordito. Quell'avvenimento, per quanto atteso, si era
verificato prima del previsto. Si muoveva rapidamente, eppure gli sembrava che il
mondo avesse rallentato il suo ritmo attorno a loro.
Quando le prese un braccio per sorreggerla ebbe la sensazione assurda che si
trovassero sospesi nella stanza e vedessero tutto dall'alto, ogni sfumatura e ogni
particolare: il tremito che le dava una contrazione, le proprie dita protettive che la
sorreggevano per il gomito, la neve, di l dai vetri, che continuava a cadere.
L'aiut a infilarsi il soprabito di lana verde, che ora restava sbottonato. Trov
anche i guanti di pelle che portava quando l'aveva incontrata la prima volta.
Sembrava importante che i particolari fossero giusti. Aspettarono un momento sotto il
portico, stupiti nel vedere che tutto era coperto dalla neve.
Resta qui, disse. Scese i gradini e si apr un piccolo sentiero attraverso i mucchi
di neve. Le portiere della loro vecchia automobile erano bloccate dal ghiaccio e ci
mise qualche minuto ad aprirne una. Si infil sul sedile posteriore a cercare il
raschietto da ghiaccio e lo spazzettino di saggina. Quando ne riemerse, sua moglie
aveva la fronte appoggiata contro una colonna del portico e le braccia ripiegate. Cap
subito che il bambino sarebbe arrivato presto, forse quella stessa notte. Impieg tutte
le proprie energie a liberare l'automobile: si scaldava sotto le ascelle le mani nude,
prima l'una poi l'altra, per non smettere neanche un istante di togliere dai finestrini,
dal cofano, dal parabrezza la neve, che a poco a poco spariva nel morbido mare dove
affondava le caviglie.
Non avevo capito che stavi cos male, disse, quando fu sotto il portico. Le mise
un braccio intorno alle spalle e l'aiut a scendere i gradini.
Posso camminare da sola, insistette lei, il momento brutto  solo quando arriva
il dolore.
Lo so, le rispose, ma continu a sorreggerla.
Quando arrivarono all'automobile lei gli pos una mano sul braccio e fece un gesto
verso la casa, velata dalla neve e lucente come una lanterna nel buio della strada.
Quando torneremo, ci sar il bambino con noi, disse lei. Il nostro mondo non
sar pi lo stesso.
I tergicristallo erano ghiacciati, David imbocc la strada. Guidava adagio e
pensava a com'era irreale Lexington, con gli alberi e i cespugli carichi di neve. Sulla
strada principale le ruote trovarono il ghiaccio, l'automobile slitt per un breve tratto,
attravers l'incrocio, e and a finire contro un mucchio di neve.
Va tutto bene, cerc di tranquillizzarla lui, sentendosi scoppiare la testa. Sotto le
sue mani il volante era duro e freddo come una pietra, ogni tanto strofinava il
parabrezza con il dorso della mano e si chinava a guardare attraverso lo spazio libero.
Per fortuna non c'erano altre automobili. Prima di uscire ho telefonato a Bentley,
disse. Era un suo collega, un ostetrico, con cui condivideva lo studio medico. L'ho
avvertito che stiamo andando allo studio.  meglio,  pi vicino.
Lei rest zitta per un momento, con la mano aggrappata al cruscotto: la contrazione
la faceva respirare a fatica. Purch il mio bambino non nasca in questa vecchia
automobile, riusc a dire infine, cercando di scherzare, sai che non mi  mai
piaciuta.
Lui sorrise, ma sapeva che quella non era una paura immaginaria e la condivideva.
Procedeva con metodo, con decisione: anche in quelle condizioni di emergenza
non poteva cambiare la propria natura. Si fermava a ogni semaforo, segnalava le
curve nelle strade deserte. Non ricordava di essere mai stato nervoso come quella
notte. Peggio di quando aveva dato il primo esame di anatomia, davanti al cadavere
di un ragazzo, spellato, aperto, messo l a rivelare i propri segreti. Peggio di quando si
era sposato, e la famiglia della sposa riempiva una navata della chiesa e nell'altra
c'era solo qualche suo collega. I suoi genitori erano morti. Anche sua sorella.
Nel parcheggio dello studio medico c'era solo una Fairlane blu, pi pratica e pi
nuova della sua. Era l'automobile dell'infermiera. Aveva telefonato anche a lei. Si
ferm davanti all'ingresso e aiut sua moglie a scendere. Ormai erano arrivati allo
studio sani e salvi.
L'infermiera and loro incontro. Nel momento stesso in cui la vide, cap che c'era
qualcosa che non andava. Due grandi occhi azzurri brillavano su un viso pallido che
poteva dimostrare quarant'anni o venticinque. Quando era contrariata, sulla fronte le
si formava una sottile ruga verticale. Ora, mentre dava la notizia, quella ruga c'era:
L'automobile di Bentley ha fatto un testa-coda sulla strada di campagna dove abita.
Per fortuna il dottore  illeso, ma....
Mi sta dicendo che il dottor Bentley non verr? chiese la moglie.
L'infermiera fece un cenno di conferma con il capo. Era alta e cos magra e
spigolosa da far pensare che in qualsiasi momento le ossa potessero bucarle la pelle.
Gli occhi erano seri e intelligenti. Da mesi, tra accenni e scherzi, qualcuno aveva
insinuato che fosse innamorata di lui, ma erano solo oziosi pettegolezzi da ufficio,
aveva detto a s stesso, fastidiosi ma normali quando un uomo e una donna sola
lavorano gomito a gomito tutti i giorni. Poi, una sera, si era addormentato alla
scrivania. Aveva sognato la casa della sua infanzia, sua madre che preparava i vasi di
conserva di frutta e li appoggiava sulla tovaglia di tela cerata della cucina, sotto la
finestra. Sua sorella aveva cinque anni e teneva in mano una bambola. Un'immagine
fugace, forse un ricordo, ma gli aveva comunicato un indefinibile istante di
malinconia. La casa era ancora sua, ma adesso era vuota; quando sua sorella era
morta, i suoi genitori se n'erano andati. Ora le stanze che sua madre aveva strofinato
fino a portarle allo splendore erano abbandonate, piene di fruscii di scoiattoli e topi.
Gli si erano riempiti gli occhi di lacrime, e quando aveva alzato la testa dalla
scrivania, l'infermiera era sulla soglia, con il viso addolcito dall'emozione. Era bella
in quel momento, aveva un sorriso lieve, era diversa dalla donna efficiente che ogni
giorno, riservata e competente, lavorava al suo fianco. Si erano guardati e il medico
aveva avuto la sensazione di una comprensione profonda. Per un istante, niente si era
interposto tra di loro; il legame era stato cos totale che lui era rimasto paralizzato,
immobile. Poi lei, con il viso coperto da un rossore intenso, aveva distolto lo sguardo.
Aveva raddrizzato le spalle, aveva detto che sarebbe dovuta andare a casa gi da due
ore ed era uscita rapidamente. Per molti giorni non lo aveva guardato negli occhi.
Da allora, quando gli altri facevano qualche insinuazione bonaria, lui li
interrompeva dicendo:  un'infermiera bravissima e con un gesto della mano
impediva che il discorso proseguisse, in omaggio a quel momento di unione che
avevano vissuto insieme. La migliore che abbia mai avuto. Era vero, e ora, quella
sera, era molto contento che fosse l.
Andiamo al pronto soccorso? chiese l'infermiera. Ce la facciamo?
Il medico scosse la testa. Le contrazioni si succedevano ormai a intervalli di pochi
minuti.
Questo bambino non aspetter, disse rivolto alla moglie. La neve cominciava a
sciogliersi tra i suoi capelli e scintillava come una tiara di diamanti. Ormai sta per
arrivare.
Va bene, rispose lei, con la voce pi ferma, adesso, pi sicura. Sar una bella
storia da raccontargli, o raccontarle, quando sar grande.
L'infermiera sorrise, la ruga sulla fronte c'era ancora. Andiamo, allora, disse,
l'accompagno e le do qualcosa che l'aiuti a sopportare il dolore.
Lui prese un camice dal suo studio e quando entr nella stanza dove il dottor
Bentley visitava le pazienti, sua moglie era distesa sul lettino ostetrico, con le gambe
nelle staffe laterali. La stanza, dipinta di azzurro chiaro, era piena di oggetti cromati o
smaltati di bianco e di sottili strumenti d'acciaio. Il medico and al lavabo e si lav le
mani. Si sentiva pronto, vigile, consapevole dei minimi particolari e, nel compiere
quel rito professionale, si rese conto che la tensione per l'assenza di Bentley
cominciava ad allentarsi. Chiuse gli occhi per un momento e si concentr sul proprio
compito.
Tutto procede normalmente, disse l'infermiera, voltandosi verso di lui. La
dilatazione dovrebbe essere di dieci centimetri, vuole controllare?
Lui sedette sullo sgabello di fronte al lettino e allung una mano nella calda,
morbida cavit del corpo di sua moglie. Attraverso il sacco amniotico ancora intatto,
sent la testa del bambino liscia e dura come una palla da baseball. Suo figlio. Il
padre, pens, avrebbe dovuto passeggiare su e gi nella sala d'aspetto. Nella stanza
c'era una sola finestra, le tende erano chiuse e, mentre ritirava la mano da quel calore,
si scopr a chiedersi se stesse ancora nevicando.
Phoebe, disse sua moglie. Non le vedeva il viso, ma la voce era ferma. Per mesi
avevano discusso sulla scelta dei nomi e non avevano preso nessuna decisione. Se 
una bambina, Phoebe. Se  un maschio Paul, come il mio prozio. Non te l'avevo
detto? chiese lei. Volevo dirtelo. Ho deciso.
Due bei nomi, osserv l'infermiera, tranquilla e gentile.
Phoebe e Paul, ripet il dottore, ma era concentrato sulla dilatazione. Fece un
cenno all'infermiera che prepar l'anestetico. All'epoca del suo internato, le donne
venivano addormentate durante tutto il travaglio, ma i tempi erano cambiati, si era
ormai nel 1964, e lui sapeva che Bentley seguiva un criterio scrupolosamente
selettivo nell'uso dell'anestetico. Era meglio tenere sveglia la madre per favorire le
spinte e poi addormentarla al momento delle contrazioni pi dolorose e della nascita.
Sua moglie inarc il corpo e grid, il bambino si spost nel canale del parto e il sacco
amniotico si ruppe.
Ora, disse il medico, e l'infermiera applic la mascherina sul viso di sua moglie.
Lui la sent a poco a poco allentare le braccia, aprire le mani che aveva tenuto strette,
mentre il suo corpo veniva percorso dalle contrazioni.
Si sta svolgendo tutto rapidamente, anche se si tratta di un primo figlio, osserv
l'infermiera.
S, finora mi pare che vada tutto bene.
Passarono cos una mezz'ora. Ogni tanto sua moglie si svegliava, si lamentava e
spingeva: quando lui aveva l'impressione che non ce la facesse pi, bastava un cenno
all'infermiera che le dava dell'altro anestetico. Fuori la neve continuava a cadere, si
accumulava lungo i muri delle case, riempiva le strade. Il medico era seduto su una
sedia di acciaio, concentrato solo sull'essenzialit di quanto stava avvenendo. Aveva
fatto nascere cinque bambini durante gli anni di praticantato, tutto era andato bene e
ora continuava a pensarci e a cercare di ricordare quali particolari si fossero rivelati
utili durante l'assistenza. Intanto sua moglie, distesa con le gambe nelle staffe e la
pancia cos grande da nascondere il viso, diventava a poco a poco come una
partoriente qualsiasi. Non gli venne in mente di farle una carezza rassicurante. Era
l'infermiera a tenerle la mano durante le spinte. Per il medico, attento a come
procedeva il parto, lei doveva essere una paziente come tutte le altre: era necessario,
pi del solito, mantenere l'emotivit sotto controllo. Mentre il tempo passava, riprov
la strana impressione che aveva avuto a casa, in camera da letto. Cominci a sentirsi
estraniato dal luogo dove stava avvenendo la nascita, come se osservasse tutto da
lontano. Si vide praticare impeccabilmente l'incisione per la episiotomia. "Un lavoro
ben fatto", pens, mentre il sangue sgorgava su un telo di lino pulito, senza
permettersi di ricordare quante volte aveva appassionatamente toccato quella parte
del corpo di sua moglie.
Si intravide la testa del bambino che, dopo altre tre spinte, emerse del tutto. Il
corpo scivol fuori nelle mani che lo attendevano e il neonato grid forte, mentre la
sua pelle livida diventava rosea.
Era un maschio, la faccia arrossata, i capelli neri, gli occhi vigili, insospettiti dalle
luci e dallo schiaffo fresco dell'aria. Il medico leg il cordone ombelicale e lo tagli.
"Mio figlio." Si concesse questo pensiero. "Mio figlio."
 bello, disse l'infermiera. Aspett che lui esaminasse il neonato, il battito del
cuore, rapido e regolare, le mani dalle dita lunghe, i capelli folti, poi lo port
nell'altra stanza per lavarlo e mettergli le gocce di nitrato d'argento negli occhi. Le
grida risuonarono nell'aria e sua moglie si mosse. Il medico rest fermo, le tenne una
mano su un ginocchio in attesa del secondamento. "Mio figlio", pens di nuovo.
Dov' il bambino? chiese sua moglie, mentre apriva gli occhi e si scostava i
capelli dal viso sudato.  andato tutto bene?
 un maschio, le rispose con un sorriso. Abbiamo un figlio. Lo vedrai dopo il
bagno.  perfetto.
La faccia di sua moglie, rilassata dal sollievo e dalla stanchezza, all'improvviso
s'irrigid: c'era stata un'altra contrazione. Lui, pensando al secondamento, torn a
sedersi sullo sgabello tra le sue gambe sollevate e premette leggermente una mano sul
suo addome. Lei emise un urlo e, in quello stesso momento, lui cap che cosa stava
succedendo. Trasal.
Va bene, disse, va tutto bene. Infermiera! chiam, mentre arrivava un'altra
contrazione.
Il bambino ha nove nella scala di Apgar, annunci l'infermiera.  un ottimo
punteggio.
Infermiera, insistette il medico, ho bisogno di lei, subito!
La donna rimase per un attimo confusa, poi mise due cuscini sul pavimento, vi
depose il neonato e si avvicin al medico.
Serve dell'altro anestetico. Lei parve sorpresa, ma subito fece segno di aver
capito e obbed. Il medico torn a stringere il ginocchio di sua moglie e sent la
tensione muscolare allentarsi sotto l'azione dell'anestetico.
Gemelli? chiese l'infermiera.
Il medico annu. Era sconvolto. "Calma", disse a s stesso, mentre appariva la
seconda testolina, "sei in una sala parto qualsiasi." Abbass lo sguardo sulle proprie
mani che lavoravano con metodo e precisione. " un parto come tanti altri."
Il secondo neonato era pi piccolo e nacque facilmente. Scivol fuori cos in fretta
che, quasi temendo che potesse cadere, il medico si sporse in avanti per fermarlo. 
una bambina, disse, e la tenne tra le braccia come un pallone da calcio, a faccia in
gi, battendole la mano sulla schiena, finch non la sent piangere. Poi la volt per
guardarla.
Una cremosa patina bianca avvolgeva la pelle delicata, il corpo viscido era coperto
dal liquido amniotico con tracce di sangue. Indifferente all'azzurro degli occhi e al
nero dei capelli, osservava quei tratti inconfondibili: il taglio degli occhi obliquo
come di chi sta ridendo; la piccola ripiegatura semilunare, l'epicanto, all'angolo
interno degli occhi; il naso schiacciato. Un esempio classico, aveva detto anni prima
il suo professore, quando avevano esaminato un neonato uguale a quello che ora
aveva tra le braccia. Mongoloide. Sapete che cosa significai E il medico,
scrupolosamente, aveva elencato i sintomi: ipotonia muscolare, limitate capacit di
apprendimento, possibili complicazioni cardiache, morte precoce. Il professore aveva
appoggiato lo stetoscopio sul petto nudo e liscio del bambino. Povero piccolo. Non si
pu far niente per lui, solo tenerlo pulito. Per risparmiarsi tanti dispiaceri non ci
sarebbe altro che metterlo in un istituto.
Il medico si sent trasportare indietro nel tempo. Sua sorella era nata con una
imperfezione cardiaca ed era cresciuta faticosamente, con il respiro che andava e
veniva. Per molti anni, fino a quando non erano andati per la prima volta a
Morgantown, non avevano capito di che cosa si trattasse. Poi era stata fatta una
diagnosi, ma era infausta. Sua madre le aveva dedicato tutta l'attenzione possibile,
ma a dodici anni la bambina era morta. Lui, allora, abitava in citt e frequentava la
scuola superiore, gi deciso a seguire gli studi di medicina, a Pittsburgh. Ma
ricordava l'abisso di dolore di sua madre, le sue visite assidue alla tomba in cima alla
collina.
L'infermiera, in piedi accanto a lui, guard la bambina.
Mi dispiace, dottore, disse.
Lui teneva la neonata in braccio, dimntico di quello che avrebbe dovuto fare. Le
manine erano perfette. Ma lo spazio tra gli alluci e le altre dita sembrava un dente
mancante e, quando le guard gli occhi pi attentamente, vide nelle iridi le macchie
di Brushfield, piccole e staccate l'una dall'altra come puntolini di neve. Immagin il
suo cuore, delle dimensioni di una prugna e probabilmente imperfetto, pens alla
camera preparata a casa cos accuratamente, con gli animali di pezza e una sola culla.
Si ricord che sua moglie si era fermata sul marciapiedi davanti alla loro casa
luccicante di neve e aveva detto: Il nostro mondo non sar pi lo stesso.
La mano della bambina sfior la sua e lui si riscosse. Meccanicamente comp le
azioni abituali. Tagli il cordone ombelicale, controll il cuore e i polmoni. Intanto
pensava alla neve, all'automobile argentata slittata in un fosso, al silenzio profondo
che lo circondava. Pi tardi, nel rammentare quella notte, e l'avrebbe fatto spesso nei
mesi e negli anni a venire, erano il silenzio della stanza e la neve che cadeva
ininterrottamente a tornargli in mente.
Bene, la lavi, per piacere, disse, e trasfer la neonata nelle braccia
dell'infermiera. La tenga nell'altra stanza. Non voglio che mia moglie lo sappia.
Non subito.
L'infermiera annu e si allontan. Poco dopo ricomparve e mise l'altro bambino
nella culla di tela che avevano portato da casa. Il medico adesso era impegnato con le
placente che, uscite senza difficolt, erano scure e pesanti, ciascuna delle dimensioni
di un piattino. Gemelli biovulari, un maschio e una femmina, uno visibilmente
perfetto, l'altra segnata dalla presenza di un cromosoma in pi in ogni cellula del suo
corpo. Quale sarebbe stato il peso della differenza? Suo figlio, nella culla portatile,
ogni tanto agitava le mani con movimenti rapidi, fluidi, come se fosse ancora nel
grembo materno. Il medico iniett altro sedativo a sua moglie, poi si chin a ricucire
l'episiotomia. Era quasi l'alba, dalla finestra entrava una debole luce. Guard
muoversi le proprie mani e pens a com'erano belli quei punti di sutura, piccoli e
regolari come quelli della copertina che lei aveva ricamato.
Finito il suo lavoro, il medico trov l'infermiera seduta su una sedia a dondolo
nella sala d'aspetto. Aveva la bambina tra le braccia e la cullava. Alz gli occhi,
senza parlare, e lui si ricord della notte in cui lo aveva sorpreso a dormire.
C' un posto, le disse mentre scriveva sul retro di una busta un nome e un
indirizzo. Vorrei che la portasse l. Quando far giorno, naturalmente. Preparer un
certificato di nascita e telefoner per avvertire del suo arrivo.
Ma sua moglie..., ribatt l'infermiera e lui avvert la sorpresa e la
disapprovazione nella sua voce.
Pens a sua sorella, pallida e magra, a quando le mancava il respiro e a sua madre
che voltava il viso verso la finestra per nascondere le lacrime.
Non vede? disse. Questa povera bambina avr quasi certamente una
malformazione cardiaca. Una malformazione mortale. Sto cercando di risparmiare
alla mia famiglia questo terribile dolore.
L'infermiera lo guardava: la sua espressione era sorpresa e impenetrabile. Il
medico parlava con convinzione. Credeva alle proprie parole. Non gli venne
nemmeno in mente che lei avrebbe potuto rifiutarsi di fare una cosa simile. Non
immaginava, come gli sarebbe successo pi tardi quella notte e tante altre notti in
futuro, in che modo stava mettendo tutto in pericolo. Invece, la lentezza
dell'infermiera nel rispondergli lo rese impaziente e a un tratto si sent molto stanco;
lo studio che conosceva cos bene gli parve un luogo estraneo. L'infermiera lo fissava
con occhi muti. Lui la guard a sua volta, con fermezza, e alla fine lei fece un cenno
di assenso con la testa, cos lieve da essere quasi impercettibile.
La neve, mormor l'infermiera, abbassando gli occhi.
...
Ma a met mattina la tempesta era quasi passata e in lontananza il rumore degli
spazzaneve strideva nell'aria calma. Dalla finestra del piano di sopra lui guard
l'infermiera liberare l'automobile blu dalla neve e allontanarsi in quella distesa
bianca. Sul sedile posteriore, la bambina dormiva, nascosta in uno scatolone foderato
di coperte. Vide l'automobile svoltare a sinistra e sparire. Allora torn indietro e si
mise a sedere.
Sua moglie dormiva, i capelli biondi sparsi sul cuscino. Ogni tanto anche lui si
addormentava. Poi si svegliava, fissava il parcheggio vuoto, il fumo che usciva dai
camini di l dalla strada e pensava alle parole che avrebbe detto. Avrebbe affermato
che non era colpa di nessuno, che la loro figlia era in buone mani, insieme ad altri
bambini come lei, assistita incessantemente. E che quella era la soluzione migliore
per tutti.
Nella tarda mattinata, quando non nevicava pi, il piccolo si mise a piangere
perch aveva fame e sua moglie si svegli.
Dov' il bambino? chiese, sollevandosi sul gomito e liberandosi il viso dai
capelli. Lui lo teneva in braccio, caldo e leggero: le sedette accanto e glielo diede.
Come stai, mio tesoro? le disse. Guarda com' bello nostro figlio. Sei stata
coraggiosa.
Lei baci il bambino sulla fronte, poi si slacci la camicia da notte e lo accost al
seno. Il bambino si attacc subito. Lui le prese la mano libera e si ricord di come lei
l'aveva tenuta stretta alla sua, affondandogli le ossa delle dita nella carne. Si ricord
dell'intensit con cui aveva desiderato proteggerla.
Va tutto bene? chiese lei. Amore, che cosa c'?
Abbiamo avuto due gemelli, le disse lentamente, pensando ai capelli neri, ai
piccoli corpi scivolosi che aveva tenuto tra le mani. Gli vennero le lacrime agli occhi.
Un bambino e una bambina.
Oh, una bambina! esclam lei, Phoebe e Paul. Ma dov' la bambina?
Lui pens che le sue dita erano fragili, come le ossa di un uccellino.
Amore, continu, ma gli si spezz la voce e non trov pi le parole che aveva
preparato con tanta attenzione. Chiuse gli occhi e quando riusc a parlare di nuovo, le
labbra pronunciarono parole diverse da quelle che aveva preparato.
Amore mio, soffro tanto. La nostra bambina  morta appena nata.
II
Caroline Gill attravers lo spazio del parcheggio, attenta a non scivolare. La neve
le arrivava ai polpacci, in qualche tratto addirittura alle ginocchia. Portava con s la
bambina. L'aveva messa, avvolta nelle coperte, dentro lo scatolone che era servito a
consegnare allo studio dei campioni di latte artificiale per neonati. Sul cartone erano
stampate facce di cherubini, i lembi erano sollevati per far passare un po' d'aria, ma
si richiudevano a ogni passo. C'era un silenzio ovattato, innaturale nel parcheggio
quasi vuoto. Il freddo le pungeva la faccia mentre apriva la portiera dell'automobile.
Istintivamente abbracci lo scatolone, come per proteggerlo e lo sistem ben fermo
sul sedile posteriore. Le copertine rosa ricaddero sull'imbottitura di vinile bianco. La
bambina dormiva di un tenace, prepotente sonno da neonato, il piccolo viso contratto,
gli occhi come due fessure. Non si sarebbe detto, pens Caroline. A meno di non
saperlo, non si sarebbe detto. Le aveva dato un otto nella scala di Apgar.
Le strade della citt erano state spalate male ed era difficile procedere.
L'automobile slittava e, per due volte, Caroline fu sul punto di tornare indietro.
L'interstatale, tuttavia, era pi sgombra e, quando la raggiunse, riusc a controllare
meglio l'automobile. Super la periferia industriale di Lexington ed entr nella zona
campestre dov'erano gli allevamenti di cavalli. Nel cielo basso passavano grosse
nuvole grigie. Accese la radio, cerc una stazione attraverso le interferenze, poi
spense. Il mondo le sfrecciava accanto, uguale a s stesso, ma profondamente
cambiato.
Dal momento in cui aveva abbassato la testa in un gesto di debole assenso davanti
alla inimmaginabile richiesta del dottor Henry, Caroline si era sentita come se stesse
precipitando al rallentatore, in attesa di toccare terra e scoprire dove si trovava. Non
riusciva a credere che lui le avesse detto di portare via la bambina senza dire niente a
sua moglie, ma l'avevano commossa il dolore e la confusione che aveva letto sul suo
viso mentre osservava la neonata e lo stordimento dei suoi movimenti. Presto si
sarebbe ripreso e avrebbe ragionato, si convinse. Era sconvolto e chi avrebbe potuto
biasimarlo? Aveva fatto nascere i suoi due gemelli durante una tempesta di neve e poi
aveva avuto quel dolore inatteso.
Acceler un poco l'andatura. Le immagini delle prime ore di quella mattina le
attraversavano la memoria come portate da una corrente: il dottor Henry che lavorava
con calma, i suoi gesti mirati e precisi. L'apparire di quel piccolo ciuffo nero tra le
cosce bianche di Norah, il suo ventre immenso, che le contrazioni facevano vibrare
come la superficie di un lago al soffiare del vento. Il tenue sibilo del gas anestetico e
il momento in cui il dottor Henry l'aveva chiamata, con la voce bassa ma alterata,
l'espressione cos dolente che lei aveva pensato che quel secondo bambino fosse nato
morto. Si era aspettata che volesse tentare di rianimarlo e, quando aveva visto che
non prendeva nessuna iniziativa, aveva creduto addirittura che la sua presenza fosse
necessaria per testimoniare, per poter dire pi tardi: S, il neonato era asfittico, il
dottor Henry ha provato, abbiamo provato entrambi, ma non c' stato niente da fare.
Ma poi la bambina aveva pianto e, sentendo quei primi vagiti, lei si era spostata
accanto al medico e aveva capito.
Ora continuava a guidare e cercava di ricacciare indietro i pensieri. La strada era
stretta, scavata in mezzo alla pietra calcarea, il cielo si restringeva a imbuto. Super
la cima della collinetta e cominci la lunga discesa verso il fiume. Dietro di lei,
dentro lo scatolone, la bambina continuava a dormire. Ogni tanto voltava la testa a
guardarla, rassicurata e nello stesso tempo preoccupata nel vedere che non si
muoveva. Si chiese se anche lei, subito dopo la nascita, avesse dormito cos
profondamente, ma i suoi genitori erano morti da molto tempo, non c'era nessuno che
se lo potesse ricordare. Sua madre aveva pi di quarant'anni quando era nata lei, suo
padre gi cinquantadue. A quel tempo avevano rinunciato all'idea di avere un figlio,
non avevano pi speranze, aspettative e nemmeno rimpianti. Ma poi era arrivata lei,
all'improvviso, un fiore sbocciato sulla neve.
L'avevano amata, certamente, ma di un amore ansioso, coscienzioso ed esclusivo,
che contemplava l'uso di impiastri caldi contro la tosse, di calze di lana e di olio di
ricino. Nelle afose, eterne giornate d'estate, quando si temevano le epidemie di
poliomielite, Caroline era costretta a stare in casa. Con il sudore che le bagnava le
tempie, allungata sul divano del corridoio, al piano di sopra, vicino alla finestra,
leggeva. Le mosche ronzavano dietro il vetro e si posavano sul davanzale. Fuori, il
paesaggio scintillava di luce e di calore, i bambini del vicinato, che avevano genitori
pi giovani e meno informati sui possibili rischi di malattie, giocavano tra gli alberi:
Caroline premeva la faccia e le mani contro la finestra e ascoltava, con una voglia
struggente di non restare in disparte. In giardino, sua madre, munita di guanti, un
grembiulone e un cappello di paglia, strappava le erbacce.
Stava attraversando il ponte, le ruote dell'automobile vibravano sull'asfalto, il
fiume Kentucky si snodava l sotto. Si volt di nuovo a guardare la bambina. Era
sicura che Norah Henry avrebbe voluto tenerla con s, anche se le sarebbe stato
difficile accudirla.
Pens che non toccava a lei giudicare.
Ma non torn indietro. Riprov ad accendere la radio, trov una stazione che
trasmetteva musica classica e continu a guidare.
A trenta chilometri da Louisville, consult le istruzioni scritte dal dottor Henry con
la sua calligrafia fitta e sottile, e usc dalla strada principale. L, vicino al fiume Ohio,
il ghiaccio faceva brillare i rami pi alti dei biancospini e degli olmi. Steccati bianchi
recingevano i prati coperti di neve dove si muovevano le sagome scure dei cavalli che
sbuffavano nuvole di fiato nell'aria. Caroline imbocc una strada ancora pi interna,
dove il terreno si estendeva senza confini di propriet. Presto, dopo aver percorso
circa un chilometro tra le colline, scorse la casa di mattoni rossi, costruita all'inizio
del secolo, cui erano state aggiunte due disarmoniche ali basse e moderne. A tratti
l'edificio spariva tra le curve e gli avvallamenti della strada di campagna, ma infine
se lo trov davanti.
Entr nel viale d'accesso, circolare. A vederla da vicino, la casa era in uno stato di
generale trascuratezza. Gli infissi erano scrostati e, al terzo piano, i vetri rotti di una
finestra erano tenuti fermi da assi di compensato. Caroline scese dall'automobile.
Aveva ai piedi un paio di scarpe basse con la suola consumata che aveva preso in
fretta dall'armadio quando era arrivata la telefonata la notte prima, perch non era
riuscita a trovare gli stivali. La ghiaia che affiorava tra la neve le pungeva i piedi
gelati. Si mise a tracolla la borsa con i pannolini, un biberon e la prima dose di latte
caldo dentro un termos, prese lo scatolone con la bambina ed entr. Ai lati
dell'ingresso c'erano delle vetrate a piombo che non venivano pulite da molto tempo.
Apr la porta interna, di vetro smerigliato, e si trov in un atrio rivestito di quercia
scura. Si sent avvolgere da un'aria calda, che sapeva di cucina, di carote, cipolle e
patate. Fece qualche passo avanti, incerta, ma non comparve nessuno. Attraverso un
pavimento di grandi tavole di legno, una passatoia logora portava sul retro della casa,
in una sala d'aspetto con alte finestre coperte da pesanti tendaggi. Caroline si sedette
sul bordo di un divano di velluto consunto, e aspett.
Faceva molto caldo. Si slacci il cappotto. Non si era tolta la divisa da infermiera
e, quando si pass una mano sui capelli, si accorse di indossare ancora la cuffia
bianca inamidata. Sfil lo spillone che teneva a posto la cuffia, la pieg con cura e
chiuse gli occhi. Poco lontano, qualcuno muoveva delle posate e canticchiava a bassa
voce. Dal piano di sopra veniva un'eco di passi. Nel dormiveglia, le parve che sua
madre stesse preparando il pranzo di un giorno di festa mentre suo padre lavorava nel
laboratorio di falegnameria del pianterreno. Si era sentita sola nell'infanzia, qualche
volta aveva provato addirittura un senso di esclusione, ma le erano rimasti quei
ricordi: la familiarit di una coperta speciale da tenersi vicino, un tappeto con le rose
dove posare i piedi, un intrecciarsi di voci che apparteneva a lei soltanto.
Un campanello, da lontano, suon due volte. Ho bisogno di lei, subito, aveva detto
il dottor Henry, con quella inquietudine e quella impazienza nella voce. E Caroline
aveva inventato un lettino fatto di due cuscini per il bambino gi nato, ed era corsa a
tenere la mascherina con l'anestetico mentre la bambina varcava la soglia del mondo.
In quel momento una forza si era messa in moto. E nessuno la poteva pi fermare.
Anche mentre era seduta sul divano, nell'immobilit di quel luogo, Caroline era
turbata dalla sensazione che niente sarebbe rimasto com'era. Era questo?, ripeteva il
ritornello che aveva nella mente. Era venuto il momento, dopo tutti quegli anni?
Caroline Gill di anni ne aveva trentuno e da molto tempo aspettava che la sua vera
vita avesse inizio. Non si poneva la questione esattamente in questi termini ma, fin da
piccola, aveva sempre saputo che la sua non sarebbe stata una vita qualsiasi. Sarebbe
venuto un momento, e non dubitava di saperlo riconoscere, in cui tutto sarebbe
cambiato. Aveva sognato di diventare una grande pianista, ma le luci del
palcoscenico della scuola superiore avevano uno splendore che la irrigidiva. Poi, a
vent'anni, quando le sue amiche del corso per infermiere cominciavano a sposarsi e
ad avere una famiglia, anche lei aveva incontrato alcuni ragazzi che le piacevano, uno
pi degli altri, con i capelli scuri, il colorito chiaro e un sorriso sincero. Aveva
immaginato che avrebbe trasformato la sua vita. Ma non era andata cos. Con il
passare degli anni, si era a poco a poco dedicata al lavoro, tranquillamente, senza
disperare. Aveva fiducia in s stessa e nelle proprie capacit. Leggeva molto, aveva
cominciato con i romanzi di Pearl Buck e poi aveva cercato tutto quello che
riguardava la Cina, la Birmania e il Laos. Qualche volta il libro le sfuggiva dalle
mani: allora lasciava errare lo sguardo dalla finestra del suo modesto appartamento ai
margini della citt. Fantasticava di trascorrere un'esistenza diversa, esotica e difficile,
ma appagante. Avrebbe lavorato in un piccolo ospedale nascosto nella lussureggiante
vegetazione della giungla, forse vicino al mare. Pareti bianche, lucenti come perle.
Fuori, i malati avrebbero aspettato il loro turno, seduti sotto i palmizi. Lei li avrebbe
curati tutti, li avrebbe guariti. Avrebbe trasformato la loro vita e la propria.
Trascinata da questa fantasia aveva presentato, con grande fervore ed entusiasmo,
la domanda per diventare infermiera missionaria. Durante un fine settimana, in un
tardo pomeriggio luminoso, aveva preso l'autobus ed era andata a St. Louis per un
colloquio. Il suo nome era stato messo in lista d'attesa per la Corea, ma il tempo era
passato, la missione era stata rinviata, poi eliminata del tutto. Allora si era iscritta in
un altro elenco, questa volta per la Birmania.
Poi, mentre aspettava l'arrivo di una lettera di risposta e sognava ancora i tropici,
era arrivato il dottor Henry.
Una giornata come tutte le altre. Era autunno avanzato ormai, una stagione di
raffreddori, la stanza era affollata, piena di starnuti e colpi di tosse soffocati. Anche
lei aveva sentito una fastidiosa irritazione in gola mentre chiamava il paziente
successivo, un signore anziano con sintomi respiratori preoccupanti. Si chiamava
Rupert Dean. Seduto sulla poltrona di cuoio cercava di frenare una emorragia dal
naso; quando era cessata, si era alzato lentamente, ficcandosi in tasca il fazzoletto
macchiato di sangue rosso vivo. Si era seduto alla scrivania e aveva mostrato a
Caroline una fotografia in una cornicetta di cartone blu. Si trattava di un piccolo
ritratto in bianco e nero, delicatamente tinteggiato, di una donna che indossava un
golfino color pesca; i capelli erano appena ondulati e gli occhi di un azzurro intenso.
Era la moglie di Rupert Dean, Emelda, morta ormai da vent'anni.  stata l'amore
della mia vita, le aveva detto, a voce cos alta che gli altri pazienti in attesa avevano
alzato la testa.
Intanto la porta esterna dello studio medico si era aperta, facendo tintinnare il vetro
di quella interna.
 bella, aveva detto Caroline. Era commossa da tanto amore e tanto dolore e
pensava che lei non era mai stata amata cos: se fosse morta il giorno successivo
nessuno l'avrebbe rimpianta come Rupert Dean. Certo era sicura di essere anche lei,
Caroline Lorraine Gill, insostituibile e degna d'amore come la donna di quella
vecchia fotografia, eppure non era mai riuscita a dimostrarlo, non con l'arte
dell'amore e nemmeno con l'appassionata dedizione al suo lavoro.
Stava ancora cercando di dominare il proprio turbamento, quando si era aperta la
porta che dall'anticamera portava nella sala d'aspetto. Un uomo con un soprabito di
tweed marrone si era fermato per un momento sulla soglia. Teneva il cappello in
mano. Aveva i capelli castani, con una sfumatura rossastra, il viso magro,
l'espressione attenta. Non aveva niente di particolare, ma dalla sua persona traspariva
uno spirito calmo e vigile che lo rendeva diverso. Il cuore di Caroline aveva battuto
pi in fretta e lei aveva sentito un fremito sulla pelle, piacevole e irritante a un tempo,
come il tocco improvviso dell'ala di una falena. L'uomo l'aveva guardata e lei aveva
capito subito. Prima che attraversasse la stanza e venisse a stringerle la mano; prima
che aprisse la bocca per pronunciare il proprio nome, David Henry. Prima di qualsiasi
riflessione, era stata certa che fosse lui quello che aspettava.
Non era ancora sposato, allora. Non era fidanzato, non le risultava che avesse alcun
legame. Lo aveva ascoltato attentamente, sia quel giorno, mentre facevano il giro
dello studio medico, sia dopo, ai ricevimenti di benvenuto e alle riunioni con i
colleghi. Aveva intuito quello che gli altri, coinvolti nella conversazione, distratti
dall'accento inconsueto del nuovo arrivato e dalla spontaneit delle sue risate, non
erano riusciti a cogliere: a parte qualche riferimento al tempo passato a Pittsburgh,
confermato dal diploma e dal suo curriculum successivo, l'uomo non aveva
raccontato nulla di s. A poco a poco, nonostante la sua riservatezza, le era parso di
conoscere il dottor Henry meglio degli altri e questo la faceva sentire vicina a lui.
Quando le capitava di sentire qualche allusione scherzosa sulla sua infatuazione per il
nuovo medico, arrossiva, imbarazzata. Ma in cuor suo non le dispiaceva, perch le
chiacchiere sarebbero potute arrivare l dove la sua timidezza non avrebbe mai osato
spingersi.
Una sera tardi, dopo due mesi di tranquillo e silenzioso lavoro, lo aveva trovato
addormentato alla scrivania. Teneva la faccia appoggiata alle mani e respirava con il
ritmo leggero e regolare di chi sta dormendo. Era rimasta appoggiata allo stipite della
porta, con la testa inclinata, e in quel momento era stata travolta da sogni che aveva
coltivato per anni. Sarebbero andati via insieme, lei e il dottor Henry, in qualche
luogo remoto del mondo, dove lavorare tutto il giorno, mentre il caldo imperlava la
fronte di sudore e faceva scivolare gli strumenti tra le dita; la sera avrebbe suonato
per lui il pianoforte arrivato di l dal mare. Era cos immersa in questa fantasia che
quando il dottor Henry aveva aperto gli occhi gli aveva sorriso apertamente,
liberamente, come non aveva mai sorriso a nessuno.
La sua sorpresa era stata tanto evidente, da farle riprendere subito il controllo.
Aveva rialzato la testa, si era ravviata i capelli, aveva mormorato qualche parola di
scusa mentre il viso le si copriva di un profondo rossore. Era corsa via: si vergognava
ma in qualche modo era pi serena. Adesso il dottor Henry sapeva. Per qualche
giorno l'attesa di quello che sarebbe potuto succedere era stata cos grande che aveva
trovato difficile stargli accanto, nella stessa stanza. I giorni erano passati, ma non era
successo niente. Non era rimasta delusa: tranquilla, aveva cercato giustificazioni per
quell'attesa e aveva continuato serenamente ad aspettare.
Tre settimane dopo, sfogliando il giornale, aveva visto tra le notizie della cronaca
cittadina la fotografia del matrimonio: Norah Asher, ora sposa del dottor David
Henry, ripresa con la testa voltata verso di lui, il collo elegante, le palpebre
leggermente incurvate, come conchiglie...
Caroline si scosse dai propri ricordi. Si alz e si avvicin alle finestre. Le tende di
velluto sfioravano il pavimento, testimonianza di un tempo molto lontano quando la
casa era stata una elegante residenza privata. Caroline tocc l'orlo delle tendine a
vetro, sotto quelle di velluto: erano giallognole, rinsecchite, gonfie di polvere. Fuori
una decina di mucche frugava con il muso tra la neve in cerca di erba. Un uomo con
un giaccone rosso a quadri e un paio di guanti scuri attravers il sentierino verso la
stalla, con due secchi che gli dondolavano in mano.
Quella polvere, quella neve. Non era giusto, non era giusto che Norah Henry
dovesse avere tutto, una vita felice e senza turbamenti. Colpita da questo pensiero e
dalla intensit del proprio rancore, Caroline lasci ricadere la tendina, usc dalla
stanza e segu un'eco di voci.
Percorse un corridoio. L'aria era satura di odore di detersivo, di verdure lesse e
orina. Da fuori arrivava un rumore di carri; c'erano voci di richiamo, mormorii. Gir
dietro un angolo, poi dietro un altro ancora, scese un gradino e si trov in un'ala
dell'edificio pi moderna, con le pareti color turchese pallido. Il pavimento di
linoleum era staccato per larghi tratti. Pass davanti a qualche porta aperta e vide una
serie di immagini, come fotografie appese ad asciugare: un uomo senza et che
guardava dalla finestra, il viso immerso nell'ombra; due stanze vuote con le tele
cerate sui pavimenti e dei barattoli di vernice. In un angolo, una porta chiusa e infine
un'altra porta, aperta sull'ultima stanza, dove una donna giovane, con una sottoveste
di cotone bianco, stava seduta sul bordo del letto, le mani leggermente intrecciate in
grembo, la testa china. Un'infermiera era in piedi dietro di lei, con in mano un paio di
forbici scintillanti. I capelli ricadevano scuri sulle lenzuola bianche e lasciavano
scoperta una nuca aggraziata. Caroline si ferm sulla soglia.
Sent la propria voce che diceva: Ha freddo, mentre entrambe le donne alzavano
la testa a guardarla. La donna seduta sul letto aveva gli occhi grandi, luminosi e scuri.
I capelli, che erano stati lunghi, ora arrivavano al mento in ciuffi scomposti.
S, rispose l'infermiera, spazzandone qualcuno dalla spalla della donna. Ma era
un lavoro che andava fatto. Osserv, sospettosa, la divisa spiegazzata di Caroline, la
testa senza cuffia. Sei nuova?  la prima volta?
S,  la prima volta, rispose Caroline. Esatto.
Pi tardi avrebbe rivisto quel momento come una fotografia in bianco e nero e
sarebbe stata presa da una sensazione di vuoto e di struggimento. Dall'altro corridoio
arrivarono delle voci, si ricord della bambina, addormentata nello scatolone su quel
divano di velluto troppo imbottito, nella sala d'attesa. Torn indietro di corsa.
Tutto era come l'aveva lasciato. Lo scatolone con i suoi allegri cherubini rossi era
ancora sul divano, la bambina con le manine strette a pugno vicino al mento dormiva
profondamente. Phoebe, aveva detto Norah Henry poco prima dell'anestesia. Se 
una bambina, Phoebe.
Phoebe. Caroline scost delicatamente le coperte e la prese in braccio. Era
minuscola, pesava solo due chili e mezzo, era pi piccola di suo fratello. Controll il
pannolino: era umido, con le macchie bruno-verdastre del meconio. La cambi e
torn ad avvolgerla nelle coperte. Non si era svegliata e la tenne in braccio per un
momento. La pelle del viso sembrava trasparente. Anche nel sonno i suoi lineamenti
erano attraversati da espressioni diverse, come nuvole. La rimise nello scatolone, con
le coperte appena rimboccate; pens che forse in quel momento David Henry,
estenuato, era andato a sedersi alla scrivania, davanti a un panino e a una tazza di
caff mezzo freddo per poi riaprire lo studio dove il marted pomeriggio riceveva
gratuitamente i pazienti che non potevano pagare la visita. La sala d'aspetto era
sempre piena e spesso lui restava anche dopo la mezzanotte, quando Caroline andava
finalmente a casa, cos affaticata da non riuscire nemmeno a pensare. Aveva capito
perch lo amava, per la sua bont. Eppure l'aveva mandata l con la sua bambina, in
quella casa triste e squallida.
Sto cercando di risparmiare alla mia famiglia questo terribile dolore.
Sent dei passi che si avvicinavano e una donna con i capelli grigi e una divisa
bianca molto simile alla sua si ferm sulla porta. Era molto robusta, ma agile, una
persona efficiente. Pens che, in una circostanza diversa, le avrebbe fatto una buona
impressione.
Cerca qualcuno? chiese la donna.  da molto che aspetta?
S, da molto, rispose Caroline. Da molto.
La donna scosse la testa, amareggiata. Mi dispiace.  colpa della neve. Oggi
manca gran parte del personale. Nel Kentucky basta che ne cadano due centimetri e
lo stato chiude i battenti. Io sono cresciuta nello Iowa e non capisco tutta questa
esagerazione, ma sono solo io a pensarla cos. Mi dica di che cosa ha bisogno.
Lei  Sylvia? chiese Caroline, sforzandosi di ricordare il nome scritto in fondo al
foglio delle istruzioni che aveva lasciato in automobile. Sylvia Patterson?
La donna cominci a infastidirsi. No no, assolutamente. Io sono Janet Masters.
Sylvia non lavora pi qui.
Ah, fece Caroline e poi s'interruppe. Era chiaro che quella donna non aveva
parlato con il dottor Henry e quindi non sapeva chi fosse lei. Abbass il braccio per
cercare di nascondere il pannolino che aveva appena tolto alla bambina.
Janet Masters si piant le mani sui fianchi e strinse gli occhi, minacciosa. Lei 
della ditta del latte artificiale? chiese, accennando con la testa allo scatolone
appoggiato sul divano con i cherubini rossi che sorridevano benigni. Sylvia aveva
un accordo con il rappresentante, questo l'avevamo capito tutti, e se lei viene dalla
stessa ditta pu anche prendere la sua roba e andarsene.
Non so di che cosa parli, disse Caroline, ma me ne stavo proprio andando. Non
vi disturber pi.
Ma Janet Masters non aveva ancora finito la sua invettiva. Siete gente infida, ecco
che cosa siete. Venite qui, lasciate i campioni gratuiti e la settimana dopo mandate il
conto. Questa sar anche una casa per deboli di mente, ma chi la dirige ha la testa a
posto, se lo ricordi!
Lo so, bisbigli Caroline. Le chiedo scusa.
Suon un campanello, in lontananza, e la donna riabbass le braccia.
Se ne vada, intim a Caroline. Se ne vada e non si faccia pi vedere, poi si
allontan.
Caroline rest per un attimo a guardare il vano della porta vuoto. Si sent passare
sulle gambe una corrente d'aria. Mise il pannolino sporco sul tavolino traballante
vicino al divano. Cerc in tasca le chiavi dell'automobile e prese lo scatolone con
Phoebe. In fretta, prima di poter pensare a quello che stava facendo, attravers l'atrio,
super le doppie porte, e usc. L'impatto con l'aria fredda la colse di sorpresa, come
un richiamo alla vita.
Sistem di nuovo la bambina sul sedile posteriore e ripart. Nessuno cerc di
fermarla, nessuno le dedic la minima attenzione. Acceler l'andatura, mentre la
stanchezza le scorreva via di dosso come l'acqua da una roccia. Per una cinquantina
di chilometri parl da sola, spesso a voce alta. "Che cos'hai fatto?" si disse
severamente. Immagin anche di parlare con il dottor Henry, le parve di vedere le
rughe che gli si scavavano sulla fronte, il muscolo che gli compariva, mobile, sulla
guancia quando qualcosa lo preoccupava, mentre le chiedeva: Che cosa pensa di farei
E fu costretta a confessare che non lo sapeva.
Ma la polemica con s stessa perse subito vigore e, arrivata all'interstatale, si mise
a guidare senza pensare ad altro, sforzandosi di mantenersi sveglia. Era pomeriggio
avanzato. Phoebe dormiva da quasi dodici ore. Presto avrebbe dovuto essere nutrita.
Caroline sper di essere gi a Lexington quando fosse arrivato quel momento.
Aveva appena superato l'uscita per Frankfort, a circa cinquanta chilometri da casa,
quando vide accendersi le luci dei freni dell'automobile davanti alla sua. Rallent,
poi rallent ancora, infine fu costretta a premere a sua volta il pedale del freno.
L'oscurit della sera si andava gi addensando, il sole aveva un bagliore opaco nel
cielo nuvoloso. Quando fu sulla cima della collina, il traffico si arrest del tutto, il
lungo nastro delle luci posteriori finiva in un ammasso lampeggiante bianco e rosso.
Un incidente: un tamponamento a catena. Le venne da piangere. La spia della benzina
oscillava a meno di un quarto di serbatoio, sarebbe bastata appena per tornare a
Lexington, non di pi, e quella fila di automobili si sarebbe facilmente tradotta in ore
di attesa. Non poteva correre il rischio di spegnere il motore e quindi anche il
riscaldamento, viaggiando con un neonato.
Rimase immobile per qualche minuto. Dall'uscita pi vicina, cinquecento metri
indietro, la separava una fila di automobili. Dal tetto della Fairlane blu si alzava una
nuvola di calore che, mista alla neve che aveva ricominciato a cadere, scintillava
debolmente nel buio. Phoebe emise un piccolo sospiro, contrasse leggermente il viso,
poi torn tranquilla. Seguendo un impulso del quale in seguito si sarebbe stupita,
Caroline gir il volante e port l'auto fuori dall'asfalto, sul margine della strada
coperto di ghiaia. Inser la retromarcia, e imbocc di nuovo l'interstatale in senso
inverso, passando accanto alle automobili ferme. Era una sensazione strana, come
superare un treno. Vide una donna con una pelliccia, tre bambini che facevano le
smorfie, un uomo con una giacca pesante, che fumava una sigaretta. Raggiunse senza
difficolt l'uscita, che la portava alla 60, dove gli alberi erano di nuovo coperti di
neve. La distesa dei campi era interrotta dalle case, prima rare poi pi numerose; le
finestre brillavano gi nel buio. Caroline prese subito la strada principale di
Versailles, cercando qualche cartello che le indicasse la via di casa.
Dopo un isolato si trov davanti l'insegna blu di un supermercato Kroger. Quella
immagine familiare e i cartelli pubblicitari nelle vetrine la confortarono:
immediatamente si accorse di aver fame. E perch stupirsi, pens, era sabato ed era
quasi sera. L'indomani i negozi sarebbero stati chiusi e lei, a casa, non aveva molto
da mangiare. Entr nel parcheggio e spense il motore dell'automobile.
Phoebe, calda e leggera, et dodici ore, era immersa nel sonno. Caroline si mise
sulla spalla la borsa con i pannolini e s'infil la bambina sotto il cappotto: era cos
piccola, tutta rannicchiata contro di lei... Il vento sfiorava l'asfalto, smuoveva la neve
rimasta a terra e qualche nuovo fiocco turbinava nell'aria. Caroline faceva attenzione
a dove metteva i piedi, il terreno era scivoloso, aveva paura di cadere e di far male
alla bambina. Si sorprese a pensare a come sarebbe stato facile lasciarla in un
deposito di rifiuti o sui gradini di una chiesa, o da qualsiasi parte. Su quella piccola
vita lei ora aveva un potere assoluto. Si sent invadere da un senso di responsabilit
che le diede le vertigini.
La porta a vetri si spalanc liberando una vampata di calore e di luce. Il negozio
era affollato. I clienti andavano in giro dappertutto, con i carrelli pieni. All'ingresso
c'era un inserviente che li avvertiva.
Siamo ancora aperti solo perch  brutto tempo, diceva. Chiudiamo tra un'ora.
Ma la tempesta di neve  passata, fece Caroline e l'inserviente rise, divertito e
incredulo.
Non ha sentito? Ci colpir ancora stasera, e pesantemente!
Caroline mise Phoebe in un carrello e cominci a girare tra i corridoi del
supermercato. Riflett a lungo sulla scelta di latte artificiale, scaldabiberon, tettarelle
e bavaglini. Incerta su quali prodotti acquistare, alla fine decise che avrebbe fatto
meglio a comprare del latte per s, un altro pacco di pannolini e qualcosa da
mangiare. Gli altri clienti le passavano accanto e quando vedevano Phoebe
sorridevano, qualcuno si fermava e scostava la copertina per guardarla meglio.
Dicevano: Oh, com' carina! e poi: Quanto tempo ha? Caroline mentiva senza
scrupoli. Due settimane.
Oh, non dovrebbe farla uscire con questo tempo, la rimprover una signora con i
capelli grigi. Poverina, la riporti subito a casa!
A un tratto, mentre stava scegliendo delle lattine di zuppa, Phoebe cominci ad
agitarsi e scoppi a piangere. Caroline ebbe un attimo di smarrimento, poi la prese in
braccio, con il suo fagotto di coperte, e and nel bagno sul retro. Sedette in un
angolo, su una sedia di plastica arancione e tenne la bambina in bilico sulle
ginocchia. La avvolgeva il silenzio, interrotto dallo sgocciolio del rubinetto. Vers il
latte dal termos dentro il biberon. Pass qualche minuto prima che Phoebe si
calmasse: era troppo agitata e il suo stimolo a succhiare era debole. Infine cap e
bevve con la stessa tenacia, la stessa concentrazione con cui aveva dormito, le mani
strette a pugno vicino al mento. All'annuncio della chiusura del supermercato, era
ormai tranquilla, sazia. Caroline and in fretta alla cassa, dov'era rimasta solo una
commessa, annoiata e impaziente. Pag e usc. Su un braccio teneva il sacchetto della
spesa, sull'altro Phoebe. Le porte del supermercato si chiusero alle sue spalle. Il
parcheggio era quasi vuoto, le poche automobili rimaste avevano il motore acceso al
minimo o stavano gi avviandosi verso la strada. Caroline appoggi il sacchetto della
spesa sul cofano della Fairlane e sistem Phoebe sul sedile posteriore, dentro lo
scatolone. I commessi attraversarono il parcheggio parlando a bassa voce tra di loro. I
fiocchi di neve non erano aumentati, non sembrava che stesse per scatenarsi una
tempesta, ma le previsioni del tempo spesso erano sbagliate: nessuno aveva
annunciato l'arrivo di tutta quella neve, il giorno prima. Caroline si rese conto che era
passata solo una notte ma le parevano secoli. Allung una mano nel sacchetto della
spesa, apr la confezione del pane e ne stacc un pezzo. Chiuse la portiera. Era
stanchissima, aveva una gran voglia di tornare nella sua casa semplice e pulita, con i
letti gemelli e le coperte di ciniglia bianca, dove tutto era in ordine, tutto aveva il
proprio posto. Aggir l'auto per mettersi al volante, ma si accorse che dalle luci di
coda veniva un debole bagliore.
Si ferm a guardare. Durante tutto il tempo passato nel supermercato, quelle luci
avevano diffuso il loro riflesso sulla neve.
Quando prov a inserire la chiave sent solo un piccolo scatto: la batteria era
scarica, il motore non emetteva nemmeno un brontolio.
Scese e rimase davanti alla portiera aperta. Il parcheggio ormai era vuoto, anche
l'ultima automobile se n'era andata. Allora Caroline si mise a ridere. Non era una
risata naturale, era troppo forte, quasi un singhiozzo. Ho con me una bambina
appena nata, disse a voce alta, in questa automobile c' una bambina appena nata.
Il parcheggio si stendeva deserto davanti a lei, le luci delle vetrine del supermercato
disegnavano grandi rettangoli sulla neve sciolta a terra. Una bambina appena nata,
ripet Caroline con la voce che si andava spegnendo nell'aria. Appena nata! grid
allora, nel silenzio.
III
Norah apr gli occhi. Nel cielo c'era gi il chiarore dell'alba, ma la luna era ancora
intrappolata tra gli alberi e riversava la sua pallida luce nella stanza. Aveva appena
fatto un sogno: cercava sul terreno gelato qualcosa che aveva perso. I fili d'erba,
rigidi e affilati, si spezzavano al suo tocco e le lasciavano piccoli tagli sulle mani.
Appena sveglia, per un attimo ancora confusa, si alz e se le guard: non c'erano
ferite, erano perfette, con le unghie limate e lucide.
Accanto a lei, nella culla, suo figlio si mise a piangere. Con un gesto amorevole,
dettato dall'istinto, lo port nel suo letto. David era uscito, lo avevano chiamato dallo
studio mentre lei dormiva. Norah avvicin il bambino alla curva calda del suo corpo e
si apr la camicia da notte. Le sue mani si muovevano come ali di farfalla intorno al
seno gonfio; il bambino vi si attacc. Lei sent un dolore acuto che diminu mentre
affluiva il latte. Accarezz i capelli sottili di suo figlio, la pelle fragile della testa. Le
mani di Paul si posavano aperte sull'areola del suo seno, come piccole stelle.
Chiuse gli occhi, tra il sonno e la veglia. Dal profondo del suo corpo un pozzo
veniva sfruttato, aveva trovato la sua via d'uscita. Il latte fluiva e Norah si sentiva
come un fiume o un vento che trascinava tutto con s. I narcisi sul cassettone e l'erba
che cresceva tenera nel giardino, le foglie nuove che premevano dai germogli degli
alberi, le piccole larve, bianche come perline nascoste nel terreno, che si
trasformavano in bruchi, gli uccelli con le ali aperte nel volo: tutto questo era suo, le
apparteneva. Paul adesso teneva i pugni chiusi sotto il mento: le sue guance si
muovevano con un ritmo regolare mentre succhiava. Norah sent il suo cuore
gonfiarsi di un amore, di una felicit e di un dolore troppo grandi.
Non aveva pianto subito per la bambina. Nata con un vizio cardiaco, le aveva detto
David con le lacrime agli occhi. Una bambina che non aveva mai respirato. Paul le
stava in braccio e lei lo osservava: il faccino rugoso, la cuffietta di cotone lavorata ai
ferri, le dita rosee, leggermente ricurve, le unghie piccole piccole, ancora molli,
trasparenti come la luna. Che cosa aveva detto David? Norah non poteva accettarlo,
non poteva. I ricordi di quella notte erano confusi: la neve, la corsa allo studio medico
attraverso le strade vuote e David che si fermava a tutti i semafori mentre lei lottava
contro l'impulso a spingere che arrivava a ondate, incontrollabili. Di quello che era
successo dopo aveva solo ricordi isolati, strani: il silenzio dello studio, la sensazione
impercettibile di una stoffa leggera sopra le ginocchia, il freddo del lettino ostetrico
sulla schiena nuda, l'orologio d'oro al polso di Caroline Gill quando le
somministrava l'anestetico... Poi si era svegliata e aveva Paul tra le braccia e David le
stava accanto e piangeva. Lei aveva alzato gli occhi a guardarlo, ma non si sentiva del
tutto presente. Forse era l'anestetico, o la reazione dopo il parto, o uno scompenso
ormonale. Poi era nata la bambina. Con un vizio cardiaco. Com'era andata? Si
ricordava un secondo succedersi di spinte e l'emozione nelle parole di David, come
sassi lanciati in uno specchio d'acqua bassa. Ma il bambino che aveva in braccio era
perfetto, bello, pi che bello. Stai calmo, aveva detto a David, accarezzandogli un
braccio, stai calmo.
Solo quando erano usciti dallo studio, nel freddo, nell'umidit del pomeriggio, solo
allora, infine, aveva assimilato la realt di quella perdita. Ormai era quasi buio, la
neve si scioglieva e si mescolava alla terra. Il cielo era coperto, bianco, percorso dalle
venature dei rami spogli dei platani. Lei teneva in braccio Paul, leggero come un
gattino, e pensava a com'era strano portare nella loro casa quell'essere umano
completamente nuovo. Aveva arredato la camera con estrema cura, la culla e il
cassettone di acero, la tappezzeria con gli orsetti, aveva appeso le tende, cucito a
mano la copertina. Era tutto in ordine, tutto pronto, aveva suo figlio in braccio.
Eppure, tra i due pilastri di cemento dell'ingresso, si era fermata, senza riuscire a fare
un passo avanti.
David, aveva detto. Lui si era voltato, l'espressione stanca, due ombre scure
scavate sotto gli occhi.
Cosa c'? aveva chiesto. Cosa succede?
Voglio vederla, aveva risposto Norah. Era un bisbiglio, ma era risuonato nitido
nel silenzio del parcheggio. Una volta sola. Prima di andar via. Devo vederla.
David, con le mani affondate nelle tasche, guardava in terra. Le grosse schegge di
ghiaccio cadute dal tetto adesso erano sparse vicino ai gradini.
Oh, Norah, aveva detto a bassa voce, ti prego, andiamo a casa. Abbiamo un bel
bambino.
Lo so, aveva detto Norah. David era suo marito e lei si era sempre appoggiata a
lui in qualsiasi circostanza, senza mai osare contraddirlo. Eppure questa volta non
riusciva a muoversi, non se la sentiva di andar via, le sembrava di lasciarsi alle spalle
una parte di s. Solo un momento, David! Perch no?
Aveva letto nel suo sguardo un'angoscia che le aveva riempito gli occhi di lacrime.
La bambina non  qui, aveva risposto David con voce roca.  questa la ragione.
C' un cimitero nella fattoria della famiglia di Bentley, nella Contea di Woodford. La
piccola  l. Ci andremo pi avanti, in primavera. Oh, Norah, ti prego...
Norah aveva chiuso gli occhi, si era sentita morire al pensiero di sua figlia, sepolta
nella fredda terra di marzo. Le braccia, strette intorno a Paul, erano salde, ma il resto
del suo corpo sembrava aver preso una consistenza liquida come se anche lei potesse
scorrere via in un fosso e sparire con la neve. Non doveva pensare a quello che era
successo, David aveva ragione. Quando lui aveva salito i gradini e l'aveva
abbracciata, aveva annuito e insieme avevano attraversato il parcheggio vuoto. Lui
aveva controllato che il sedile dell'automobile fosse a posto, li aveva portati a casa.
Erano passati sotto il portico, avevano aperto la porta e avevano messo subito il
bambino a dormire nella sua camera. Per Norah era stato un conforto vedere David
occuparsi di tutto, anche di lei. Non gli aveva pi parlato del suo desiderio di vedere
la bambina.
Ma adesso, ogni notte, sognava di aver perso qualcosa.
Paul si era addormentato. Fuori, dietro i vetri delle finestre, i rami dei cornioli,
carichi di germogli, si agitavano contro il viola del cielo che si andava offuscando.
Norah chiuse gli occhi e si lasci scivolare nel sonno. All'improvviso si svegli con
una sensazione di umidit: il bambino piangeva, nella stanza c'era gi la luce del sole.
Aveva di nuovo il petto colmo di latte; erano passate tre ore. Si sollev a sedere. Si
sentiva gonfia, appesantita, la carne sull'addome afflosciata, i seni turgidi di latte, le
giunture dolenti per la fatica del parto.
Paul pianse ancora di pi quando fu sul fasciatoio, con il visino stizzito, macchiato
di rosso. Norah gli tolse gli indumenti bagnati, il pannolino inzuppato. Aveva la pelle
delicata, le gambe gracili come le ali di un pollo spennato. In un angolo della mente
di Norah indugiava la bambina perduta, vigile, silenziosa. Pass un po' d'alcol sul
cordone ombelicale di Paul, gett il pannolino nel secchio con l'acqua e lo rivest.
Piccolino bello, mormor, prendendolo in braccio. Amorino mio, disse e lo
port con s al piano di sotto.
In salotto le persiane erano ancora chiuse, le tende accostate. Norah sedette sulla
grande poltrona di cuoio e si slacci la vestaglia: il latte sgorg ancora, come una
marea irrefrenabile che portava via con s tutto quello che lei era stata fino ad allora.
"Mi sveglio per dormire", pens, e si appoggi allo schienale della poltrona, ma le
dispiacque non ricordarsi chi aveva scritto quel verso.
La casa era immersa nel silenzio. Dalla caldaia arriv un piccolo scatto secco.
Lontano, la porta del bagno si apr e si richiuse, l'acqua cominci a scorrere. Bree,
sua sorella, scese le scale con passo leggero: indossava una vecchia camicia con le
maniche lunghe fin oltre le dita. Aveva le gambe bianche, i piedi sottili, scalzi sul
pavimento di legno.
Non accendere la luce, disse Norah.
Va bene. Bree si avvicin al bambino e lo accarezz delicatamente.
Come sta il mio nipotino? chiese. Come sta il mio tenero Paul?
Norah guard il viso di suo figlio, sorpresa, come sempre, nel sentirne il nome. Le
pareva che non gli appartenesse ancora, che potesse scivolare via in qualsiasi
momento. Aveva letto che alcuni popoli (dove? neanche questo si ricordava) , per
settimane non chiamavano i neonati con il loro nome perch non li sentivano ancora
sulla terra, ma sospesi tra due mondi.
Paul, ripet il nome a voce alta e ferma, senza esitazioni, come se fosse un sasso
sotto la luce del sole. Un punto d'appoggio.
In silenzio, tra s, aggiunse: "Phoebe".
Poi disse: Ha fame. Ha sempre fame.
Ah, come sua zia. Vado a farmi un po' di pane tostato e un caff. Vuoi qualche
cosa?
Un po' d'acqua, rispose Norah. Guard Bree che, aggraziata, usciva dalla
stanza. Strano, ma sua sorella, il suo opposto, la sua maestra di giustizia sociale era
adesso la sola persona che le facesse piacere avere vicina.
Bree aveva solo vent'anni, ma era cos ostinata e sicura di s che spesso sembrava
lei la maggiore. Tre anni prima, durante il penultimo corso della scuola superiore,
Bree era scappata con un farmacista che abitava di fronte a casa loro, scapolo, ma con
il doppio dei suoi anni. Tutti avevano attribuito la sventatezza di Bree all'aver perso il
padre proprio negli anni difficili dell'adolescenza. Era opinione generale che il
matrimonio sarebbe finito presto e male, e cos era stato.
Ma chi pensava che il fallimento del matrimonio avrebbe smorzato il
temperamento di Bree si sbagliava. Il mondo stava cambiando e Bree non era tornata
a casa, come si supponeva, pentita e confusa. Si era iscritta all'universit e non si
faceva pi chiamare Brigitte, ma Bree, perch era un nome rapido e leggero come la
brezza del mare, impalpabile come un soffio di libert.
La loro madre, offesa da quel matrimonio scandaloso e da quel divorzio pi
scandaloso ancora, si era risposata con un pilota della TWA ed era andata a vivere a
St. Louis, abbandonando Norah e Bree al loro destino. Per fortuna almeno una di voi
si comporta bene, aveva detto prima di partire, alzando gli occhi da una scatola di
porcellana che stava avvolgendo con cura. Era autunno, nell'aria fresca cadeva una
pioggia di foglie dorate. I capelli biondi striati da riflessi bianchi formavano una
nuvola attorno al suo volto delicato. Oh, Norah, sei una ragazza cos giudiziosa, non
puoi immaginare come ti sono grata. Anche se non ti sposassi mai, tesoro, saresti
sempre una vera signora. Norah, che stava riponendo in una scatola una fotografia di
suo padre in cornice, era arrossita per l'imbarazzo e l'umiliazione. Anche lei era
rimasta turbata dalla spavalderia di Bree, dalla sua audacia: la irritava vedere che le
regole sembravano cambiate e che Bree si era gettata alle spalle un matrimonio, un
divorzio e uno scandalo. Non sopportava il suo comportamento perch avrebbe
voluto essere lei quella che non rispettava le regole. Ma non ne avrebbe mai avuto il
coraggio. Si era sempre comportata da brava ragazza: quello era il suo ruolo. Era stata
molto vicina a suo padre, un uomo strampalato e affabile, che si era dedicato allo
studio dell'allevamento delle pecore, e aveva passato la vita chiuso nella sua stanza in
cima alle scale a leggere riviste di veterinaria o fuori, in un centro di ricerca. Gli
aveva voluto bene e aveva sempre desiderato compensare in qualche modo la sua
disattenzione nei confronti della famiglia e la delusione di sua madre per aver sposato
un uomo che le era cos estraneo. Quando era morto, quel desiderio di far s che tutto
andasse bene, quella voglia di far girare il mondo per il verso giusto si erano
intensificati. Cos, aveva continuato a studiare e a fare quello che gli altri si
aspettavano da lei. Dopo la laurea, aveva lavorato per sei mesi alla societ dei
telefoni, ma non le piaceva e quando aveva sposato David era stata ben contenta di
smettere. Il loro incontro al reparto biancheria dei magazzini Wolf Wile, il loro
rapido matrimonio erano stati quanto di pi vicino all'avventura avesse mai avuto.
La vita di Norah, come Bree non si stancava di ripetere, era esattamente come
quelle sit-com che si vedevano alla televisione. Per te va bene, le diceva e si buttava i
capelli indietro sulle spalle agitando una massa di grossi braccialetti d'argento che le
arrivava fino al gomito. Io non lo sopporterei. Diventerei matta dopo una settimana.
Dopo un giorno.
Dentro di s Norah provava disprezzo e invidia per sua sorella, ma si mordeva la
lingua. Bree frequentava un corso su Virginia Woolf, era andata a vivere con il
responsabile di un ristorante di cibi dietetici a Louisville e non si era pi vista. Da
quando era iniziata la sua gravidanza, per, tutto era cambiato. Bree aveva ripreso a
farle visita, le aveva regalato delle scarpine di pizzo da neonato, dei braccialettini da
caviglia importati dall'India scovati in un negozio di San Francisco e, quando aveva
sentito che lei non intendeva usare il latte artificiale, le aveva procurato dei fogli
ciclostilati con i consigli sull'allattamento al seno. Norah adesso era contenta di
vederla, contenta di quei regali teneri e poco pratici, contenta del suo aiuto: nel 1964
l'allattamento al seno era considerato rivoluzionario e aveva stentato a trovare le
informazioni necessarie. La loro madre si rifiutava di discuterne, le amiche del
circolo del cucito le avevano assicurato che avrebbero messo una sedia nel bagno per
garantirle la massima riservatezza. Era stato un sollievo sentire Bree esclamare,
ridendo: Che mucchio di puritane! Non ascoltarle.
Eppure, anche se era grata a Bree, qualche volta si sentiva a disagio. Nel mondo
della sorella, che sembrava esistere soprattutto altrove, in California, a Parigi, a New
York, le donne giovani giravano per casa senza camicetta, si facevano fotografare con
i loro seni enormi mentre allattavano, scrivevano intere colonne sui benefici effetti
del latte materno. Fa parte della nostra natura di mammiferi, le spiegava Bree. Ma a
Norah non piaceva pensare a s stessa come a un animale: la montata lattea le faceva
venire in mente la monta degli animali, una cosa bella come nutrire il proprio figlio
prendeva un odore di stalla. Cos lei arrossiva e usciva dalla stanza.
Ora Bree stava tornando e reggeva tra le mani un vassoio con caff, burro e pane
fresco. Si chin, con i capelli lunghi sciolti sulle spalle e pos un bicchiere di acqua
ghiacciata davanti a Norah: mise il vassoio sul tavolino, sedette sul divano e
rannicchi le gambe.
David  uscito?
S, non ho nemmeno sentito quando si  alzato.
Credi che sia giusto per lui lavorare cos tanto?
S, rispose Norah, senza esitare. Il dottor Bentley aveva parlato con gli altri
medici dello studio e avevano proposto a David di prendersi un po' di tempo libero,
ma lui non aveva voluto. Credo che gli faccia bene essere molto occupato in questo
periodo.
Davvero? E a te? chiese Bree, mentre mangiava una fetta di pane.
Io? Io, sinceramente, sto bene.
Non ti pare che... disse Bree, agitando la mano libera, ma prima che potesse
muovere di nuovo qualche critica a David, Norah la interruppe.
Sono contenta che tu sia qui, perch nessuno parla con me.
Ma come? La tua casa  sempre piena di amici!
Ho avuto due gemelli, Bree, disse Norah a bassa voce, ripensando al sogno che
aveva fatto, a quel grande terreno ghiacciato dove cercava qualcosa che aveva perso.
Nessuno dice una parola su di lei. Credono che, avendo avuto Paul, dovrei essere
contenta, come se un bambino potesse sostituirne un altro. Ma io ho avuto due
gemelli, ho avuto anche una bambina... S'interruppe perch le si era chiusa la gola.
Tutti sono tristi per te, la consol Bree con gentilezza, sono contenti e sono
tristi nello stesso tempo. Non sanno che cosa dire, ecco tutto.
Norah sollev Paul, che si era addormentato, e se lo appoggi sulla spalla. Sentiva
il suo respiro caldo sul collo: gli strofin la schiena, che non era pi grande del palmo
della sua mano.
Lo so, lo so, disse, ma non cambia niente.
David non doveva tornare a lavorare cos presto, osserv Bree, sono passati
solo tre giorni.
Trova conforto nel lavoro, rispose Norah. Se avessi un lavoro, anch'io ci
andrei.
Bree scosse la testa. No, non ci andresti, Norah. Sai che mi dispiace dirlo, ma
David si  isolato, ha sbarrato la porta ai sentimenti. E tu stai ancora cercando di
riempire il vuoto. Di trovare un equilibrio. E non ci riesci.
Ma Norah non se la sentiva di condannare David: era lui che aveva provveduto a
tutto, alla sepoltura solitaria, ad avvertire gli amici, a contenere gli assalti improvvisi
del dolore. E l'aveva fatto per difendere lei e il piccolo Paul.
Deve agire a suo modo, disse mentre andava ad aprire le persiane. Il cielo era
diventato di un azzurro brillante. Avrei voluto almeno vederla, Bree. Gli altri non
capiscono, pensano che sia un desiderio morboso, ma avrei voluto toccarla una
volta.
Non  un desiderio morboso, io ti capisco, disse Bree, offrendo a Norah un
pezzetto di pane imburrato.
Non ho fame, disse Norah, ma non era vero.
Bree cerc di convincerla. Devi mangiare, tornerai magra comunque,  uno dei
grandi benefici dell'allattamento, mai abbastanza celebrati.
Tu li celebri continuamente.
Bree rise.  vero.
Norah prese il bicchiere d'acqua che aveva davanti. Sono contenta che tu sia qui,
davvero.
E dove altro dovrei essere? chiese Bree, quasi imbarazzata.
La testa di Paul era pesante, i capelli erano soffici contro il collo di sua madre.
"Chiss se gli manca la sua sorellina", pens Norah. Avrebbe sentito di aver perso
una parte di s? Gli accarezz la testa e guard fuori dalla finestra. Oltre gli alberi,
debole contro il cielo, colse in lontananza la luna che perdeva colore a poco a poco.
...
Pi tardi, mentre Paul dormiva, Norah fece una doccia. Poi prov e scart tre abiti
diversi: le gonne erano troppo strette in vita, i pantaloni tiravano sui fianchi. Era
sempre stata minuta, sottile, ben proporzionata, e si avvil nel vedere che il suo corpo
era cambiato, aveva perso la grazia di un tempo. Alla fine, rassegnata, si rimise il
camicione di tela, comodo e largo, che aveva portato durante tutta la gravidanza e che
aveva giurato di non indossare mai pi. Vestita, ma scalza, gir per la casa, da una
stanza all'altra. Come il suo corpo, anche la casa sembrava mutata. Dappertutto si era
accumulata la polvere, non c'era superficie dove non si vedesse un indumento
abbandonato nel posto sbagliato, sui letti disfatti erano ammassate le coperte. Sul
cassettone c'era un piccolo spazio senza polvere dove David aveva appoggiato il vaso
con i narcisi, ormai scuriti ai bordi; anche i vetri delle finestre erano opachi. Il giorno
dopo Bree sarebbe partita e sarebbe arrivata sua madre. Questa prospettiva la
scoraggiava: si sedette sul bordo del letto, con una cravatta di David tra le mani. Il
disordine della casa era opprimente, ma non aveva l'energia per intervenire o, forse,
non gliene importava niente.
Sent il campanello della porta d'ingresso e, subito dopo, l'eco dei passi svelti di
Bree.
Riconobbe immediatamente le voci. Per un momento ancora rimase dov'era, priva
di forze, chiedendosi come poter mandare via tutti. Ma le voci si erano fatte pi
distinte, erano vicine alle scale, poi si dispersero nel salotto. Le amiche del circolo
serale della chiesa erano venute a trovarla, le avevano portato dei regali, volevano
vedere il bambino. Aveva gi ricevuto visite dalle socie del circolo di cucito e dalle
pittrici su porcellana, che le avevano riempito il frigorifero di cibo e si erano passate
Paul dall'una all'altra, come un trofeo. Norah pensava che anche lei aveva fatto lo
stesso, quando era andata a trovare le amiche che avevano appena avuto un figlio.
Adesso la inquietava constatare che quella consuetudine non le desse alcun piacere.
Ogni volta doveva interrompere quello che stava facendo, scrivere qualche biglietto
di ringraziamento, mangiare pasticcini che le davano la nausea.
Bree la stava chiamando. Scese le scale senza curarsi di spazzolarsi i capelli o di
mettersi un po' di rossetto sulle labbra. Era ancora a piedi nudi.
Sono bruttissima, disse, con aria di sfida, entrando nella stanza.
Ma no! protest Ruth Starling, e batt leggermente la mano sul divano per
invitarla a sedersi accanto a lei, ma Norah si era accorta degli sguardi che si erano
scambiate le altre e ne aveva provato una strana soddisfazione. Si mise a sedere,
obbediente, con le caviglie incrociate e le mani in grembo, come a scuola.
Paul dorme, disse, con tono aspro, e non voglio svegliarlo.
Ma certo, cara, la rassicur Ruth. Aveva quasi settant'anni, i capelli bianchi
acconciati in uno chignon. Suo marito era morto l'anno prima, dopo un matrimonio
che era durato mezzo secolo. Quanto le era costato, si chiese Norah, quanto le costava
ancora mantenere un aspetto gradevole, un atteggiamento sereno?
 comprensibile, continu Ruth, avete dovuto superare tante traversie.
All'improvviso Norah sent accanto la sua bambina, una presenza che sovrastava
tutto quello che c'era intorno a lei e prov l'impulso di correre al piano di sopra e
guardare se Paul stava bene. "Sto diventando pazza", pens, e abbass gli occhi a
terra.
Chi vuole una tazza di t? chiese Bree, con allegro imbarazzo. Prima che
qualcuno potesse rispondere, and in cucina.
Norah fece di tutto per concentrarsi sulla conversazione: che cos'era meglio per i
guanciali dell'ospedale, cotone o batista? Quale giudizio dare del nuovo pastore?
Offrire o no le coperte all'Esercito della Salvezza? Poi Sally annunci che la notte
prima Kay Marshall aveva avuto una bambina.
Tre chili e due esatti, disse. Kay sta una meraviglia. La bambina  splendida.
L'hanno chiamata Elizabeth come la nonna. Pare che sia stato un parto facile.
Tutte tacquero, consapevoli della difficolt di quel momento. Norah sent quel
silenzio effondersi, dal nucleo centrale del suo essere, e attraversare tutta la stanza
come l'incresparsi di un'onda. Sally, che era arrossita per il rammarico di aver parlato
a sproposito, disse solo:
Norah, oh Norah, mi dispiace tanto.
Norah avrebbe voluto dire qualche cosa perch la conversazione riprendesse come
prima. Le frasi giuste le si affacciarono alla mente, ma le manc la voce. Rest zitta e
il silenzio divent un lago, un mare dove tutte loro sarebbero potute annegare.
Bene, disse infine Ruth, con un calmo vigore nella voce, fatti coraggio, Norah,
chiss come sei stanca. Le offr un grosso pacco, avvolto in una carta a colori vivaci
con un ciuffo di nastri sottili arricciati in punta. Abbiamo fatto un regalo collettivo,
pensando che quanto a spille di sicurezza per pannolini avevi gi tutto quello che una
madre pu desiderare.
Tutte risero, sollevate. Anche Norah sorrise, tolse la carta e apr la scatola: dentro
c'era un piccolo dondolo con il telaio di metallo, il seggiolino di stoffa e le molle ai
lati per far saltellare il bambino, simile a quello che aveva visto a casa di un'amica.
Ci  parso l'ideale per quando comincer a muoversi, concluse Ruth.
E questi sono da parte mia, disse Flora Marshall, alzandosi in piedi con due
soffici pacchetti in mano.
Era pi vecchia delle altre, pi vecchia anche di Ruth, ma energica e attiva.
Lavorava ai ferri le copertine per tutti i neonati della parrocchia. Si era accorta che
Norah si era molto ingrossata prima del parto e aveva pensato che forse avrebbe
avuto due gemelli e che era giusto preparare addirittura due copertine leggere, adatte
ai primi mesi. Alle riunioni serali e alle chiacchiere del caff che si svolgevano
nell'ambito della chiesa, aveva sempre partecipato con i ferri da calza e i gomitoli di
lana che le sbucavano dalla borsa. Giallo chiarissimo e verde, intrecciati con fili
azzurro chiaro e rosa: non voleva scommettere su maschi e femmine, diceva
scherzando. Ma adesso che Norah aveva perso la bambina, Flora aveva lasciato la
seconda copertina a casa e le aveva portato qualcosa solo per il piccolo Paul.
Norah prese i due pacchetti, trattenendo le lacrime. Quando apr il primo, una
soffice cascatella di lana le si rovesci in grembo e la sua bambina perduta le parve
ancora pi vicina. Apr il secondo pacchetto, ansiosa di trovare un'altra copertina,
colorata e morbida come la prima.
 un po' troppo grande, si scus Flora, vedendo Norah tenere in mano il
completino ai ferri, calzoncini e maglietta. Ma crescono tanto in fretta a questa et.
Dov' l'altra copertina? chiese Norah. Sent la propria voce, stridula come il
grido di un uccello e ne rimase stupita; non perdeva mai la calma, lo sapevano tutti,
era sempre stata orgogliosa di essere equilibrata, prudente. Dov' la copertina che
hai fatto per mia figlia?
Flora si guard attorno, in cerca di aiuto. Ruth prese una mano di Norah e la strinse
forte. Lei sent la pelle sottile, la pressione inattesa delle dita. David una volta le
aveva detto come si chiamavano quelle ossa, ma adesso non se lo ricordava.
Piangeva.
Non fare cos, hai un bellissimo bambino, cerc di consolarla Ruth.
Aveva una sorella, rispose Norah, con tono di voce basso e fermo, guardando i
volti delle persone che erano venute a trovarla. Lo avevano fatto per gentilezza,
sebbene fossero tristi anche loro e lei, con il suo comportamento, non faceva che
aumentare la tristezza di tutti. Che cosa le stava succedendo? Aveva sempre cercato
di fare le cose giuste. Si chiamava Phoebe, disse. Mi sentite? Si alz in piedi.
Voglio che qualcuno ricordi il suo nome.
All'improvviso si sent scivolare via. E poi ci fu un asciugamano freddo sulla sua
fronte, c'erano mani che l'aiutavano a distendersi sul divano. Le venne detto di
chiudere gli occhi e lei li chiuse. Le lacrime le scendevano da sotto le palpebre, come
una sorgente che traboccava e che lei non riusciva a fermare. Le amiche parlavano, le
loro voci erano come un turbinare di neve nel vento. Discutevano su quello che si
doveva fare: non c'era niente di strano, dicevano, anche quando tutto era andato nel
migliore dei modi, c'erano sempre quegli improvvisi cedimenti nervosi qualche
giorno dopo il parto. Meglio chiamare David, suggeriva un'altra voce. Intervenne
Bree che, tranquilla e gentile, mise tutte alla porta. Quando se ne furono andate,
Norah apr gli occhi e la vide infilarsi uno dei suoi grembiuli, con le fettucce girate e
rigirate intorno alla vita sottile.
La copertina di Flora Marshall era in terra, in mezzo alla carta strappata dov'era
stata avvolta, lei la raccolse e pass le dita tra le maglie morbide. Norah si asciug gli
occhi e finalmente parl.
David mi ha detto che aveva i capelli neri. Come i suoi.
Bree le rivolse uno sguardo grave e affettuoso. Avevi pensato a un servizio
funebre. Perch aspettare? Perch non farlo il pi presto possibile? Forse ti darebbe
un po' di pace.
Norah scosse la testa. Quello che dice David, e anche gli altri,  ragionevole. Ho
un bambino, devo concentrarmi su di lui.
Bree si strinse nelle spalle. Ma non ci riesci. Pi cerchi di non pensare alla
bambina e pi ci pensi. David  solo un medico, non  onnisciente, non  Dio.
Lo so.
Qualche volta non ne sono sicura.
Norah non rispose. Le ombre delle foglie scherzavano sul disegno del pavimento di
legno. Si sentiva il ticchettio dell'orologio sul camino. Norah pens che avrebbe
dovuto irritarsi per quello che sua sorella aveva detto di David, ma non fu cos.
L'idea del servizio funebre pareva aver fermato quel prosciugarsi della forza di
volont che era cominciato sui gradini dello studio medico e non si era interrotto fino
a quel momento.
Forse hai ragione, disse. Non lo so. Forse. Una cerimonia molto piccola. Solo
poche parole.
Bree le porse il telefono. Ecco, comincia a informarti.
Norah prese un respiro profondo e cominci. Chiam per primo il nuovo pastore e
gli spieg che voleva che si celebrasse un servizio funebre l, nel cortile. Pioggia o
sole. Per mia figlia Phoebe, che  morta appena nata. Nelle due ore successive,
ripet tante e tante volte quelle parole: al fioraio; a una addetta ai necrologi su The
Leader; alle amiche del circolo di cucito, che si accordarono per fare i fiori di stoffa.
Ogni volta Norah sentiva crescere la calma, lievitare dentro di lei. Era qualcosa di
simile a quando Paul aveva capito come attaccarsi al seno e aveva cominciato a
succhiare, era un modo per ricollegarsi al mondo.
Bree and alla sua lezione. Norah si aggir per la casa silenziosa e consider in
modo pi razionale il disordine che si era andato creando. Nella camera da letto, la
luce del pomeriggio entrava obliqua attraverso i vetri e metteva in evidenza tutto
quanto era stato trascurato. All'iniziale stato di inerzia subentr una nuova energia.
Rifece il letto con le lenzuola ben tese, apr le finestre, tolse la polvere. Si sfil il
camicione della gravidanza e cerc nell'armadio finch non riusc a trovare una
gonna che poteva andare e una camicetta che non le tirava sul petto. Si guard nello
specchio e fece una smorfia. Era ancora grassa, un po' informe, ma cominciava a star
meglio. Si dedic anche ai capelli: cento colpi di spazzola. Alla fine la spazzola era
ricoperta da un fitto nido di fili dorati, tutta la floridezza della gravidanza se n'era
andata non appena si era riequilibrato il livello ormonale. Sapeva che le sarebbe
successo, ma le veniva voglia di piangere.
"Adesso basta", disse severamente a s stessa. Si mise il rossetto e sbatt le
palpebre per mandar via le lacrime. "Adesso basta, Norah Asher Henry".
S'infil un golf prima di scendere a pianterreno e trov anche un paio di scarpe
beige senza tacco. I piedi, almeno, erano tornati sottili.
Diede un'occhiata a Paul: dormiva ancora. Gli avvicin la punta delle dita alle
labbra e sent il suo respiro leggero, ma vitale e regolare. Mise nel forno uno sformato
surgelato, apparecchi la tavola e apr una bottiglia di vino. Stava buttando via i fiori
appassiti, aveva tra le mani i gambi, freddi e carnosi, quando la porta d'ingresso si
apr. Il cuore le batt pi in fretta nel sentire il passo di David. Lui si ferm sulla
soglia, il vestito scuro e spiegazzato era largo sul suo corpo magro, il viso era
arrossato per l'aria fredda della sera. Sebbene apparisse stanco, lei si accorse del suo
sollievo nel vedere che la casa era pulita, che lei era vestita come al solito, nel sentire
che dalla cucina proveniva l'odore del cibo messo a cuocere. Le porse un altro mazzo
di narcisi che aveva raccolto in giardino. Lei lo baci: aveva le labbra fredde.
Come stai? le chiese. Vedo che hai avuto una buona giornata,  cos?
S,  andato tutto bene. Stava quasi per dirgli che cos'era successo, invece gli
vers da bere: whisky liscio, era cos che gli piaceva. Lui si appoggi al tavolo
mentre lei mondava la lattuga. E per te com' andata? chiese Norah, mentre
chiudeva il rubinetto dell'acqua.
Abbastanza bene, rispose David. C' stato molto lavoro. Un paziente ha avuto
un attacco di cuore, non mortale, per fortuna.
C'erano anche dei problemi di ossa?
S, l'infarto gli  venuto dopo essere caduto dalle scale. Si  rotto la tibia. Il
bambino dorme?
Norah guard l'orologio appeso al muro e sospir. Dovr svegliarlo. Sto cercando
di abituarlo a un orario.
Lo sveglier io, disse David, e port i fiori al piano di sopra. Norah lo sent
muoversi, lo immagin chino sulla culla mentre toccava la fronte di Paul, gli
prendeva la manina. Ma, dopo qualche minuto, David scese le scale da solo. Si era
messo un paio di jeans e un golf. Aveva un'aria cos pacifica, disse. Lasciamolo
dormire ancora un po'.
Sedettero sul divano. Per un momento tutto sembr come prima: loro due soli,
intorno un mondo carico di promesse. Norah aveva deciso di parlare a David delle
sue intenzioni durante la cena, ma, senza volere, si trov a raccontargli subito del
servizio funebre che aveva organizzato e dell'annuncio che lo avrebbe accompagnato.
Mentre gli spiegava, vedeva lo sguardo di David farsi profondo e pi vulnerabile.
L'espressione del suo viso la rese esitante: era come se si stesse rivolgendo a uno
sconosciuto, del quale non poteva intuire i pensieri.
 un'idea che non ti piace, disse.
Non  questo.
Di nuovo Norah vide il dolore nei suoi occhi, lo avvert nella sua voce. Pur di
attenuarlo fu sul punto di rinunciare a tutto, ma sent che l'inerzia provata fino a poco
prima era gi in agguato dentro di lei.
Sai, credo che mi sia di aiuto, disse, quindi non  un'idea sbagliata.
No, non  sbagliata, rispose David.
Stava per aggiungere ancora qualcosa, ma s'interruppe, si avvicin alla finestra e
guard nell'oscurit il piccolo parco di l dalla strada. Per Norah, accidenti, disse
infine con un tono di voce basso, aspro, che non aveva mai usato prima e che la
spavent, perch tanta ostinazione? Non potevi almeno avvertirmi prima di
telefonare ai giornali?
Lei  morta, rispose Norah. Ora anche la sua voce era piena di collera, non c'
niente di cui vergognarsi, niente da tenere segreto.
David rimase rivolto verso la finestra. Aveva le spalle rigide: qualche tempo prima,
ai magazzini Wolf Wile, lo sconosciuto con una vestaglia color corallo sul braccio le
era sembrato un vecchio amico, ora invece, dopo un anno di matrimonio, lo guardava
e non sapeva pi chi fosse.
David, che cosa ci sta succedendo?
Lui non si volt. Nella stanza aleggiava un odore di carne e patate: Norah si
ricord della cena che aveva messo a scaldare nel forno e la fame che aveva ignorato
durante tutto il giorno le contrasse lo stomaco. Al piano di sopra, Paul cominci a
piangere, ma lei non si mosse, aspett che David le rispondesse.
Non ci sta succedendo niente, disse lui infine. Il dolore era ancora intenso nei
suoi occhi, ma insieme c'era qualcos'altro, una nuova fermezza, che lei non cap.
Stai ingigantendo la realt, stai facendo una montagna di un sassolino.
Freddo. Sprezzante. Supponente. Paul piangeva pi forte. La collera diede a Norah
la forza di voltarsi di scatto e correre su per le scale. Prese in braccio il bambino e lo
cambi, senza smettere di tremare di rabbia. Poi si sedette sulla sedia a dondolo,
slacci i bottoni della camicetta, avvicin il bambino al seno e chiuse gli occhi. Al
pianterreno David si aggirava da una stanza all'altra. Lui, almeno, aveva toccato la
loro figlia, aveva visto il suo viso.
Il servizio funebre sarebbe stato celebrato a qualunque costo. Lo voleva per s
stessa.
Lentamente, mentre Paul succhiava e la luce del giorno diminuiva, si calm, e la
sua mente torn a essere quell'ampio fiume tranquillo che sfiorava le rive del mondo
senza gorghi nelle correnti. Fuori, l'erba cresceva; i bozzoli delle uova di ragno si
aprivano; le ali degli uccelli vibravano nel volo. "Ecco che cos' sacro", pens
Norah: anche il bambino che aveva tra le braccia e l'altra, quella sottoterra, erano
parte della vita. Pass molto tempo prima che riaprisse gli occhi. Nella penombra, si
sorprese a fissare con meraviglia quello che le stava intorno: sulla parete, una forma
luminosa e oblunga era il riflesso della maniglia della porta; la copertina nuova di
Paul ricadeva in piccole onde ai lati della culla; sul cassettone, nel vaso che aveva
portato David, i petali sottili dei narcisi splendevano come una pelle lattiginosa e
raccoglievano la luce che veniva dal corridoio.
IV
Quando la sua voce si spense nel parcheggio deserto, Caroline sbatt la portiera
dell'automobile e cominci a camminare sulla neve sciolta, attenta a non scivolare.
Dopo pochi passi, torn dalla bambina e la prese in braccio. I deboli gemiti di Phoebe
la spinsero a correre attraverso lo spazio asfaltato, oltre i grandi riquadri di luce, verso
le porte automatiche del supermercato. Erano chiuse. Grid, buss, la sua voce si
mescolava al pianto di Phoebe. All'interno, i grandi corridoi illuminati erano vuoti.
C'era un secchio con uno spazzolone che qualcuno aveva dimenticato di riporre; i
barattoli scintillavano nel silenzio. Pass sul retro. La saracinesca accanto alla
piattaforma di scarico era chiusa, ma lei si avvicin lo stesso. Dal cemento fradicio e
unto saliva un odore di marcio. Tir un calcio contro la saracinesca: il rimbombo fu
forte e la indusse a riprovare finch non ebbe pi fiato.
Se c' ancora qualcuno, e non credo,  chiaro che non ha intenzione di aprirti,
ragazza mia.
Era la voce di un uomo. Caroline si volt e lo scorse, in piedi in fondo alla rampa
che consentiva agli autoarticolati di salire a marcia indietro sulla piattaforma di
scarico. Anche a quella distanza, Caroline vide che era grande e grosso. Portava un
giaccone imbottito e un berretto di lana. Teneva le mani affondate nelle tasche.
La mia bambina sta piangendo, disse Caroline, anche se non sarebbe stato
necessario. Mi si  scaricata la batteria. C' un telefono dietro la porta d'ingresso,
ma  tutto chiuso.
Quanto ha la bambina? chiese l'uomo.
 appena nata, rispose Caroline, senza riflettere, con la voce che stava per
cedere alle lacrime e al panico. Si sent ridicola, se c'era un'immagine che aveva
sempre detestato era quella della damigella in difficolt.
 sabato sera. Le parole dell'uomo solcarono lo spazio nevoso che li separava.
Al di l del parcheggio, la strada era vuota. Tutti i garage della citt saranno chiusi.
Caroline non rispose.
Senta, signora, disse l'uomo lentamente, con voce ferma e sicura. Caroline cap
che si era proposto di essere molto calmo, molto tranquillizzante, perch, per quello
che ne sapeva lui, poteva anche essere pazza. Ho lasciato per sbaglio i cavi in un
altro camion la settimana scorsa, quindi non posso collegarmi alla sua batteria, ma
qui fa freddo, lo sente anche lei. Ho un'idea: venga a sedersi nella cabina del camion.
L  caldo. Ho consegnato un carico di latte due ore fa e stavo aspettando di vedere se
cambiava il tempo. Pu sedersi davanti insieme a me, mentre cerca una soluzione.
Caroline non rispose subito cos lui aggiunse: Lo dico anche per la bambina.
Caroline, allora, guard all'altra estremit del parcheggio: c'era un autoarticolato
con la cabina scura e il motore al minimo. Lo aveva visto anche prima, ma senza farci
caso, una lunga, uniforme scatola d'argento, immobile come un edificio ai confini del
mondo. Phoebe, tra le sue braccia, ansim, riprese fiato e si rimise a piangere.
Va bene, decise Caroline, almeno per un momento. Fece attenzione a non
inciampare nella spazzatura sparsa a terra. L'uomo le offr un braccio per aiutarla a
non cadere. Caroline accett, imbarazzata, e lo guard: l'uomo aveva una barba folta,
il berretto di lana tirato fin sugli occhi scuri e gentili. Ridicola, ripet a s stessa
mentre attraversavano insieme il parcheggio. Pazza. E anche stupida. Forse era un
assassino, uno che l'avrebbe ammazzata con una scure. Ma era cos stanca che quasi
non gliene importava.
La aiut a prendere poche cose dall'automobile e le sistem nella cabina, prese in
braccio Phoebe mentre Caroline si arrampicava sul sedile, poi gliela pass tenendola
sollevata in alto. Caroline vers nel biberon un po' del latte rimasto nel termos.
Phoebe era cos agitata che le ci volle un po' di tempo per capire che si trattava di
cibo, e anche dopo ebbe qualche difficolt a succhiare. Caroline le accarezz una
guancia finch non la vide stringere il succhiotto tra le labbra.
Strano, vero? disse l'uomo quando la bambina si fu addormentata. Si era seduto
al posto di guida. Il ronzio del motore era rassicurante come il russare di un grosso
gatto. Intendo, strano che nevichi cos nel Kentucky.
Succede, di tanto in tanto, a distanza di qualche anno, disse Caroline. Lei non 
di queste parti?
Vengo da Akron, nell'Ohio, ma sono in giro con il camion da cinque anni, ormai.
Mi piace pensare di essere diventato cittadino del mondo.
Non si sente solo? chiese Caroline, pensando a com'erano di solito le proprie
serate. Le pareva impossibile trovarsi l a chiacchierare con uno sconosciuto. Era
qualcosa di imprevedibile, ma anche emozionante, come confidarsi con una persona
conosciuta in treno o in autobus.
Eh, un po'.  un lavoro solitario, certo, ma qualche volta incontro qualcuno per
caso. Come stasera.
Caroline si appoggi allo schienale del sedile e si lasci avvolgere dal calore della
cabina. La neve turbinava ancora contro la luce dei lampioni. La sua automobile era
in mezzo al parcheggio, una forma scura e isolata, impolverata di neve.
Dov'era diretta? le chiese l'uomo del camion.
Solo a Lexington. C' stato un incidente sull'interstatale, a pochi chilometri da
qui. Credevo che mi sarei risparmiata un po' di tempo e di difficolt.
Lui sorrise. La luce del lampione gli illuminava debolmente il viso. Anche
Caroline sorrise e ne fu sorpresa. Poi risero tutti e due.
Tutto calcolato!
Caroline fece segno di s con la testa.
Senta, disse lui dopo un po', se si tratta solo di andare a Lexington, le darei
volentieri un passaggio. Per me lasciare il camion in questo parcheggio o in un altro 
lo stesso: domani... no, domani  domenica... luned lei pu far mandare un carro
attrezzi a riprendere l'automobile. Tanto qui nessuno gliela porta via.
Anche il visino di Phoebe entrava nel raggio di luce che veniva dalla strada. Lui si
chin ad accarezzarle la fronte, molto delicatamente, con la sua grossa mano. A
Caroline piacque quella tranquilla goffaggine.
Grazie, disse, se non la porta troppo fuori strada.
Ma no, diavolo... scusi l'espressione. Da Lexington dovrei passare comunque.
And lui a prendere i sacchetti della spesa e le coperte rimaste in automobile. Si
chiamava Al, Albert Simpson. Frug a tastoni sul fondo della cabina e trov una
tazzina di plastica sotto il sedile. La pul accuratamente con il fazzoletto e vi vers il
caff che aveva nel termos. Caroline bevve, contenta che fosse forte e caldo, contenta
di trovarsi in compagnia di qualcuno che non sapeva niente di lei. Si sent al sicuro e
stranamente felice, anche se la cabina sapeva di chiuso e di calze sporche e lei aveva
in braccio una neonata che non era sua. Al guidava e chiacchierava, parlava della sua
vita sulla strada, dei parcheggi per camion dove si poteva anche fare una doccia, dei
chilometri che scorrevano sotto le ruote mentre lui andava avanti, una notte dopo
l'altra.
Cullata dal ritmo regolare delle ruote, dal tepore della cabina, dalla neve che
batteva contro i fari, Caroline si addorment. La svegli Al, quando giunsero al
parcheggio del condominio di Caroline. La accompagn fino in casa. A pianterreno
qualcuno scost per un attimo una tendina: Lucy Martin curiosava, come al solito.
Caroline ebbe una sensazione di vertigine. Perch tutto era uguale, ma lei era
certamente diversa da quando la notte prima era uscita in mezzo alla neve ed era
salita in automobile. Si era come trasformata. Forse avrebbe trovato differenti anche
le stanze, anche la luce, ma quella era casa sua, la chiave era entrata nella serratura,
incastrandosi per un attimo, come sempre, nello stesso punto. Quando la porta si apr,
port Phoebe in una camera che conosceva a memoria: la moquette marrone scuro, il
divano e la poltrona a quadri comprati a una svendita, il tavolino con il ripiano di
vetro. Il libro che stava leggendo la sera prima, Delitto e Castigo, aveva il segno di
dove era arrivata. Aveva lasciato Raskol'nikov che confessava il delitto a Sonja: li
aveva sognati nella loro fredda soffitta e si era svegliata perch il telefono suonava e
la neve aveva riempito le strade.
Al esitava, imbarazzato, sulla soglia. Poteva essere un assassino, uno stupratore, un
truffatore. Poteva essere chiunque.
Ho un divano letto, gli disse, pu dormire l, stanotte.
Dopo un momento d'incertezza, Al entr.
E suo marito? chiese, con un'occhiata in giro.
Non ho un marito, rispose Caroline. Poi si rese conto di aver commesso un
errore e aggiunse: Non l'ho pi.
Lui la guard, con il berretto di lana in mano, i riccioli scuri appiccicati alla fronte.
Caroline si sentiva debole, ma particolarmente vigile, per il caff e la tensione. A un
tratto si chiese come doveva apparirgli, ancora con la divisa da infermiera, i capelli
che non pettinava da ore, il cappotto slacciato e quella bambina stretta tra le braccia.
Non voglio procurarle un disagio, disse Al.
Un disagio? Se non ci fosse stato lei, sarei ancora bloccata in quel parcheggio.
Lui allora sorrise, torn al camion e dopo pochi minuti si present con in mano un
sacchetto di tela verde.
C'era qualcuno che guardava da dietro una finestra a pianterreno.  sicura che
non avr dei dispiaceri per causa mia?
Era Lucy Martin, una pettegola, rispose Caroline. Non si preoccupi, l'ha fatta
felice. Phoebe cominciava ad agitarsi, Caroline prese la bottiglietta dallo
scaldabiberon, prov la temperatura del liquido versandosene una goccia all'interno
del polso e si sedette. Creda a me, le ha dato di che fantasticare per tutta la
giornata.
Ma Phoebe non volle il latte e si mise a piangere. Caroline si alz in piedi e
cominci a camminare per la stanza, accompagnando i suoi passi con una nenia lieve.
Al, nel frattempo, si mise al lavoro. In un attimo aveva montato il divano letto con le
lenzuola ripiegate rigorosamente agli angoli. Quando Phoebe si mise infine
tranquilla, Caroline, con un cenno della testa, gli augur la buonanotte. Chiuse la
porta della camera da letto con un gesto risoluto: Al era certamente il tipo da notare
che in casa mancava una culla.
Durante il viaggio aveva gi pensato a come organizzarsi e ora realizz il suo
progetto: sfil un cassetto dal mobile e ne rovesci il contenuto per terra. Prese due
asciugamani e li mise ripiegati sul fondo avvolti in un lenzuolo, cre un piccolo nido
di coperte e in mezzo sistem Phoebe. Quando and a letto anche lei, la stanchezza le
si rovesci addosso come un mare e cadde subito in un sonno profondo, senza sogni.
Non sent Al che russava in salotto, gli spazzaneve che sgombravano il parcheggio, i
camion che vuotavano i bidoni dell'immondizia, ma quando Phoebe, a met della
notte, cominci ad agitarsi, in un attimo fu in piedi accanto a lei. Si mosse
nell'oscurit come nel silenzio di un acquario: scald il biberon, cambi il pannolino
alla bambina, e, mentre la teneva in braccio per farla succhiare, riflett sui compiti
che l'aspettavano, immediati, coinvolgenti, inderogabili, soltanto suoi.
...
Caroline si svegli con la luce che entrava dalla finestra e il profumo delle uova al
bacon. Si alz, infil la vestaglia e si chin a toccare il viso placido della bambina.
Poi and in cucina, dove Al stava imburrando il pane tostato.
Ehil, disse lui, alzando gli occhi. Si era pettinato, ma non era riuscito a togliere
del tutto ai suoi capelli quell'aria ribelle. Aveva una piccola chiazza di calvizie dietro
la testa e portava, appesa al collo, una catena con un medaglione. Mi scusi se mi
sono comportato come a casa mia, ma ieri avevo saltato la cena.
Sento un buon profumo, rispose Caroline, e ho fame anch'io.
Bene, allora, Al le porse una tazza di caff. Per fortuna che ne ho fatto tanto. Sa
che ha una bella casetta?  accogliente e ordinata.
Le piace? chiese Caroline. Il caff era pi scuro di quello che faceva lei di solito.
Sto pensando di traslocare.
Rest sorpresa delle proprie parole, ma quando le ascolt quasi sospese nell'aria, le
sembrarono vere.
Sto pensando di andare a vivere a Pittsburgh, continu ancora incredula su
quanto stava dicendo.
Al mescol le uova con una spatola, poi le mise nei piatti. Pittsburgh?  una bella
citt, ma c' una ragione particolare che la porterebbe l?
La famiglia di mia madre  originaria di quella zona, rispose Caroline e, mentre
Al metteva i piatti sulla tavola e si sedeva di fronte a lei, pens che bastava
cominciare e le bugie non finivano pi.
Sa, volevo dirle che mi dispiace, gli occhi scuri di Al avevano un'espressione
gentile, comunque sia andata con il padre della sua bambina.
Caroline aveva quasi dimenticato di essersi inventata un marito, e le parve di
capire che Al ritenesse che non fosse mai esistito: si stup che pensasse a lei come a
una ragazza madre. Mangiarono scambiandosi solo qualche osservazione sul tempo,
sul traffico e sulla meta successiva di Al, che era Nashville, nel Tennessee.
Non sono mai stata a Nashville, disse Caroline.
No? Bene, saltate sul camion tutt'e due, lei e la bambina, e andiamo! Era uno
scherzo, ma conteneva uno slancio affettuoso verso una ragazza sola che attraversava
un periodo sfortunato. Per un attimo, Caroline pens davvero di uscire di casa con il
suo carico di scatole e di coperte, senza pi voltarsi indietro.
Forse la prossima volta, disse, e allung una mano per prendere la tazza del
caff. Ho qualche cosa da sistemare qui.
Al annu. Me l'aspettavo, so come vanno queste cose.
Ma la ringrazio, disse Caroline, ho apprezzato il pensiero.
Sarebbe stato un piacere, rispose Al, serio in viso, e si alz per ripartire.
Caroline lo guard dalla finestra mentre andava a prendere il camion, saliva,
entrava nella cabina e si voltava a salutarla con la mano prima di chiudere lo
sportello. Anche lei agit la mano, felice di vedere il suo sorriso cos semplice e
spontaneo. Si stup di avvertire un piccolo strappo al cuore. Prov l'impulso di
corrergli dietro, si ricord della branda sul fondo della cabina dove lui dormiva
qualche volta e della carezza sulla fronte che aveva fatto alla bambina. Certo a un
uomo che conduceva una vita cos solitaria avrebbe potuto chiedere di non tradire i
suoi segreti, di rispettare i suoi sogni e le sue paure. Ma il motore era acceso, il fumo
usciva gi dal tubo d'argento della cabina, il camion lasci lentamente il parcheggio:
non c'era traffico, imbocc la strada e si allontan.
...
Durante le ventiquattr'ore successive, Caroline dorm, si svegli a intervalli
regolari per dare il biberon a Phoebe e rimase alzata giusto il tempo necessario per
mettere qualcosa sotto i denti. Strano, aveva sempre pensato che non avere orari
regolari fosse un segno di eccentricit, una forma di egoismo nato dalla solitudine:
ora, invece, si era ritrovata a mangiare nei momenti pi impensati, in piedi vicino al
tavolo, cereali freddi o un gelato preso a cucchiaiate ancora dalla confezione. Era
come se fosse entrata in una zona d'ombra, in uno stato sospeso tra la veglia e il
sonno, in cui non era obbligata a riflettere a fondo sulle conseguenze delle proprie
decisioni, sulla sorte della bambina che dormiva nel cassetto, o sulla propria.
Il luned mattina si svegli in tempo per avvertire che non sarebbe andata a
lavorare. Le rispose Ruby, la centralinista.
Si sente molto male, Caroline? Ha una voce che fa spavento.
Credo di avere l'influenza, disse Caroline.  probabile che resti a casa per
qualche giorno. C' qualcosa di nuovo in studio? aggiunse, cercando di parlare con
leggerezza.  nato il bambino del dottor Henry?
Non so niente! rispose Ruby. A Caroline pareva di vederla, con la fronte
aggrottata, davanti alla scrivania sgombra, prima che vi si accumulassero le carte
della giornata, il solito vasetto di plastica con i fiori in un angolo. Non s' visto
ancora nessuno, tranne un centinaio di pazienti. Sembra che anche gli altri abbiano
l'influenza, signorina Caroline.
Era appena finita la telefonata, quando Lucy Martin buss alla porta. Caroline si
stup che ci avesse messo tanto.
Indossava un vestito a fiori, un grembiule con dei volant rosa e un paio di
pantofole di tessuto peloso. Quando Caroline apr, entr immediatamente, con in
mano un grosso pane alla banana avvolto in un foglio di plastica.
Lucy aveva un cuore d'oro, lo dicevano tutti, ma la sua visita preoccup
immediatamente Caroline. I dolci di Lucy, le sue pietanze calde erano il suo biglietto
di ingresso per qualsiasi avvenimento: morti, incidenti stradali, nascite, matrimoni e
veglie funebri. La sua sollecitudine era eccessiva, la sua ricerca morbosa di brutte
notizie metteva i brividi e Caroline cercava di tenerla a distanza.
Ho visto che ha avuto visite, disse Lucy, dandole un colpetto complice sul
braccio. Cielo, che bell'uomo! Sono venuta subito, per avere i particolari in
esclusiva!
Lucy sedette sul divano, che aveva gi ripreso il suo aspetto abituale, e Caroline
sulla poltrona. La porta della camera da letto dove dormiva Phoebe era aperta.
Sta poco bene, vero cara? chiese Lucy, perch, adesso che ci penso, la mattina
a quest'ora di solito lei  gi uscita da un pezzo.
Caroline osserv il viso eccitato di Lucy e si rese conto che qualsiasi cosa avesse
detto avrebbe fatto rapidamente il giro della citt: di l a due o tre giorni, dal
droghiere o in chiesa, chiunque le avrebbe chiesto chi era l'estraneo che aveva
passato la notte a casa sua.
Era mio cugino, disse, stupita ancora una volta di tutta quella scioltezza
acquisita nell'inventare bugie. Erano diventate parte del suo essere, le snocciolava
senza batter ciglio.
Oh, mi ero chiesta... Lucy sembrava delusa.
Capisco, disse Caroline e prosegu: Povero Al, sua moglie  all'ospedale,
sporse un pochino la testa verso Lucy e abbass la voce. Che tristezza, ha solo
venticinque anni, ma temono che abbia un tumore al cervello. Spesso perde
l'equilibrio. Al l'ha portata qui, da Somerset, per una visita specialistica. Hanno una
bambina piccola, cos gli ho detto: accompagna tua moglie, resta in ospedale con lei
giorno e notte se  necessario, la bambina posso tenerla io. Si sono fidati di me anche
perch sono un'infermiera. Ha forse sentito piangere la piccola? L'ha disturbata?
Lucy rest tramortita, ridotta al silenzio e Caroline assapor il piacere, o il potere,
che pu dare l'aver scagliato un fulmine a ciel sereno.
Poveretti suo cugino e la moglie! Quanto ha la bambina?
Solo tre settimane, rispose Caroline e, con un'ispirazione improvvisa, si alz in
piedi. Aspetti.
And in camera da letto e prese Phoebe dal cassetto, tutta avvolta nelle coperte.
Guardi com' bella! esclam, mettendosi a sedere accanto a Lucy.
Oh s,  un incanto, disse Lucy e tocc una manina di Phoebe.
Caroline sorrise, con una sensazione improvvisa di gioia e di orgoglio. I lineamenti
che aveva notato subito dopo il parto, il taglio obliquo degli occhi, la faccia
leggermente schiacciata, le erano diventati cos familiari che ormai non se ne
accorgeva pi. Lucy non era abituata a cogliere quei sintomi caratteristici e le parve
che Phoebe fosse come qualsiasi neonato, delicata, incantevole, tenace nel chiedere il
rispetto dei propri diritti.
Sono felice di occuparmi di lei, disse Caroline.
E la madre, bisbigli Lucy, guarir?
Nessuno pu dirlo, solo il tempo, rispose Caroline.
Quei genitori saranno affranti dal dolore, disse Lucy.
Infatti, conferm Caroline e, per evitare l'arrivo di altro cibo da parte di Lucy,
aggiunse: Hanno perso completamente l'appetito.
...
Durante i due giorni successivi, Caroline non usc mai di casa. Il mondo le arrivava
sotto forma di giornali, di sacchetti del droghiere, di garzoni del lattaio, di rumori del
traffico. Il tempo era cambiato, la neve, arrivata all'improvviso, altrettanto
all'improvviso se n'era andata e ora cadeva in grossi blocchi dai tetti delle case e
andava a sciogliersi nei canali di scarico ai bordi delle strade. I giorni passati si
mescolavano al presente in uno scorrere di immagini e impressioni; la sua Ford
Fairlane che, con la batteria di nuovo carica, le era stata riportata; il sole che filtrava
attraverso i vetri opachi; il profumo denso della terra bagnata; il pettirosso che andava
a beccare il cibo alla mangiatoia appesa all'albero. Aveva dei momenti di ansia, ma
spesso, seduta con Phoebe tra le braccia, provava una inattesa, profonda sensazione di
pace. Era vero quello che aveva detto a Lucy Martin, era felice quando guardava
quella bambina. Continuava a ricordare a s stessa che non doveva affezionarsi
troppo a Phoebe, perch rappresentava solo un intermezzo nella sua vita. Ripensava a
David Henry: quando quella notte aveva alzato la testa dalla scrivania e aveva
incontrato il suo sguardo, gli aveva letto negli occhi una profonda bont. Non
dubitava che, superata la violenza del dolore, avrebbe fatto quello che era giusto.
A ogni squillo di telefono pensava che fosse lui, ma erano passati tre giorni e non
l'aveva cercata.
Il gioved mattina sent bussare alla porta. Corse ad aprire, sistemandosi la cintura
del vestito, ravviandosi i capelli. Ma era solo un fattorino che le portava un vaso
pieno di fiori rossi e rosa pallido, affondati in una nuvola di profumati fiorellini
minuscoli. Glieli aveva mandati Al. Grazie per l'ospitalit, aveva scritto sul biglietto,
forse verr a trovarla nel mio prossimo viaggio.
Caroline li port in casa e li dispose sul tavolino davanti al divano. Un po'
inquieta, prese il giornale, The Leader: non lo leggeva da qualche giorno. Tolse
l'elastico e diede una scorsa veloce agli articoli. Resoconti sull'intensificarsi del
conflitto in Vietnam, cronache di vita di societ, modellini di cappelli per la
primavera. Si alz e stava per rimettere il giornale sul tavolo, quando vide un
annuncio bordato di nero:
Servizio funebre
per la nostra diletta figlia
Phoebe Grace Henry
nata e morta il 7 marzo 1964.
Chiesa presbiteriana di Lexington
Venerd, 13 marzo 1964, ore 9
Si rimise a sedere, lentamente. Rilesse quelle parole una volta e un'altra ancora.
Addirittura le tocc, quasi a renderle pi chiare e, in qualsiasi modo, comprensibili.
Con il giornale ancora in mano, and in camera da letto. Phoebe dormiva nel cassetto.
Nata e morta. Caroline torn in salotto e chiam lo studio. Ruby rispose al primo
squillo.
Pensa di venire? le chiese subito. Qui  una gabbia di matti. Tutta la citt ha
l'influenza, abbass la voce. Caroline, mi sente? Ha saputo del dottor Henry?
Erano gemelli!
Il maschio sta bene,  bellissimo, ma la bambina  morta appena nata. Che
tristezza.
Ho letto la notizia sul giornale, Caroline si sentiva la lingua impastata, non
riusciva a parlare. Potrebbe chiedere al dottor Henry di chiamarmi? Gli dica che 
importante. Ho letto la notizia sul giornale, ripet. Si ricorder di avvertirlo,
Ruby? Pos il telefono e rimase seduta a guardare il grande acero fuori dalla
finestra. Un'ora dopo sent bussare alla porta.
Bene, disse, e and ad aprire.
David sedette sul divano, con le spalle curve, rigirandosi il cappello tra le mani.
Lei gli si mise di fronte, sulla poltrona, e lo guard come se non l'avesse mai visto
prima.
 stata Norah a fare l'annuncio, disse David e quando alz gli occhi lei prov,
nonostante tutto, un brivido di pena, guardando la sua fronte piena di rughe e i suoi
occhi stanchi, orfani di sonno. Non mi aveva detto niente.
Ma crede che sua figlia sia morta.  questo che le ha detto, vero?
David annu lentamente. Volevo dirle la verit, ma quando ho cominciato a
parlare, le parole non sono arrivate alle labbra. In quel momento ho creduto di
risparmiarle un dolore.
Caroline pens alle proprie bugie, che si susseguivano con tanta facilit, una dopo
l'altra.
Non l'ho lasciata a Louisville, disse con calma. Accenn alla camera da letto. 
di l. Dorme.
David Henry la guard. Caroline non l'aveva mai visto cos sconvolto.
Perch non l'ha lasciata l? le chiese, quasi in collera. Per quale ragione al
mondo?
Lei ci  mai stato? gli domand, mentre ripensava alla donna che guardava i suoi
capelli scuri cadere sul linoleum freddo del pavimento. L'ha mai visto quel posto?
No. David aggrott la fronte. So che molti lo consigliano. Ho mandato altri, in
passato, e non ho mai avuto rimostranze.
 un luogo spaventoso. Nonostante tutto, Caroline si sent sollevata: il dottor
Henry non conosceva quel posto, non si era reso conto di quello che stava per fare.
L'odio verso di lui si stemper nel ricordo delle notti che passava allo studio per
assistere pazienti che non avrebbero potuto essere curati altrimenti, gente che veniva
dalla campagna, dalla montagna e aveva affrontato il viaggio fino a Lexington con
pochi soldi, mossa solo dalla speranza. I colleghi non erano d'accordo, ma lui non li
ascoltava. Non era cattivo, lei lo sapeva benissimo. Non era un mostro. Ma un
servizio funebre per una bambina viva era un pensiero mostruoso.
Deve dirlo a sua moglie.
Era pallido, ma aveva un'espressione determinata. No, adesso  troppo tardi.
Provveda lei a tutto quello che  necessario. Io non posso dirlo a mia moglie. E non
glielo dir.
In quel momento Caroline lo odi. Nello stesso tempo, tuttavia, sent nascere
dentro di s un legame profondo, che non aveva mai provato per nessuno. Lui le
prese una mano e a Caroline parve un gesto naturale: anche quando le premette le
labbra sulle nocche delle dita e il calore del suo respiro le sfior la pelle.
Se avesse visto l'ombra di un calcolo nell'espressione del suo viso, un sentimento
diverso dal dolore e dalla vergogna, si sarebbe comportata com'era giusto. Avrebbe
telefonato alla polizia per raccontare tutto. Ma c'erano delle lacrime negli occhi di
David Henry.
L'affido a lei, Caroline, disse, lasciandole le mani. Decida lei. Io credo che la
casa di Louisville sia il posto giusto per questa bambina. Non  una decisione che
prendo alla leggera. Avr bisogno di cure che non potr avere altrove. Ma rispetter
qualsiasi altra sua scelta. E se vorr appellarsi alle autorit, accetter il loro giudizio.
Non ci saranno conseguenze per lei, glielo prometto.
Quella frase non era stata detta a caso. Per la prima volta Caroline vide oltre la
questione immediata, oltre quella bambina nella camera accanto. Non le era mai
passato per la mente che la loro vita professionale fosse in pericolo.
Non so, disse lentamente. Devo pensarci. Non so che cosa fare.
David si tolse di tasca il portafogli e lo svuot. Trecento dollari. Caroline si stup
che portasse tanto denaro con s.
Non voglio i suoi soldi, disse.
Non sono per lei, sono per la bambina.
Phoebe. Si chiama Phoebe. Caroline spinse via i soldi con la mano. Pens al
certificato di nascita lasciato in bianco, tranne che per la firma di David, perch lui
aveva troppa fretta quella mattina. Le sarebbe stato facile scrivere il nome di Phoebe,
e il proprio.
Phoebe, ripet David; si alz in piedi per andarsene e lasci i soldi sul tavolo.
La prego, Caroline, non faccia niente senza avvertirmi prima.  l'unica cosa che le
chiedo. Qualsiasi decisione prenda, mi avverta.
Se ne and e tutto fu come prima: l'orologio sul camino, il riquadro di luce sul
pavimento, le ombre affilate dei rami nudi. Entro qualche settimana sarebbero
spuntate le nuove foglie, che avrebbero ricoperto i rami e cambiato le ombre sul
pavimento. Succedeva tutti gli anni, eppure la stanza ora le parve stranamente
anonima, come se non vi avesse mai vissuto. Nel corso degli anni aveva comprato
poche cose per s, perch era parsimoniosa per natura e anche perch pensava che la
sua vera vita si sarebbe svolta da qualche altra parte. Il divano a quadri con la
poltrona uguale le piacevano, li aveva scelti lei, ma ora capiva che li avrebbe lasciati
senza rimpianti. Avrebbe lasciato anche il resto, pens guardandosi attorno, le stampe
di paesaggi in cornice, il portariviste di vimini vicino al divano, il tavolino. Le
sembrava improvvisamente che la sua casa fosse diventata la sala d'aspetto di un
qualsiasi studio medico della citt. E d'altra parte che altro aveva fatto lei, finora, se
non aspettare?
Cerc di mettere un freno ai propri pensieri. Certamente si poteva trovare una
soluzione pi semplice. Cos le avrebbe detto sua madre, scuotendo la testa e
ricordandole che non era Sarah Bernhardt. Per anni Caroline aveva ignorato chi fosse
Sarah Bernhardt, ma aveva capito subito cosa intendeva sua madre: qualsiasi eccesso
di emozione andava evitato perch destabilizzava lo svolgersi tranquillo delle loro
giornate. E cos aveva messo da parte le proprie emozioni, come si deposita un
cappotto al guardaroba. Un giorno, pensava, avrebbe potuto recuperarle, ma non le
era mai successo finch non aveva preso la bambina appena nata dalle braccia del
dottor Henry. In quel momento aveva avuto inizio un cammino che era diventato
inarrestabile. Aveva paura eppure era felice. Poteva partire quel giorno stesso e
cominciare una nuova vita in un altro luogo. Comunque, indipendentemente da quello
che avrebbe deciso per la bambina. La citt era piccola, tutti la conoscevano.
Immagin Lucy Martin che, con gli occhi brillanti di un piacere segreto, parlava di lei
e del suo affetto per quella piccola abbandonata. Povera vecchia zitella, sarebbe stato
il commento generale, desiderosa di avere un bambino tutto suo!
La affido a lei, Caroline, aveva detto David Henry, il viso invecchiato, rugoso
come un guscio di noce.
...
La mattina seguente, Caroline si alz presto. Era una bella giornata e spalanc la
finestra per far entrare l'aria fresca e il profumo della primavera. Phoebe si era
svegliata due volte quella notte ma, mentre dormiva, Caroline aveva riunito tutte le
proprie cose e le aveva portate in automobile. Si era accorta cos di possedere molto
poco, il contenuto di qualche valigia che avrebbe trovato facilmente posto nel baule e
sul sedile posteriore della Fairlane. Le piaceva essere cos efficiente. Il giorno prima
aveva predisposto tutto: un'associazione benefica avrebbe ritirato i mobili, un
servizio di pulizia avrebbe riordinato l'appartamento. Aveva disdetto luce gas e
giornali e chiuso per lettera il conto in banca.
Mentre beveva il caff, aspett di sentire l'automobile di Lucy che si allontanava.
Poi prese in braccio Phoebe e si ferm per un momento sulla soglia di quella casa
ormai estranea. Chiuse la porta senza esitazioni e scese le scale.
Mise Phoebe nello scatolone sul sedile posteriore e guid verso la citt, pass
accanto allo studio medico con i suoi muri azzurri e il tetto arancione, super la
banca, il lavasecco e il distributore di benzina dove andava di solito. Arrivata vicino
alla chiesa, si ferm lungo la strada e lasci Phoebe addormentata in automobile.
Scese e vide che il gruppo riunito sul sagrato era pi numeroso di quanto avesse
previsto: si tenne in disparte, quanto bastava per vedere la nuca di David Henry e i
capelli biondi di Norah raccolti in uno chignon sobrio e ordinato. Nessuno si accorse
di lei. I tacchi delle sue scarpe affondavano nel fango formatosi al bordo del
marciapiedi. Li liber, spostando in avanti il peso del corpo e ripens all'odore di
stantio che c'era nell'istituto dove il dottor Henry l'aveva mandata la settimana
prima.
Ud vagare delle parole nell'aria calma del mattino.
La notte  chiara come il giorno; il buio e la luce sono per te la stessa cosa.
Norah Henry si asciug le guance con un fazzoletto bordato di pizzo. Caroline
risent sulle mani la stretta delle sue dita mentre spingeva fuori i bambini dal proprio
corpo e allora anche a lei vennero le lacrime agli occhi. Il dolore la distruggerebbe,
aveva detto David Henry. E che cosa sarebbe successo se ora lei si fosse fatta avanti
con la bambina tra le braccia? Se avesse interrotto quel dolore solo per portarne tanti
altri?
Tu hai davanti a te le nostre turpitudini; i nostri peccati segreti davanti alla luce
del tuo volto.
David Henry non riusciva a restare fermo mentre il pastore parlava. A Caroline si
chiuse la gola, respirava a fatica. La ghiaia sembrava premerle attraverso le scarpe, il
gruppo di persone riunite sul sagrato le apparve improvvisamente indistinto ed ebbe
paura di cadere. Norah pieg le gambe con grazia per inginocchiarsi nel fango mentre
il vento spostava il velo corto che copriva il suo cappellino a tamburello.
Perch ci che si vede  transitorio ma ci che non si vede  eterno.
Caroline guard la mano del pastore e, quando lui parl di nuovo, le sue parole non
le parvero pi dirette a Phoebe ma a s stessa.
Abbiamo affidato il suo corpo agli elementi, terra alla terra, cenere alla cenere,
polvere alla polvere. Il Signore la benedica e la tenga con s, il Signore faccia
splendere il suo volto su di lei e le dia pace.
La voce tacque, il vento si mosse tra gli alberi e Caroline si calm: si asciug gli
occhi con il fazzoletto, si volt e torn verso l'automobile. Phoebe dormiva ancora,
una lama di luce le attraversava il viso.
"Ogni fine," pens Caroline, "contiene un inizio." Svolt dietro l'angolo della
fabbrica di monumenti con le sue file di pietre tombali, e si diresse verso
l'interstatale. Strano. Non faceva pensare a un cattivo presagio una fabbrica di
monumenti funebri alle porte di una citt? Ma ormai se l'era lasciata alle spalle e
quando arriv al bivio dell'autostrada decise di dirigersi a nord, verso Cincinnati e
poi a Pittsburgh seguendo il fiume Ohio dove il dottor Henry aveva trascorso parte
del suo misterioso passato. L'altra strada, quella che portava a Louisville e alla casa
per deboli di mente, come aveva detto quella donna, scomparve nello specchietto
retrovisore.
Caroline guidava in fretta, in un modo quasi spericolato, con la testa piena di una
eccitazione che brillava come il giorno. Che cosa contavano ormai i cattivi presagi?
Dopotutto la bambina che viaggiava accanto a lei era gi morta agli occhi del mondo.
E lei, Caroline Gill, stava sparendo dalla faccia della terra e questa idea la faceva
sentire leggera, sempre pi leggera, come se l'automobile avesse preso a volare sopra
i campi silenziosi dell'Ohio del sud. Durante quel pomeriggio di sole, viaggiando
verso nordest, Caroline guard con totale fiducia al futuro. E perch no?
1965
Febbraio 1965
Norah era scalza: in equilibrio su uno sgabello, fissava i festoni che penzolavano
dal lampadario della sala da pranzo. Catene di cuori di carta rosa ricadevano sul
tavolo, si rincorrevano tra i bordi dorati delle porcellane e sulla tovaglia di pizzo.
Paul, undici mesi, era seduto per terra in un angolo, vicino a un vecchio cesto
pieno di cubi di legno. Aveva appena imparato a camminare e ogni stanza
rappresentava un'avventura. Aveva fatto cadere una scatola di chiodi e si era divertito
a sentirli tintinnare; poi aveva trascinato dietro di s il sacchetto di un preparato per
torte che aveva lasciato sul pavimento una lunga striscia bianca. Ora, a occhi
spalancati, guardava i festoni. Si arrampic su una sedia per prenderli, traball, riusc
ad afferrarne uno e tir, facendo oscillare il lampadario. Poi perse l'equilibrio e si
ritrov a terra. Scoppi a piangere, senza capire bene quello che era successo.
Norah scese dallo sgabello. Cosa c', amore, cosa c'?, disse accarezzandogli i
capelli neri.
Fuori i fari di un'automobile illuminarono il vialetto. Una portiera sbatt e
cominci a suonare il telefono. Norah prese in braccio Paul e lo port in cucina per
rispondere. Intanto qualcuno bussava alla porta.
Pronto? Pos le labbra sulla fronte umida del bambino e allung lo sguardo per
vedere chi fosse entrato nel viale d'accesso. Aspettava Bree, ma sarebbe dovuta
arrivare solo di l a un'ora.
Pronto? ripet al telefono.
Signora Henry?
Era la nuova infermiera che assisteva David. Aveva cominciato a lavorare in
ospedale da un mese. Aveva una voce squillante e cordiale: Norah non l'aveva mai
vista ma la immaginava come una donna di mezza et, robusta ed efficiente, con i
capelli raccolti con cura nella cuffia inamidata. Caroline Gill era scomparsa. Un
mistero, e anche uno scandalo.
Signora Henry, sono Sharon Smith. Il dottore  stato chiamato d'urgenza in sala
operatoria proprio mentre stavo per andare a casa. C' stato un gravissimo incidente
appena fuori da Leestown Road. Ragazzi. Si sono fatti male parecchio. Il dottor
Henry mi ha pregato di avvertirla che verr a casa appena potr.
Non sa tra quanto? In cucina si sentiva il profumo del maiale arrosto, dei crauti e
delle patate al forno: il piatto preferito di David.
Non me l'ha detto, ma da quello che ho capito, ci vorranno ore.
Norah sent la porta d'ingresso aprirsi e richiudersi, poi un passo, leggero e
familiare, attravers l'atrio e il salotto e si ferm nella sala da pranzo. Bree era in
anticipo: quella sera si sarebbe occupata di Paul, affinch lei e David potessero avere
tutta per s la vigilia di San Valentino, l'anniversario del loro matrimonio.
Era stata un'idea di Norah, una sorpresa, il suo regalo a David.
Grazie, disse all'infermiera prima di posare il telefono. Grazie di avermi
avvisata.
Bree entr in cucina, portando con s un odore di pioggia. Sotto il lungo
impermeabile, calzava stivali neri alti fino al ginocchio, le cosce lunghe sparivano
sotto l'orlo della gonna pi corta che Norah avesse mai visto. Gli orecchini d'argento,
incastonati di pietre turchesi, le danzavano intorno al viso. Veniva direttamente dal
lavoro: dirigeva l'ufficio di una stazione radio locale.
Uau! Che splendore! disse togliendosi l'impermeabile. Come sei riuscita a
mettere a posto tutta la casa cos in fretta da sola?
Ho lavorato molto, rispose Norah, pensando alle settimane passate a pulire le
tappezzerie e dare un'altra mano di vernice. Nell'ultimo anno erano cambiate molte
cose: David aveva accettato un incarico di responsabilit nell'ospedale principale di
Lexington; poi avevano traslocato, pensando che una nuova casa li avrebbe aiutati a
lasciarsi il passato alle spalle. Norah si era dedicata con slancio a questo progetto,
eppure non ne aveva tratto i benefici sperati: il dolore per la perdita subita non si
spegneva mai. Solo due volte, in quell'ultimo mese, aveva chiesto l'aiuto di una
babysitter: in quelle due occasioni era uscita senza pensare pi alla sua casa, con gli
infissi dipinti a met e i rotoli di carta da parati per terra. Aveva guidato a una
velocit troppo elevata sulle strette strade di campagna ed era andata al cimitero
privato dove, dietro il cancello di ferro battuto, era sepolta sua figlia. Le lapidi erano
basse, alcune molto vecchie e consumate. Quella di Phoebe era semplice, di granito
rosa, con le date incise sotto il nome. Nello spoglio paesaggio invernale, Norah si era
inginocchiata sull'erba dura e gelata, tanto simile a quella del suo sogno. Il dolore la
paralizzava e le impediva di piangere: era rimasta l per qualche ora prima di tornare
a casa.
Ora Paul cercava di afferrare i capelli di Bree.
La tua mamma  un portento, gli disse.  la Suzy massaia perfetta dei nostri
tempi. No, gli orecchini no, tesoro, aggiunse prendendo la manina di Paul nella sua.
Suzy massaia perfetta? ripet Norah, irritata. Cosa vuoi dire?
Non voglio dire nulla, Norah,  uno scherzo, rispose Bree. Stava facendo le
boccacce al bambino e guard la sorella, sorpresa. Dai, non te la prendere.
Suzy massaia perfetta..., ripet Norah risentita. Volevo solo che la casa fosse
bella e accogliente per il mio anniversario. Cosa c' di male?
Niente, sospir Bree,  una casa fantastica, non te l'ho appena detto? E io sono
venuta qui per occuparmi del bambino, ti ricordi? Perch sei cos arrabbiata?
Accidenti, Bree, non farci caso!  che David  in sala operatoria...
Bree esit un istante, poi disse, sarcastica: Ma che novit!
Norah stava per difenderlo, ma s'interruppe. Con le mani premute sulle guance,
esclam: Oh, Bree, perch proprio stasera?
Proprio stasera... era meglio di no, convenne Bree. Norah s'irrigid e strinse le
labbra. Bree rise. Via, Norah, devi essere onesta, forse non  colpa sua, anche se tu
non ci credi.
No, lo so che non  colpa sua. C' stato un incidente. Ma resta il fatto che non ci
voleva.
Lo so, sorrise Bree, affettuosa. Guarda, ho portato un regalo per te e David:
forse ti render pi allegra.
Spost Paul sull'altro braccio e cominci a frugare nella sua grossa borsa
patchwork. Ne estrasse libri, una merendina, un fascio di volantini per una
manifestazione, un paio di occhiali da sole e, infine, una bottiglia: il vino scintill
rosso come i semi di una melagrana quando lo vers.
All'amore, brind Bree, porgendo il bicchiere alla sorella e alzando il proprio,
alla felicit, alla gioia perfetta!
Risero tutte e due e bevvero. Il vino sapeva di bacche e di legno di rovere. Fuori la
pioggia continuava a scrosciare sonora dalle grondaie. Per anni Norah avrebbe
ricordato quella sera, la malinconia, la delusione, Bree che portava con s i vivaci
segnali di un altro mondo, gli stivali lucidi, gli orecchini, la sua splendente vitalit.
Tutto remoto e irraggiungibile. Solo anni dopo avrebbe capito come andava chiamata
quella opacit in cui viveva: nel 1965 non si parlava ancora di depressione. E
certamente nessuno avrebbe pensato che proprio lei che aveva un bella casa, un bel
bambino e un marito medico potesse essere depressa. L'avete venduta la vostra
vecchia casa? chiese Bree, posando il bicchiere sul tavolo.
Non ancora, rispose Norah, l'offerta  pi bassa di quanto ci aspettassimo.
David vorrebbe accettarla, tanto per non pensarci pi: io non ne sono cos sicura.
Pens a quelle stanze ormai buie e vuote, al cartello "vendesi" appeso nel portico e
sent cedere le gambe. Si appoggi al tavolo per sostenersi e bevve un altro sorso di
vino.
Come va la tua vita sentimentale? chiese, tanto per cambiare argomento. Lo
vedi ancora quel ragazzo, come si chiama... Jeff?
Oh Jeff, un'ombra attravers il viso di Bree. Non te l'avevo detto? Due
settimane fa sono tornata a casa e l'ho trovato a letto con una graziosa creatura che
lavorava insieme a noi durante la campagna per l'elezione del sindaco.
Oh, mi dispiace!
No, non devi. Non  che lo amassi o cose del genere. Stavamo semplicemente
bene insieme. O almeno cos mi sembrava.
Non lo amavi? Norah si accorse, infastidita, di aver usato lo stesso tono di
disapprovazione che usava sua madre. Non voleva essere come lei, non voleva
starsene l a bere il t, come nella casa ordinata della loro infanzia.
No, stava dicendo Bree, no, non lo amavo, anche se per un po' di tempo mi era
parso possibile. Ma nemmeno questo conta pi, ormai. Il fatto  che lui ha ridotto
tutto a uno schema, e se c' una cosa che detesto  essere inserita in uno schema.
Pos il bicchiere vuoto sul tavolo e spost di nuovo Paul sull'altro braccio. Il viso
senza trucco era di una bellezza delicata, le guance in quel momento erano un po'
arrossate.
Io non potrei vivere come te, disse Norah. Da quando era nato Paul, da quando
Phoebe era morta, sentiva il bisogno di essere sempre vigile, come se un attimo di
distrazione potesse spalancare la porta alla rovina. Proprio non potrei... infrangere
tutte le regole, buttare tutto all'aria.
Il mondo non finisce, replic Bree a bassa voce. Fa impressione pensarci, ma
non finisce mai.
Norah scosse la testa. Potrebbe finire. Potrebbe succedere qualsiasi cosa.
Lo so, Norah. Hai ragione, tutto pu succedere e in qualunque momento. Ma
quello che va male non  colpa tua. Puoi passare il resto della tua vita a camminare in
punta di piedi per non inciampare, ma alla fine cadi lo stesso e ti accorgi di non aver
mai vissuto veramente.
Norah tacque e prese Paul dalle braccia di Bree: il bambino era agitato perch
aveva fame. Bree vers ancora del vino per tutt'e due e prese una mela dalla ciotola
sul tavolo. Norah tagli dei pezzetti di formaggio, di pane, di banana e li sparse sul
vassoio del seggiolone. Ogni tanto beveva un sorso di vino. A poco a poco le cose
intorno acquistarono una luce pi limpida, un colore pi vivido.
Per il nostro anniversario, ho comprato a David una macchina fotografica, disse
Norah. Da quando ha questo nuovo incarico, lavora moltissimo. Ha bisogno di
distrarsi. Non riesco a credere che abbia fatto tardi anche stasera.
Mi  venuta un'idea, esclam Bree, porto via Paul con me in ogni caso. Forse
David arriver in tempo per la cena. E se  mezzanotte, che importa? Togliete di
mezzo i piatti e fate l'amore sul tavolo da pranzo!
Bree!
Bree rise. Ti prego, Norah, sarei cos contenta di tenerlo un po'...
Deve fare il bagno.
D'accordo. Prometto di non farlo annegare nella vasca.
Non mi fai ridere, disse Norah.
Alla fine, per, acconsent e prepar una borsa con il necessario per Paul. Sent i
suoi capelli soffici sfiorarle la guancia, vide i suoi grandi occhi neri fissarla mentre si
allontanava verso la porta in braccio a Bree. Era andato via. Guard dalla finestra i
fanalini di coda dell'auto di Bree sparire in fondo alla strada. Rest per qualche
minuto con lo sguardo perso nel buio, poi and in cucina, copr l'arrosto con un
foglio di alluminio e spense il forno. Erano le sette. La bottiglia di vino che aveva
portato Bree era quasi vuota. L'orologio ticchettava sulla parete. Apr l'altra bottiglia,
quella del costoso vino francese che aveva comprato per cena.
La casa era cos silenziosa. Era mai stata sola, almeno una volta, da quando era
nato Paul? No. Aveva evitato quei momenti di vuoto, di paralisi, per non tornare con
il pensiero alla figlia perduta. Il servizio funebre nel cortile della chiesa, alla luce
cruda del nuovo sole di marzo, le era stato di aiuto, ma qualche volta aveva ancora la
sensazione che la bambina fosse l, e che se si fosse voltata avrebbe potuto vederla
sulle scale o fuori, sul prato.
Appoggi le mani contro la parete e scosse la testa: doveva smetterla di pensare.
Con il bicchiere in mano, attravers tutta la casa per riesaminare il lavoro che aveva
fatto. I suoi passi avevano un suono sordo sui pavimenti appena lucidati. Fuori, la
pioggia cadeva insistente, offuscava la luce dei lampioni. Si ricord di quell'altra
notte quando, sotto la neve, David l'aveva sorretta e l'aveva aiutata a infilarsi il
soprabito verde. Lo aveva ancora, era vecchio, ma non sapeva decidersi a buttarlo
via. Quella notte David era attento, preoccupato e lei aveva la sensazione di
conoscerlo come conosceva s stessa. Ma adesso tutto era cambiato. La sera, quando
le sedeva accanto sul divano e dava un'occhiata ai giornali, appariva assente, lontano.
Erano le otto passate. Norah torn in cucina e assaggi un pezzetto dell'arrosto.
Mangi anche una patata, direttamente dalla pentola, schiacciandola nel sugo con la
forchetta. Lo sformato di broccoli e formaggio si era rappreso e cominciava a
seccarsi: Norah assaggi anche quello. Si scott la bocca e cerc il bicchiere. Era
vuoto. Bevve un po' d'acqua, in piedi davanti al lavandino, appoggiandosi al bordo
del tavolo: il mondo le sembrava instabile. "Sono ubriaca", pens, stupita e
vagamente compiaciuta. A lei non era mai capitato di ubriacarsi, mentre Bree, una
sera, era tornata a casa dopo una festa e aveva vomitato sul pavimento. Aveva detto
alla mamma che qualcuno aveva aggiunto dell'alcol nel ponce, ma a lei aveva
confessato la verit: una bottiglia in un sacchetto di carta marrone, gli amici nascosti
tra i cespugli, i loro respiri umidi nel buio della notte.
Il telefono sembrava lontano da raggiungere. Norah si sent strana, come se stesse
fluttuando nell'aria, al di fuori di s stessa. Si aggrapp allo stipite della porta con
una mano e con l'altra fece il numero. Teneva il ricevitore appoggiato tra la spalla e
l'orecchio. Bree rispose immediatamente.
So che sei tu. Paul sta bene, abbiamo letto un libro, ha fatto il bagno e adesso
dorme profondamente.
Ah, bene. Norah avrebbe voluto parlare con Bree di quel mondo che le
tremolava intorno, ma poi le era sembrata una sensazione troppo personale, quasi un
segreto.
Tu come stai? chiese Bree. Tutto bene?
S, David non  ancora arrivato, ma io sto bene.
Chiuse il telefono in fretta e si vers un altro bicchiere di vino, poi usc sul portico.
C'era foschia: ripens a quella notte, a quando l'automobile era slittata sul ghiaccio,
sbandando finch David non aveva ripreso il controllo del volante. Ma dov'era,
adesso? Le si riempirono gli occhi di lacrime. Perch lo aveva sposato? Perch lui
l'aveva cos fortemente voluto? Durante quel vorticare di settimane, dopo che si
erano conosciuti, era andato a casa sua ogni giorno, le aveva offerto rose, cene e gite
in campagna. La vigilia di Natale lei aveva sentito suonare il campanello ed era
andata ad aprire: indossava una vecchia vestaglia, credeva che fosse Bree. Invece se
l'era trovato davanti, sommerso da una quantit di scatole. Era tardi, aveva detto, lo
sapeva, ma perch non andava a fare un giro in automobile con lui?
No, aveva risposto, sei matto?, ma poi aveva riso e lo aveva fatto entrare. David in
piedi sulla porta di casa sua, carico di fiori e di regali. Era stupita e lusingata. Un
tempo, al college, alle feste delle associazioni femminili o, pi tardi, alla societ dei
telefoni dove lavorava, quando sentiva le colleghe progettare i loro matrimoni,
rimaneva in silenzio: credeva che non si sarebbe mai sposata. E invece ora era
arrivato David, un uomo affascinante, con una professione prestigiosa, che le stava
dicendo: Vieni, ti prego, voglio mostrarti qualcosa di speciale.
Era una notte stellata. Norah sedeva in auto accanto a lui. Si era messa un vestito di
lana rossa e si sentiva bella. Nell'aria fredda e pungente, avevano attraversato
stradine buie e sempre pi strette, finch non erano arrivati a uno spazio aperto che
non aveva mai visto prima. David si era fermato vicino a un vecchio mulino ancora in
funzione. L'acqua rifletteva la luce della luna: la grande ruota si ergeva come una
massa nera a oscurare le stelle.
Hai freddo? le aveva chiesto David, alzando la voce a contrastare il rumore
dell'acqua. Norah aveva risposto ridendo che stava bene, che non aveva freddo.
Neanche alle mani? Non hai i guanti.
Sto bene cos, aveva ripetuto lei, ma David le aveva gi preso le mani tra le sue e
se le premeva sul petto, scaldandole contro il cappotto di lana.
 bellissimo qui! aveva esclamato. David l'aveva stretta a s e l'aveva baciata.
Norah, aveva detto, vuoi sposarmi?
Lei aveva sorriso. S, ti voglio sposare.
David le aveva infilato un anello al dito: un cerchietto d'oro bianco con un
brillante al centro circondato da piccoli smeraldi. Verdi come i suoi occhi.
Adesso sulla porta della sala da pranzo, Norah rigir l'anello tra le dita. I festoni
tremolavano nell'aria. Uno le sfior il viso, un altro fin nel bicchiere. Uno schizzo di
vino era finito sulla tovaglia: Norah guard la macchia allargarsi lentamente. Si era
macchiato anche il nastro dorato che legava il regalo per David. Lo prese e,
d'impulso, strapp via la carta. "Sono proprio ubriaca", pens.
La macchina fotografica era maneggevole. Norah aveva riflettuto per settimane
sulla scelta del regalo, finch non l'aveva vista esposta da Sears. Di metallo nero e
acciaio scintillante, con pulsanti e levette complicati e i numeri in rilievo sui cerchi
attorno all'obiettivo. Il commesso, giovane e zelante, l'aveva oppressa con una
quantit di spiegazioni tecniche sull'apertura dell'obiettivo, la messa a fuoco, le lenti
grandangolari. I termini tecnici l'avevano lasciata indifferente, ma le piaceva sentire
la sagoma della macchina nelle proprie mani, la sua consistenza fredda e il modo in
cui la scena risultava perfettamente inquadrata quando lei la fissava attraverso il
mirino.
Ora, tanto per provare, abbass la levetta cromata. Nella stanza si sentirono ben
distinti un clic e poi uno scatto mentre si apriva e si richiudeva l'otturatore. Gir la
rotellina per fare avanzare la pellicola. Si ricordava che il commesso aveva usato
proprio quella espressione far avanzare la pellicola e per un attimo le sue parole si
erano alzate sul torrente di voci che attraversava il magazzino. Guard attraverso il
mirino e inquadr il tavolo in disordine, poi mise a fuoco. Questa volta, quando fece
scattare l'otturatore, ci fu un'esplosione di luce sulla parete. Sbatt le palpebre, rigir
la macchina e osserv la lampadina, che era diventata nera. La tolse e si bruci le
dita, ma era troppo distratta per accorgersene.
Guard l'orologio: le dieci meno un quarto.
La pioggia continuava a scendere, rada.
David era uscito a piedi quella mattina e pens che forse stava tornando a casa
stanco, lungo le strade buie. Di slancio, prese l'impermeabile e le chiavi
dell'automobile: sarebbe andata a prenderlo all'ospedale, gli avrebbe fatto una
sorpresa.
L'auto era gelata. Usc a marcia indietro, cercando la manopola del riscaldamento,
e, senza riflettere, svolt dalla parte sbagliata. Anche dopo essersi accorta dell'errore,
continu a percorrere le stradine che portavano alla loro vecchia casa. Anche se ormai
avevano deciso di venderla, lei ci tornava quasi ogni giorno. Era l che sua figlia
aveva vissuto il suo periodo prenatale, l si era consumata la breve esistenza che le
aveva unite.
La casa era buia, ma per il resto era sempre la stessa: il grande portico, le quattro
colonne, la pietra calcarea a taglio rustico. A pochi metri di distanza, la sua vicina di
un tempo, la signora Michaels, trafficava in cucina: lavava i piatti e ogni tanto
guardava fuori dalla finestra; il signor Bennett si riposava seduto in poltrona, davanti
al televisore. Mentre saliva i gradini, Norah avrebbe potuto credere di abitare ancora
l, ma quando apr la porta vide le stanze vuote, spoglie, stranamente piccole.
Si aggir per la casa fredda e cerc di schiarirsi la mente. Gli effetti del vino
adesso erano ancora pi pesanti. Aveva la macchina fotografica a tracolla. C'erano
ancora quindici fotografie sulla pellicola, in tasca le era rimasto qualche flash.
Fotograf il lampadario. Pens che cos avrebbe sempre avuto quell'immagine con s
e non si sarebbe pi svegliata nel cuore della notte, cercando di ricordarne gli
eleganti, ricurvi bracci dorati.
Pass da una stanza all'altra, animata da uno scopo preciso: fissare l'immagine
delle finestre, delle fibre intrecciate del pavimento di legno. Le sembrava
d'importanza vitale registrare anche il minimo particolare. All'improvviso, in salotto,
le cadde di mano la lampadina di un flash. Fece un passo indietro e il vetro le fer il
tallone. Si guard il piede attraverso la calza e si rese conto, con stupore quasi
divertito, di aver conservato la sua abitudine di lasciare le scarpe bagnate sotto il
portico e di entrare in casa scalza. Si aggir ancora due volte per le stanze,
fotografando gli interruttori, le finestre, il tubo del gas. Mentre scendeva le scale, vide
che il tallone sanguinante aveva lasciato piccole macchie rosse sui gradini: cupi cuori,
piccoli messaggi di San Valentino.
Usc e si rimise le scarpe. Prov un dolore acuto al piede ferito mentre saliva in
automobile. Pi tardi, non avrebbe ricordato molto di quel viaggio di ritorno, solo le
strade buie, il vento, la luce dei fanali riflessa nelle pozzanghere e l'acqua che
schizzava sotto le ruote. Non si sarebbe ricordata il colpo di metallo contro metallo:
aveva visto solo, all'improvviso, un bidone della spazzatura volare davanti
all'automobile. Lucido di pioggia, per un attimo, le era sembrato sospeso nel vuoto
prima di cadere. Poi aveva colpito il cofano, sbattendo contro il parabrezza;
l'automobile aveva urtato il bordo del marciapiedi e aveva terminato la sua corsa
sullo spartitraffico, sotto i rami secchi di una quercia. Il parabrezza ora sembrava una
ragnatela, con tante linee intricate che si allargavano a ventaglio. Si era passata la
mano sulla fronte e si era sporcata di sangue.
Non era scesa dall'auto. Il bidone dell'immondizia era rotolato in mezzo alla
strada. In una casa si erano accese le luci e un uomo in vestaglia e pantofole era corso
sul marciapiedi fino all'automobile.
Si  fatta male? le aveva chiesto mentre lei abbassava il finestrino. L'aria fredda
della notte le aveva accarezzato la faccia. Che cos' successo? Ha del sangue sulla
fronte. L'uomo le aveva porto un fazzoletto.
Non  niente, gli aveva risposto, rifiutando con un gesto quel fazzoletto
spiegazzato. Si era passata di nuovo la mano sulla fronte, e si era strofinata la ferita
sporca di sangue. La macchina fotografica, che teneva ancora a tracolla, aveva
sbattuto contro il volante. Se l'era sfilata e l'aveva posata con cura sul sedile vicino.
 il mio anniversario di matrimonio, aveva detto allo sconosciuto. Mi sanguina
anche il piede.
Vuole che chiami un medico?
Mio marito  un medico. L'uomo l'aveva guardata con una espressione incerta,
come se avesse parlato in modo sconnesso.  un medico, aveva ripetuto con
fermezza e, anche se in modo ancora confuso, aveva soggiunto: Vado a cercarlo.
Forse non dovrebbe guidare, aveva suggerito l'uomo. Perch non lascia qui
l'automobile mentre io telefono a un'ambulanza? 
Quella proposta gentile l'aveva quasi convinta, ma poi aveva immaginato le luci, le
sirene, le mani soccorritrici, David che la trovava al pronto soccorso scarmigliata e
ubriaca: uno scandalo.
No, aveva risposto, stando bene attenta a quello che diceva. Sto bene. Un gatto
ha attraversato la strada e mi sono spaventata, ma non ho bisogno di niente.  solo un
taglietto.
L'uomo aveva esitato a lungo, poi si era stretto nelle spalle, aveva fatto un cenno di
saluto ed era tornato sul marciapiedi. Norah era ripartita guidando con cautela. Aveva
visto nello specchietto che lui era rimasto a guardarla, a braccia conserte, finch non
si era allontanata.
Le finestre della sua casa nuova splendevano di luci, al pianterreno e al primo
piano. Parcheggi l'automobile sul viale, scese e rest per un momento in piedi
sull'erba umida, mentre una pioggia leggera le gocciolava sui capelli e
sull'impermeabile. Dalle finestre intravide David, seduto sul divano. Aveva in
braccio Paul che dormiva con la testa appoggiata sulla sua spalla. Pens al disordine
che aveva lasciato, al vino rovesciato, ai festoni caduti sul tavolo, all'arrosto
bruciacchiato. Si strinse addosso l'impermeabile e corse su per i gradini.
Norah! David le and incontro sulla porta con Paul in braccio. Norah, che cos'
successo? Hai del sangue sulla fronte.
Sto bene, va tutto bene, disse Norah, rifiutando la mano che lui le porgeva per
aiutarla. Le faceva male il piede, ma era grata a quel dolore acuto, una sorta di
contrappunto al pulsare che aveva nella testa. Paul dormiva profondamente. Lei gli
accarezz la schiena.
Dov' Bree? chiese.
 venuta a cercarti, rispose David. Volt la testa verso la sala da pranzo, Norah
segu il suo sguardo e vide la cena rovinata, i festoni ammucchiati sul pavimento.
Quando mi sono reso conto che non eri a casa mi sono spaventato e le ho telefonato.
Ha riportato qui Paul e poi  corsa a cercarti.
Sono andata alla vecchia casa, disse Norah. Ho urtato contro un bidone della
spazzatura. Si mise una mano sulla fronte e chiuse gli occhi.
Sei ubriaca, Norah. David fece questa affermazione con calma.
Eri in ritardo, ho bevuto solo un po' di vino.
Le bottiglie vuote erano due, Norah.
C'era anche Bree con me. L'attesa  stata lunga.
Quei due ragazzi, sai, quelli dell'incidente di stasera... erano pieni di birra. Ho
avuto molta paura, Norah.
Non sono ubriaca.
Suon il telefono. Lei rispose, sent che il ricevitore le pesava nella mano. Era
Bree, parlava in fretta, voleva sapere che cos'era successo. Sto bene, disse Norah,
scandendo le parole, sto bene. David la guardava, osservava le linee scure che il
sangue rappreso le aveva lasciato sul palmo della mano. Lei la chiuse a pugno e gli
volt le spalle.
Vieni, le disse con dolcezza, dopo che ebbe riattaccato il telefono. Le sfior un
braccio. Vieni qui.
Salirono al piano di sopra. David adagi Paul nel lettino, mentre Norah si toglieva
le calze rotte, mettendosi a sedere sul bordo della vasca. Le cose stavano diventando
pi chiare, meno incerte, ora forse poteva cercare di riflettere sugli avvenimenti di
quella serata. Sbatt le palpebre perch la luce era troppo forte. Quando David torn,
le scost i capelli dalla fronte e con gesti delicati cominci a pulirle la ferita.
Spero che l'avversario si trovi in condizioni peggiori di te, disse sorridendo. Era
cos che si rivolgeva di solito ai pazienti del pronto soccorso: parole superficiali,
scherzose, vuote, per distrarre la loro attenzione dal lavoro che stava facendo.
Non c'era nessun altro, rispose, pensando all'uomo con i capelli d'argento che si
era affacciato al finestrino dell'automobile. Un gatto mi ha spaventata e ho sterzato
di colpo. Ma il parabrezza... ahi! grid, mentre lui le disinfettava la ferita. Ahi,
David, mi fa male!
Passa subito, la tranquillizz David, accarezzandole la spalla. Poi s'inginocchi
davanti alla vasca e le prese il piede tra le mani.
Norah lo guard togliere il pezzetto di vetro. Era scrupoloso, tranquillo,
professionale. Era sicura che con chiunque avrebbe fatto gli stessi gesti, dettati
dall'esperienza.
Sei sempre cos buono con me, mormor Norah.
David alz la testa a guardarla.
Tu dici: "Sei cos buono con me", ripet lentamente, perch allora sei andata
nella nostra vecchia casa, Norah? Perch continui a...
Perch  l'ultima cosa rimasta, rispose lei all'improvviso, sorpresa dalla
sicurezza e dal dolore della propria voce. Noi andiamo avanti e Phoebe  l.
Per un istante brevissimo, Norah vide passare sul viso di David un lampo di
collera, subito represso.
Che cosa vuoi che faccia pi di cos? Ho pensato che in una nuova casa saremmo
stati felici. Molti lo sarebbero, Norah.
A quelle parole si sent pervadere dalla paura: e se con le sue scenate avesse perso
anche lui? Il piede e la testa le pulsavano violentemente: chiuse gli occhi. Va bene,
disse. Domani telefoner all'agente immobiliare. Accettiamo l'offerta.
Era come se un velo sottile stesse coprendo il passato, mentre parlava. Con il
tempo, si sarebbe ispessito, ne era certa, sarebbe diventato impenetrabile. Ma per ora
sapeva di dover andare avanti, era il suo regalo a David e a Paul.
Phoebe sarebbe rimasta viva nel suo cuore.
David le avvolse il piede nell'asciugamano e rest accovacciato a terra, seduto sui
talloni.
Ascoltami, disse, pi calmo ora che lei aveva ceduto, io non credo che
dovremmo tornare a vivere nella vecchia casa, ma se tu lo vuoi davvero, possiamo
pensarci.
No, rispose Norah, ora abitiamo qui.
Ma sei sempre cos triste. Ti prego, non essere triste. Io non ho dimenticato,
Norah, n il nostro anniversario n la nostra bambina. Non ho dimenticato niente.
Ho lasciato il tuo regalo in automobile, disse Norah. Pens alla macchina
fotografica. La scatola dei ricordi era scritto in corsivo sulla confezione: voleva che
David immortalasse tutti i momenti della loro vita e non li dimenticasse mai.
Va bene, disse David alzandosi. Aspetta qui.
Scese le scale di corsa. Norah rimase seduta ancora un momento sul bordo della
vasca, poi attravers zoppicando il corridoio ed entr nella camera di Paul.
Il piccolo dormiva sotto la girandola di stelle appesa sopra il lettino: aveva spinto
via le coperte con le mani. Norah gli diede un bacio, lo copr, gli accarezz i capelli.
Norah? David entr nella stanza e si ferm dietro le sue spalle. Non guardare.
Sent qualcosa di freddo intorno al collo. Abbass gli occhi e vide gli smeraldi, una
lunga fila di pietre intrecciate nell'oro del girocollo. Come l'anello, stava dicendo
David. Come i suoi occhi.
 una meraviglia, disse, grazie.
David le pos le mani sulle spalle e per un istante lei ritrov la felicit di quella
notte vicino al mulino. "Non respirare", pens. "Non muoverti." Ma niente si poteva
fermare. Paul sospir e si agit nel sonno. L'indomani si sarebbe svegliato, avrebbe
proseguito il suo percorso di crescita. Loro avrebbero vissuto giorno per giorno e
ogni ora li avrebbe allontanati di un passo dalla bambina che avevano perduto.
Marzo 1965
L'acqua della doccia scorreva, il vapore si alzava a spirali che offuscavano lo
specchio e i vetri della finestra. Caroline camminava nella piccola stanza da bagno
dipinta di viola, cullando Phoebe tra le braccia. Sentiva il suo respiro rapido e
superficiale, il cuore che batteva troppo in fretta. Cerca di star bene, bambina mia,
sussurr, accarezzandole i capelli neri. Respira, piccolina, cerca di star bene.
Phoebe ricominci a tossire, una tosse violenta, che le scuoteva le viscere. Il
corpicino s'irrigid tra le mani di Caroline mentre, dalla laringe infiammata, usciva un
lamento stridulo: i sintomi tipici del crup, com'erano descritti sul libro. Caroline si
ferm e le diede qualche colpetto sulla schiena. Quando l'accesso di tosse fin, riprese
a camminare. Pi di una volta quell'anno si era riscossa dal sonno e si era accorta di
aver dormito in piedi, con Phoebe tra le braccia.
Sent scricchiolare le scale, poi la porta si apr ed entr un soffio d'aria fredda.
Sulla soglia c'era Doro, avvolta in una vestaglia di seta nera, i capelli grigi sciolti
sulle spalle.
Sta male? chiese. Ha quella brutta tosse... Devo prendere l'automobile?
No, non credo che sia necessario, ma potresti chiudere la porta? Il vapore l'aiuta a
respirare.
Doro obbed e si mise a sedere su uno sgabello.
Ti abbiamo svegliata, disse Caroline, mentre sentiva il respiro leggero di Phoebe
contro il collo. Mi dispiace.
Sai in che rapporti siamo io e il sonno... Stavo leggendo.
Qualcosa d'interessante? chiese Caroline. Con il polsino della vestaglia pul il
vetro della finestra: in giardino, tre piani pi sotto, la luce della luna sull'erba era
liquida come acqua.
Una rivista scientifica. Vecchia e noiosa anche per me. Ma mi aiuta ad
addormentarmi.
Caroline sorrise. Doro aveva un dottorato in fisica e lavorava nell'universit dove
suo padre era stato rettore. Si chiamava Leo March, era stato un fisico famoso ma ora,
a ottanta'anni, soffriva di vuoti di memoria. Undici mesi prima, Doro aveva assunto
Caroline perch lo assistesse.
Un dono del cielo, quel lavoro, Caroline lo sapeva benissimo. Quando era uscita
dal tunnel del ponte di Fort Pitt, sul fiume Monongahela, Pittsburgh le era apparsa
all'improvviso, sbalorditiva nella sua bellezza.
Per un mese aveva abitato in un motel modesto, alla periferia della citt: ogni
giorno segnava con cerchi rossi le offerte di lavoro sui giornali e guardava
assottigliarsi i propri risparmi. Quando si era presentata a quell'ultimo colloquio, il
suo entusiasmo iniziale aveva ormai ceduto al panico. Aveva suonato il campanello e
aveva aspettato. Narcisi di un giallo brillante oscillavano tra l'erba che nessuno aveva
tagliato; nella casa accanto, una donna in vestaglia spazzava la fuliggine dai gradini.
Sotto il portico dove lei era in attesa nessuno si era preoccupato di fare altrettanto e il
seggiolino di Phoebe posava su un cumulo di polvere e terriccio vecchio di giorni.
Quando Dorothy March, in un severo abito grigio che sottolineava la sua linea
sottile, era finalmente venuta ad aprire, Caroline aveva finto di non accorgersi dello
sguardo cauto che la donna aveva lanciato a Phoebe. Aveva afferrato il seggiolino ed
era entrata. Era stata fatta accomodare su una traballante poltrona di velluto sbiadita
dal tempo. Dorothy March si era seduta di fronte a lei su un divano di cuoio
altrettanto rovinato, si era accesa una sigaretta e per qualche istante l'aveva osservata.
Aveva soffiato una boccata di fumo dalle labbra, si era schiarita la gola e aveva detto:
Sinceramente, non avevo previsto che ci fosse anche un bambino.
Caroline aveva esposto sinteticamente il suo curriculum. Lavoro come infermiera
da quindici anni. Potrei portare il contributo di un'esperienza molto estesa sul piano
professionale e umano.
Con la mano libera dalla sigaretta Dorothy aveva preso i documenti e li aveva
esaminati.
S, sembra proprio che lei abbia molta esperienza, ma qui non  specificato dove
ha lavorato.
Caroline aveva esitato. Decine di risposte diverse a quella stessa domanda, durante
i colloqui delle settimane precedenti, avevano dato un risultato negativo.
 perch sono scappata, aveva confessato infine a Dorothy March. Sono
scappata dal padre della bambina. Per questo non posso dirle da dove vengo e non
posso darle referenze. Ed  la ragione che m'impedisce di trovare un lavoro. Sono
una bravissima infermiera e lei potrebbe ritenersi fortunata ad assumermi,
considerando anche lo stipendio che offre.
Questo significa parlar chiaro! aveva risposto Dorothy ridendo, stupita. Ma mi
dica: perch dovrei dare un lavoro a una persona che non conosco assolutamente?
Comincer in cambio di vitto e alloggio, per due settimane, le propose Caroline.
Mi lasci provare, la prego.
La sigaretta si era consumata nella mano di Dorothy: quando se n'era accorta,
aveva schiacciato il mozzicone nel portacenere gi stracolmo.
Ma come pensa di riuscirci? aveva chiesto. E per di pi con un bambino
piccolo? Mio padre non  un uomo paziente,  una persona difficile.
Una settimana, aveva risposto Caroline. Se dopo una settimana giudicher che
non vado bene per lei, me ne andr.
Era passato quasi un anno. Dorothy si alz dallo sgabello. Le maniche della
vestaglia le scivolarono oltre il gomito mentre tendeva le braccia. Lascia che prenda
io la bambina, sei molto stanca, Caroline.
Il sibilo nel respiro di Phoebe era diminuito, il colorito era migliorato. Caroline
gliela diede.
Come stava oggi Leo? le chiese. Ti ha fatto disperare?
Caroline non rispose subito. Era esausta: aveva lavorato molto durante tutto
quell'anno, non si era mai fermata, la sua vita era cambiata completamente. Ma lei
ora era la mamma di Phoebe, l'assistente di uno scienziato famoso, l'amica,
impensabile ma autentica, di una donna come Doro March. Se fino a un anno prima si
fossero incontrate per caso, avrebbero entrambe pensato che non ci fosse niente in
comune tra di loro: adesso, invece, le loro vite erano strettamente intrecciate da un
sincero rispetto reciproco.
Non voleva mangiare. Ha detto che gli avevo messo il detersivo nella passata di
pomodori: insomma, direi che  stata una giornata normale.
Non ce l'ha con te, lo sai, disse Doro affettuosamente, una volta non era cos.
Caroline chiuse il rubinetto della doccia e si mise a sedere sul bordo della vasca.
Con un cenno del capo, Doro indic la finestra, ancora offuscata dal vapore. Un
tempo andavamo a giocare l, sulla collina, prima che facessero l'autostrada. Gli
aironi facevano il nido tra gli alberi, lo sapevi? Mio padre tornava a casa alla sera, e
aveva sempre con s un mazzo di fiori raccolti per mia madre in giardino. Era una
persona diversa una volta.
Lo so, rispose Caroline con dolcezza, lo capisco.
Phoebe si  addormentata, disse Doro. Credi che stia meglio?
S, credo di s.
Forse la piccola ha qualcosa che non va, Caroline? la voce di Doro era accorata,
le sue parole esprimevano ansia. Io non m'intendo di bambini,  solo una
sensazione, ma Phoebe  cos bella, cos tenera, ma ha un anno e non sta ancora
seduta...
Caroline chiuse gli occhi. Nei primi mesi, la scarsa capacit motoria di Phoebe era
parsa pi che altro la caratteristica di una bambina tranquilla e Caroline aveva creduto
che tutto procedesse bene. Ma dopo i sei mesi, quando si era resa conto che Phoebe
era troppo piccola per la sua et, quando aveva visto che seguiva con gli occhi un
mazzo di chiavi, agitando le braccia per prenderlo senza riuscirci, quando aveva
capito che aveva una ipotonicit degli arti e non stava seduta senza appoggio, aveva
cominciato ad andare in biblioteca ogni settimana, durante il suo giorno libero.
Seduta ai grandi tavoli di quercia della Carnegie University, in quelle sale con i
soffitti alti, aveva consultato libri e articoli. Aveva letto di tristi peregrinazioni in
lugubri istituti, di vite stroncate, di speranze vane. A ogni parola, la disperazione
diventava pi profonda. Eppure Phoebe era l, si muoveva sul seggiolino
dell'automobile, sorrideva, agitava le manine emettendo mormorii indistinti: era una
bambina, non un caso clinico.
Phoebe ha la sindrome di Down, rispose a fatica.  cos che si chiama.
Oh, Caroline, esclam Doro, mi dispiace tanto.  per questo che hai lasciato
tuo marito, vero? Hai detto che non la voleva. Oh, cara, mi dispiace!
Non importa, disse Caroline, Phoebe  una bella bambina.
S, s,  pi che bella, ma, cara, quale sar il suo avvenire?
Caroline accarezz la piccola, calda e pesante tra le sue braccia: i capelli neri le
ricadevano sulle guance.
Quale sar l'avvenire di ciascuno di noi? Ascoltami, Doro: la immaginavi cos la
tua vita?
Doro distolse lo sguardo con un'espressione sofferente. Anni prima, il suo
fidanzato era morto saltando da un ponte per una stupida sfida. Lei lo aveva pianto a
lungo, non si era mai sposata e non aveva avuto i figli che aveva desiderato.
No, ammise infine, ma questa  una cosa diversa.
Perch? Cosa c' di diverso?
La donna le pos una mano sul braccio. Non parliamone adesso, siamo troppo
stanche.
Caroline mise a letto la piccola, mentre Doro scendeva le scale. Immersa nel
sonno, Phoebe sembrava una bambina come tutte le altre, con un futuro indefinito,
ricco di possibilit: "Quale sar il suo avvenire?", pens Caroline. Nella sua camera
la luce della luna era cos forte che, vicino alla finestra, si riusciva anche a leggere.
Sulla scrivania c'era una busta con tre fotografie di Phoebe: vicino, un foglio piegato
due volte. Caroline lo apr e lesse quello che aveva scritto:
Caro dottor Henry,
le scrivo per dirle che stiamo bene, Phoebe e io. Siamo tranquille e felici, lo ho un
buon lavoro. Phoebe  complessivamente una bambina in buona salute, nonostante
abbia frequenti crisi respiratorie. Le mando qualche fotografia. Finora, fatti i debiti
scongiuri, non ha dato segni di complicazioni cardiache.
Aveva pronta quella lettera ormai da settimane, ma ogni volta che era stata sul
punto di spedirla si era fermata, pensando a Phoebe, ai gridolini che mandava quando
era felice, al tocco leggero delle sue mani. La infil in un cassetto e si distese sul
letto. Era quasi completamente addormentata, quando le parve di trovarsi nella sala
d'aspetto dello studio medico. Si svegli di soprassalto, senza capire dov'era.
"Sono qui", disse a s stessa. Tocc le lenzuola fresche. "Sono proprio qui."
...
La mattina dopo, la camera fu invasa dalla musica di un concerto per tromba.
Phoebe, nel lettino, cercava di afferrare quelle note come se fossero farfalle. Quando
furono pronte entrambe, scesero a fare colazione. Al primo piano, nello studio di Leo
March, le cataste di libri circondavano il divano. Il vecchio professore era disteso con
le mani intrecciate dietro la testa e gli occhi al soffitto. Caroline si ferm sulla soglia:
non aveva il permesso di entrare in quella stanza se non era stata invitata, ma Leo
March non si accorse della sua presenza. Era molto anziano, una rada frangia di
capelli grigi gli ricopriva la fronte: il resto del cranio era calvo. Indossava ancora i
vestiti del giorno prima ed era visibilmente preso dall'ascolto della musica che usciva
dagli altoparlanti.
Vuole la colazione? grid Caroline.
Lui fece un gesto con la mano, come a lasciare intendere che se la sarebbe
procurata da solo. Caroline scese un'altra rampa di scale e and in cucina a preparare
il caff. Anche l, pi deboli, arrivavano le note della tromba. Mise Phoebe nel
seggiolone e le diede il suo passato di mela, l'uovo e il formaggino fresco. Per tre
volte le porse il cucchiaio e per tre volte la posata ricadde sul vassoio di metallo.
Non importa, disse Caroline a voce alta, ma fu come se le si fermasse il cuore.
Risent la voce di Doro: "Quale sar il suo avvenire?" A un anno, Phoebe doveva
essere in grado di tenere in mano un cucchiaino.
Rimise in ordine la cucina e and in sala da pranzo a ripiegare la biancheria
asciugata. Sapeva di vento. Nel recinto Phoebe stava distesa sulla schiena, emetteva
piccoli suoni indefinibili e sfiorava con i piedi i giocattoli appesi alla sbarra, senza
indugiare a osservarli. Ogni tanto Caroline smetteva di piegare la biancheria e li
spostava, sperando che la bambina, incuriosita dai colori brillanti, voltasse la testa a
guardarli.
Dopo una mezz'ora la musica s'interruppe e Leo apparve sulla rampa di scale.
Indossava un paio di scarpe di pelle lucida e un paio di pantaloni troppo corti, che gli
lasciavano le caviglie nude.
Oh, brava, disse, indicando il bucato, avevamo proprio bisogno di una
cameriera.
Vuole la colazione? gli chiese Caroline.
Me la preparo da solo.
 meglio che vada, allora,  gi tardi.
La far licenziare prima di pranzo! grid Leo dalla cucina.
Pensi piuttosto a prepararsi la colazione!
Sent un frastuono, un precipitare di terraglie e il vecchio che imprecava: lo
immagin curvo a cancellare il disastro, ficcando tutto di nuovo nella credenza.
Avrebbe dovuto aiutarlo, ma no, era meglio che se la cavasse da solo. All'inizio gli
rispondeva con gentilezza, balzava in piedi appena lui la chiamava. Ma un giorno
Doro l'aveva presa in disparte e le aveva detto: Lei non  la sua cameriera, non
assecondi ogni suo capriccio. Lei vive con noi e deve render conto solo a me di quello
che fa. E quello che fa per me va bene. In quel momento Caroline aveva capito che il
suo periodo di prova era finito.
Leo entr con un piatto di uova e un bicchiere di succo di arancia.
Non si preoccupi, disse, prima che lei potesse parlare, ho spento quel diavolo di
un gas. Adesso prendo la mia colazione, vado al piano di sopra e me la mangio in
santa pace.
Non parli come se ce l'avesse sempre con qualcuno, gli disse Caroline.
Lui borbott qualche parola di risposta e cominci a salire le scale sbattendo i piedi
sui gradini. Caroline interruppe, il lavoro: all'improvviso, le erano venute le lacrime
agli occhi. Che cosa era venuta a fare in quella casa? Quale impulso l'aveva spinta ad
accettare una sistemazione che appariva irreversibile? Anche per lei valeva la
domanda di Doro: quale sarebbe stato il suo avvenire?
Al piano di sopra il concerto di tromba riprese e il campanello della porta
d'ingresso suon due volte. Caroline sollev Phoebe dal recinto.
Eccoli, disse, dando un'occhiata all'orologio,  l'ora degli esercizi.
Sandra si precipit in casa tenendo Tim con una mano e una sacca di stoffa con
l'altra. Era alta, bionda ed energica. Senza tante cerimonie, si sedette in mezzo al
tappeto, e svuot in un mucchio la sacca con i giocattoli.
Ho fatto tardi, mi dispiace, si scus, c' un traffico spaventoso. Non ti fa
impazzire vivere in una strada che attraversa tutta la citt? Io finirei al manicomio.
Lasciamo perdere, guarda piuttosto che cosa ho trovato: bicchierini di plastica di
colori diversi da impilare uno sull'altro. A Tim piacciono.
Caroline si sedette per terra accanto a lei. Anche Sandra, come Doro, era un'amica
insostituibile. Si erano conosciute in biblioteca a gennaio. Caroline, esasperata dalle
statistiche che stava leggendo, aveva chiuso un libro di scatto. Era stato allora che
aveva notato Sandra, due tavoli pi in l: consultava testi identici ai suoi. "Lo so
quello che prova, io sono ancora cos arrabbiata che spaccherei una finestra."
Avevano cominciato a parlare, dapprima con cautela, poi con affanno. Il figlio di
Sandra, Tim, aveva quasi quattro anni ed era un bambino down. A lei non l'aveva
detto nessuno. Si era accorta che cresceva pi lentamente degli altri suoi tre figli, ma
non credeva che ci fosse una ragione particolare, sembrava un po' lento e basta. Forse
avrebbe impiegato un po' pi di tempo a imparare. Aveva iniziato a camminare a due
anni, e solo a tre aveva smesso di usare il pannolino. La diagnosi aveva lasciato
sconvolti i familiari, ma quando il medico aveva consigliato di portare Tim in un
istituto, la collera l'aveva spinta a ribellarsi.
Caroline l'aveva ascoltata e, a ogni parola, il peso che aveva sul cuore si era
alleggerito.
Erano uscite insieme dalla biblioteca ed erano andate a bere un caff: per Caroline
era stato come svegliarsi da un brutto sogno. Perch non pensare, si erano chieste
ragionando insieme, che i loro bambini potessero imparare a fare tutto come gli altri?
Forse non in breve tempo. Forse non secondo le regole. Perch non cancellare dalla
propria mente quei diagrammi di crescita e di sviluppo, quelle linee, quelle curve
limitanti? Che rischio si correva? Perch non provare?
Avevano cominciato a vedersi, da lei o a casa di Sandra. Si scambiavano libri e
giocattoli, ricerche, racconti di esperienze altrui ed esperienze dirette, quelle di
Caroline come infermiera e quelle di Sandra come maestra e madre di quattro figli.
Spesso una difficolt si risolveva con il buon senso. Se Phoebe doveva imparare a
voltarsi sul fianco, si poteva provare a metterle vicino una bella palla colorata, in
modo che bastasse solo un piccolo sforzo per raggiungerla; se Tim non riusciva a
coordinare i movimenti, forse bastava dargli un paio di forbici senza punta, un foglio
di carta lucida e lasciarlo fare. I progressi erano lenti, qualche volta impercettibili, ma
per Caroline quell'incontro in biblioteca aveva rappresentato un appoggio prezioso.
Mi sembri stanca, oggi, disse Sandra.
S, un po'. Phoebe ha avuto un attacco di crup la notte scorsa. Non so quanto
ancora potr sopportarlo. Come vanno le orecchie di Tim?
Dunque, Sandra si dispose con tranquillit a rispondere. Il nuovo medico mi 
piaciuto, sorrise a Tim e gli diede un bicchierino di plastica gialla per giocare, mi 
parso molto comprensivo, non si  limitato a congedarci con due parole: le notizie,
per, non sono buone. Tim ha effettivamente l'udito debole ed  per questo che gli ci
 voluto tanto tempo per imparare a parlare. Vieni qui, tesoro, aggiunse rivolta a
Tim, battendo le dita affusolate sul bicchierino giallo che lui aveva lasciato cadere,
fa' vedere a Caroline e a Phoebe che cosa sei capace di fare.
Tim non la ascolt, lo interessava molto di pi la consistenza pelosa del tappeto,
che continuava ad accarezzare con la mano, incantato. Sandra, ferma nel suo
proposito, prese la tazzina, ne premette il bordo contro la guancia di Tim, poi la pos
a terra e cominci a sovrapporvi le altre per formare una torre.
Per due ore giocarono con i bambini e chiacchierarono. Sandra aveva un'opinione
precisa su qualsiasi argomento e non esitava a esprimerla, mentre a Caroline capitava
spesso di desiderare la presenza di sua madre: se fosse stata ancora viva, avrebbe
potuto chiederle un consiglio o vederla prendere in braccio Phoebe... Aveva provato
gli stessi sentimenti d'amore, le stesse ansie mentre lei cresceva? Per la prima volta la
sua infanzia le apparve in modo diverso: la paura della poliomielite che ossessionava
sua madre in fondo era solo amore.
Le ore passate con Sandra erano il momento pi piacevole di tutta la settimana.
Condividevano idee, ridevano della goffaggine dei bambini, ma quella mattina
Caroline ci rimase male quando agit le chiavi dell'automobile davanti a Phoebe: la
bambina muoveva le mani, allargava le dita, il suono le piaceva, lo scintillio del
metallo l'attirava, ma se provava a prenderle non ci riusciva.
La prossima volta ci riuscir, la rassicur Sandra. Aspetta e vedrai.
A mezzogiorno Caroline aiut l'amica a portare i giocattoli fino all'automobile e,
con Phoebe in braccio, si ferm a guardarla imboccare la strada principale. Quando
rientr in casa sent che il disco di Leo si era inceppato.
"Che vecchio testardo", pens mentre saliva le scale. "Che zuccone!"
Perch non l'ha spento? esclam spingendo la porta. Ma il disco girava in una
stanza vuota. Leo se n'era andato.
Phoebe scoppi a piangere, inquieta. Forse, Leo era uscito dalla porta sul retro
mentre lei accompagnava Sandra all'automobile. Negli ultimi tempi aveva nascosto
le scarpe in frigorifero e una volta era uscito di casa completamente nudo.
Caroline scese le scale di corsa, s'infil un paio di mocassini di Doro troppo
piccoli per lei, mise il cappottino a Phoebe e la sistem nel passeggino. Per s non
prese neanche una giacca, aveva troppa fretta.
Il cielo era oscurato da grandi nuvole basse e grigie. Phoebe piagnucol agitando le
manine, mentre passavano davanti al garage per scendere lungo il viale d'accesso.
Lo so, disse Caroline accarezzandole la testa, lo so, piccolina, lo so. Vide
un'impronta delle scarpe di Leo sullo strato di neve fradicia e prov un impeto di
sollievo. Dunque era passato di l e non era nudo.
O almeno non era scalzo.
Super l'isolato adiacente e arriv ai centocinque gradini che portavano a Koening
Field. Era stato proprio Leo a dirle quanti erano, una sera a cena, quando si riusciva
ancora a parlare con lui. Adesso era l, in fondo a quella cascata di cemento, con le
mani abbandonate lungo i fianchi, i capelli radi in ciuffi disordinati, l'espressione
perplessa e smarrita. La collera di Caroline si dissolse. In quel momento prov solo
piet. Lo vide come lo giudicavano tutti gli altri: un vecchio demente e smemorato,
non Leo March, il grande scienziato che era stato.
Lui si volt, si accorse della sua presenza e la confusione che gli alterava i
lineamenti scomparve.
Guarda, oh donna! grid. Guarda ci che hai davanti agli occhi, e piangi!
Svelto, senza badare al ghiaccio che incrostava i gradini, sal da lei di corsa,
animato da un antico fuoco.
Scommetto che non aveva mai visto niente di simile, le disse quando, senza pi
fiato, arriv in cima.
No, rispose Caroline, e spero che non mi capiti mai pi.
Leo rise. Le sue labbra ripresero vita nel pallore del viso.
Sono scappato da lei, disse.
Non  andato molto lontano.
Avrei potuto farlo, se avessi voluto. La prossima volta.
La prossima volta si metta una giacca.
La prossima volta, disse Leo, mentre si avviavano insieme verso casa, mi
nasconder a Timbuctu.
Non ci provi! esclam Caroline, troppo stanca per arrabbiarsi di nuovo.
Camminarono per un po' in silenzio.
Lei  una donna molto intelligente, disse Leo.
Caroline si ferm, stupita.
Come? Cos'ha detto?
Leo la guard, calmo e perfettamente padrone di s: i suoi occhi avevano la stessa
curiosit di quelli di Doro.
Le ho detto che  una donna molto intelligente. Mia figlia ha assunto otto
infermiere prima di lei. Nessuna ha resistito pi di una settimana. Sono sicuro che
non lo sapeva.
Infatti, non lo sapevo, disse Caroline.
...
Pi tardi, mentre riordinava la cucina e portava fuori la spazzatura, Caroline
ripens a quello che aveva detto Leo March. "Sono una donna molto intelligente",
ripet a s stessa, vicino al bidone delle immondizie. Il suo respiro si addens in
minuscole nuvolette, mentre pronunciava a voce alta quelle parole nell'aria umida.
L'intelligenza non ti aiuter a trovar marito, diceva sua madre, ma neanche il ricordo
di quella frase poteva diminuire il piacere che le avevano dato le parole di Leo, le
prime gentili che le aveva rivolto.
Rimase fuori ancora un momento a godere il silenzio che la circondava. Si accorse
che all'inizio del viale d'accesso si era fermato un uomo. Era alto, indossava jeans e
una giacca marrone. Guardava verso di lei. Inquieta, mise il coperchio di ferro sul
bidone della spazzatura e incroci le braccia sul petto. L'uomo ora stava venendo
avanti, camminava in fretta. Si tolse di tasca un berretto rosso di lana e se lo mise in
testa. Caroline si sent confortata da quel gesto, anche se non avrebbe saputo dire
perch.
Come sta? le chiese l'uomo, ancora da lontano. Funziona ancora, eh, la
Fairlane!
Disorientata, Caroline esclam:
Ma come...
Non  stato facile! ribatt Al, ridendo. Il suo sguardo era affettuoso, felice e
allegro. Caroline si ricord di quando le aveva messo il bacon nel piatto e di quando
l'aveva salutata dalla cabina argentata del camion mentre se ne andava. Lei  una
donna difficile da rintracciare. Ma mi sono ricordato che aveva parlato di Pittsburgh e
mi  capitato di dover fare una sosta qui ogni due settimane. Cercarla  diventato una
specie di gioco, capisce? Sorrise. Adesso non sapr pi come passare il tempo.
Caroline non trov le parole per rispondere: era angosciata. Per quasi un anno non
aveva pensato alla vita che aveva lasciato, ma ora le tornava in mente con immagini
vivide: l'odore del detersivo liquido nella sala d'aspetto dello studio del dottor Henry,
la tranquillit che le dava tornare nella sua casa ordinata, prepararsi una cena
semplice e passare la serata leggendo un libro. Aveva rinunciato volentieri a quei
piaceri, aveva affrontato quella nuova esperienza spinta da un impulso profondo e
inconfessato. E ora, con il cuore che le batteva forte, guardava angosciata il viale
temendo, irragionevolmente, di veder comparire anche David Henry. Cap, allora,
perch non aveva voluto spedire quella lettera. Che cosa avrebbe fatto se lui avesse
voluto riprendersi la bambina? E se fosse stata Norah a volerlo? Una vampata di
paura l'avvolse. Cerc di calmarsi e di rispondere ad Al.
Com' riuscito a trovarmi? gli chiese. Perch mi ha cercata?
Al non si aspettava quell'ultima domanda e si strinse nelle spalle. Mi ero fermato
a Lexington per salutarla, ma ho trovato la casa vuota. La stavano ridipingendo.
Quella sua vicina mi ha detto che lei se n'era andata da tre settimane. Non mi
piacciono i misteri, forse per questo ho continuato a pensare a lei. S'interruppe,
come se fosse incerto se proseguire o no. E poi... insomma, Caroline, lei mi  stata
simpatica da subito e ho pensato che per essere scappata cos doveva essersi trovata
in qualche difficolt. A dire il vero, anche quando l'ho vista la prima volta in quel
parcheggio le difficolt le aveva scritte in faccia. Forse ho pensato che potevo darle
una mano, se ne aveva bisogno...
Io sto bene, rispose Caroline. E allora?
Non avrebbe voluto rispondere in quel modo, asciutto e scortese. Ci fu un lungo
silenzio prima che Al parlasse ancora.
Allora mi sono sbagliato, disse infine, scuotendo la testa. Mi era sembrato che
ci fossimo trovati bene insieme, io e lei.
 vero, disse Caroline. Sono solo un po' turbata, ecco tutto. Credevo di aver
tagliato i legami con il passato.
I loro occhi s'incontrarono.
Ho impiegato un anno a ritrovarla, disse Al. Se la preoccupa il pensiero che
qualcun altro possa scoprire dov', se ne ricordi: un anno. E oltretutto io sapevo da
dove cominciare, e sono stato anche fortunato. L'ho cercata in tutti i motel che
conosco, chiedevo di una donna con una bambina piccola. L'ultima volta ce l'ho
fatta. La donna che stava al banco si ricordava di lei. Aggiungo, se pu servire a
tranquillizzarla, che andr in pensione la settimana prossima. Indic con il pollice e
l'indice uno spazio piccolissimo. Bastava tanto cos, e l'avrei persa per sempre.
Caroline si ricordava di quella donna, con i capelli bianchi raccolti e la collana di
perle. La sua famiglia gestiva il motel da cinquant'anni. Oggigiorno non si sa pi chi
pu entrare da quella porta, le aveva detto, dandole la chiave della stanza.
Al accenn al tetto blu della Fairlane.
Appena l'ho visto, ho capito che ero riuscito a rintracciarla, disse. Come sta la
sua bambina?
Caroline si ricord del parcheggio vuoto, delle luci che aveva dimenticato accese,
del gesto delicato di Al nell'accarezzare la fronte di Phoebe.
Stavo per svegliarla, vuole entrare? chiese, senza quasi rendersene conto. Le
preparo una tazza di t.
Passarono sul breve tratto asfaltato di fianco alla casa e salirono i gradini del
portico. Una volta entrati, lei lo lasci in salotto e sal le scale, malferma sulle gambe.
Cambi Phoebe, si lav il viso con l'acqua fredda e s'impose di star calma. Al,
seduto accanto al tavolo da pranzo, guardava fuori dalla finestra. Quando la sent
scendere, si volt e il suo viso si illumin di un grande sorriso. Tese subito le braccia
verso Phoebe, si compliment per com'era cresciuta e per com'era diventata bella.
Caroline ne prov un grande piacere e Phoebe rise, felice, mentre i riccioletti neri le
si agitavano intorno alle guance. I suoi occhi erano fissi sul medaglione che Al
portava al collo.
Gli toccava con le manine il collo e la camicia scozzese. Caroline non si rese conto
subito di quello che stava succedendo, poi, all'improvviso, niente altro ebbe pi
importanza: le parole di Al si confusero con i passi di Leo al piano di sopra e con il
rumore del traffico nella strada, un insieme di suoni che per lei sarebbero stati sempre
legati a un'immagine di felicit.
Phoebe tese le mani verso il medaglione, non per dargli qualche colpetto nell'aria
come aveva fatto quella mattina con i giocattoli appesi al recinto, ma per afferrarlo.
Puntandogli il gomito sul petto, lo sfior con le piccole dita tante volte finch non
riusc a stringerlo in pugno. Eccitata per il suo piccolo trionfo tir la corda con forza.
Caroline si sent scoppiare di gioia.
"Brava, piccolina", pens, "afferralo. Afferra il mondo."
Maggio 1965
Norah camminava davanti a lui nel bosco. David, che portava Paul nel marsupio e
la macchina fotografica a tracolla, la seguiva. Ogni tanto si fermava e raccoglieva
qualche pietra: geodi dalla superficie ruvida, fossili inglobati nello scisto. Prima di
lasciarli scivolare in tasca, li teneva in mano per un momento: gli piaceva sentirne il
peso, la forma, il freddo sulla pelle. Quella per i fossili era una vecchia passione:
amava raccoglierli sin da ragazzo, era affascinato dal loro mistero, dalle infinite
possibilit che nascondevano.
Norah era gi pi avanti: si ferm, gli fece un cenno con la mano, e spar dietro una
parete di pietra grigia e liscia. Alcuni turisti, tutti con lo stesso berrettino da baseball
blu, sbucarono uno per volta da dietro la parete. Avvicinandosi, David si rese conto
della presenza della scala stretta che portava al ponte naturale.
Attento a dove mette i piedi, disse una donna appena scesa.  pi ripida di
quanto si creda. Ed  anche scivolosa. Si ferm, senza fiato, con una mano sul
cuore.
David si accorse che aveva il respiro affannoso.
Signora, sono un medico. Si sente male?
Sono le palpitazioni, rispose lei, agitando l'altra mano con un gesto noncurante.
Le ho da tutta la vita.
David le prese il polso grassoccio, sent che le pulsazioni rallentavano mentre le
contava. Quella donna non aveva niente di preoccupante. Niente a confronto di sua
sorella, un profondo respiro per lottare contro le vertigini che lo assalivano anche
solo guardando Norah. Aveva voluto proteggerla dall'angoscia e dalla sofferenza, ma
non aveva capito che il dolore l'avrebbe inseguita senza piet, scavando la sua vita
come un corso d'acqua sul terreno. Non le aveva mai parlato del proprio dolore:
quando pensava alla figlia che aveva abbandonato, la immaginava con il viso della
sorella.
Lasciami fare una fotografia. Mosse due passi indietro. Spostati al centro del
ponte, c' una luce migliore.
Un momento ancora, rispose Norah, con le mani sui fianchi,  cos bello!
Norah, insistette David, non sono tranquillo.
Oh, David, disse lei, scuotendo la testa senza guardarlo, perch ti preoccupi
sempre tanto? Io sto bene.
David non rispose, gli mancava il respiro, come quella mattina, quando aveva
ricevuto la lettera di Caroline. Aveva riconosciuto la calligrafia sulla busta. La lettera
era stata spedita dall'ufficio postale di Toledo nell'Ohio. Erano accluse tre fotografie
di Phoebe, una bambina vestita di rosa. L'indirizzo del mittente era indicato con il
numero di una casella postale non di Toledo ma di Cleveland, una citt dove non era
mai stato e dove, a quanto pareva, abitavano Caroline e sua figlia.
Dai, spostati, ripet. Voglio farti una fotografia.
Norah rimase ferma sull'orlo del ponte: lo guardava, a braccia incrociate,
sorridendo.
Fammela qui la fotografia, disse. Riprendimi come se stessi volando.
David si pieg su un ginocchio e regol il diaframma, mentre Paul si agitava nel
marsupio. Nell'obiettivo Norah era bella, abbronzata, con i capelli al vento: David
pens a tutto quello che non conosceva di lei.
Tornarono indietro, superarono grotte, varchi, ciuffi di rododendri viola e lauri di
montagna. Con una deviazione lungo un torrente, Norah li condusse a un grande
spiazzo assolato dove ricordava di aver visto crescere le fragole selvatiche. Il vento
agitava appena l'erba alta e le foglie delle piante di fragole spiccavano sulla terra
scura. Prepararono l'occorrente per il picnic: formaggio, cracker e grappoli d'uva.
Seduto sulla coperta, David tolse Paul dal marsupio e lo strinse al petto: pensava a
suo padre, grosso e robusto, con le mani abili che coprivano completamente le sue
mentre gli insegnava a sollevare una scure o a mungere una mucca. Suo padre, che
profumava di resina e dell'oscura terra delle miniere dove lavorava nei mesi
d'inverno. Oso, disse Paul e, appena lasciato libero, si lev subito una scarpa. La
osserv attentamente poi la lasci cadere e si avvi a gattoni verso il mondo
sconosciuto che si stendeva fuori dalla coperta. David lo vide strappare una manciata
d'erba e mettersela in bocca, mentre sui suoi minuscoli lineamenti si leggeva la
sorpresa per la consistenza di quel cibo mai assaggiato prima. In quel momento
David desider intensamente che i suoi genitori fossero ancora vivi e potessero
vedere suo figlio.
 cattiva, vero? gli chiese, mentre gli toglieva l'erba dalla mano. Norah, l
vicino, disponeva con cura i tovaglioli e le posate. David prese un geode che si era
messo in tasca e lo mostr a Paul, che se lo rigir tra le dita.
Non c' pericolo che se lo metta in bocca? chiese Norah.
Non credo, ma glielo tolse di mano e gli diede in cambio un cracker. Batt il
geode su una roccia per spaccarlo e far apparire il suo cuore di cristallo violaceo.
Norah lo prese. Com' bello!
Viene da antichi mari, disse David. L'acqua l'ha catturato e cristallizzato per
secoli.
Mangiarono tranquillamente, raccolsero le fragole mature. Paul le prendeva con la
punta delle dita e il succo gli colava sulle mani e sui polsi. Due falchi volavano in
cerchio nel cielo azzurro. Nini, esclam Paul, indicandoli con la manina. Pi tardi
si addorment.
Come si sta bene, disse Norah appoggiata con la schiena a una roccia, noi tre,
al sole.
Aveva i piedi nudi, David li prese tra le mani e inizi a massaggiarli. Che
delizia, mormor Norah con gli occhi chiusi. Mi fai venir sonno.
No, resta sveglia, rispose David. Raccontami quello che stai pensando.
Mi  venuto in mente il campo vicino all'ovile, dove io e Bree, da piccole,
aspettavamo il ritorno di nostro padre dal lavoro. Raccoglievamo margherite e
cerfoglio selvatico.
David le pass un dito sulla cicatrice lasciata dal vetro. Mi piace pensare a come
dovevi essere allora. La sua pelle era morbida e liscia. David ricord i giorni di sole
della propria infanzia, quando tutti insieme andavano a raccogliere il ginseng, una
pianta fragile, che cresceva all'ombra degli alberi. I suoi genitori si erano conosciuti
proprio mentre lo raccoglievano. Aveva ancora la fotografia del loro matrimonio:
Norah gliel'aveva fatta incorniciare e gliel'aveva regalata il giorno del loro, di
matrimonio. Nella fotografia, sua madre aveva la pelle chiara, i capelli ondulati, la
vita sottile, un sorriso timido e intelligente. Suo padre, che portava la barba, era un
passo indietro a lei e aveva il cappello in mano. Dopo la cerimonia, erano andati a
passare la prima notte di nozze nella casa che suo padre aveva costruito sulla cima
della collina: da l si vedevano tutti i loro campi. Ai miei genitori, aggiunse David,
piaceva vivere all'aperto. Mia madre aveva la passione dei fiori e li piantava
dappertutto. C'era un cespuglio di calle anche vicino al ruscello che scorreva vicino a
casa.
Mi dispiace non averli conosciuti. Chiss com'erano orgogliosi di te.
Non lo so. Forse. Certo erano contenti che la mia vita fosse pi facile della loro.
Contenti, s, disse Norah lentamente. Apr gli occhi e guard Paul che dormiva
tranquillo. Ma forse anche un po' tristi, no? Io sarei triste se Paul, da grande,
cambiasse citt.
Hai ragione, non erano contenti del fatto che mi fossi trasferito a Pittsburgh. Sono
venuti a trovarmi una sola volta. Se li ricord seduti, a disagio, nella sua stanza da
studente. A quel tempo June era gi morta. Sono rimasti solo una sera. Poi mio
padre  morto e mia madre  andata a vivere con sua sorella nel Michigan. Dopo
quella visita a Pittsburgh, l'ho vista solo un'altra volta.
Che tristezza, disse Norah, togliendosi un po' di terra da una caviglia.
David pens a June, gli piaceva tanto sentirla ridere. Non poteva sopportare di
tornare a casa e trovarla distesa su un materassino sotto il portico, mentre sua madre,
con il viso preoccupato, le sedeva accanto, cantando sottovoce e mondando il
granturco.
David guard Paul immerso nel sonno, la testa voltata di lato, i capelli lunghi che
si arricciavano sul collo. Voleva proteggerlo dal dolore. Suo figlio non sarebbe
cresciuto come lui, vedendo soffrire sua sorella. Voleva credere di aver preso la
decisione giusta nell'affidare sua figlia a Caroline Gill. O, almeno, la decisione pi
ragionevole. Ma forse non era cos. Forse non aveva voluto difendere Paul in quella
notte di neve, ma una parte di s stesso.
Mi sembri cos distante, David, disse Norah.
Le si avvicin e appoggi la schiena sulla roccia, accanto a lei.
Le speranze che i miei genitori nutrivano nei miei riguardi, disse, non erano le
stesse che avevo io.
 cos anche tra me e mia madre, rispose Norah, con le braccia strette intorno
alle ginocchia. Verr a trovarci il mese prossimo, non te l'avevo detto.
Bene. Ci penser Paul a tenerla occupata.
Norah rise. Giusto.  l'unica ragione per cui si mette in viaggio.
Norah, tu che cosa ti auguri per Paul? Quali sono le tue speranze?
Norah esit. Voglio che sia felice, disse infine. Nient'altro. Non m'importa che
cosa far, purch cresca buono e sincero con s stesso. E generoso e forte come suo
padre.
No, ribatt David, non devi volere che somigli a me.
Norah lo guard, attenta. Perch no?
David non rispose. Norah tacque per un lungo momento, poi, perplessa come chi
cerca una parola per rispondere a un indovinello, chiese:
Cosa c' che non va? Voglio dire tra me e te, David?.
David cerc di reprimere un impeto di collera. Che bisogno aveva Norah di
rivangare le cose? Non poteva lasciare da parte il passato e andare avanti? Ma Norah
continu:
Tutto  cominciato quando  nato Paul e Phoebe  morta. Ma tu non vuoi parlare
di lei, sembra quasi che tu voglia negare che sia mai esistita.
Che cosa vuoi che ti dica, Norah? rispose David con tono alterato. La nostra
vita  cambiata, questo  certo.
Non prenderla cos.  un modo per difenderti, questo, lo so. Anche se cercher di
non tornare pi sull'argomento, non ritiro quello che ho detto, perch  vero.
Non rovinare questa bella giornata, sospir David.
Io non la sto rovinando. Norah and a distendersi sulla coperta e chiuse gli
occhi. Io sono contenta di questa giornata.
Lui la guard: il sole nei capelli, il petto che si sollevava e si abbassava a ogni
respiro. Avrebbe voluto seguire con le dita la curva delicata delle costole, baciare
quel punto in cui le ossa si allontanano come un'apertura d'ali.
Norah, disse, non so che cosa fare. Non capisco quello che vuoi.
Infatti non lo sai.
Potresti dirmelo.
S, potrei. Forse te lo dir. Poi, senza aprire gli occhi, chiese all'improvviso: Si
amavamo moltissimo? La voce era calma e gentile ma David avvert una nuova
tensione nell'aria. Intendo tuo padre e tua madre.
Non lo so, rispose lentamente, cercando di intuire la ragione di quella domanda.
Si amavano, non so quanto, ma lui passava molto tempo lontano da casa. Come ti ho
detto, hanno avuto una vita difficile.
Mio padre amava mia madre pi di quanto lei non lo amasse, disse Norah. Solo
che non era capace di dimostrarglielo. Comunicavano poco i miei genitori, spesso le
serate erano scandite dal silenzio. Come succede a noi due negli ultimi tempi...,
aggiunse, e poi volt la testa e incontr il suo sguardo. Penso ancora a lei, a nostra
figlia. A come sarebbe.
David non rispose, la guard piangere senza singhiozzi. Poi le accarezz il braccio.
Lei si asciug le lacrime.
E tu? gli chiese. Il tono era aggressivo adesso.
S, rispose David sinceramente, non c' un momento in cui non pensi a lei.
Norah gli pos una mano sul petto e lo baci con le labbra sporche di fragola.
David si lasci ricadere indietro. Lei gli slacci i bottoni della camicia e con la mano
sfior la lettera nascosta nella tasca.
David si tolse la camicia e strinse Norah tra le braccia.
"Ti amo tanto e ti ho ingannata."
Norah lo accarezz sul petto. Che cosa succede, David?
Niente.
Dimmelo, ti prego.
David fu sul punto di confessare tutto, ma non ci riusc.
Un problema di lavoro. Un paziente. Non riesco a non pensarci.
Lascia perdere. Sono stanca del tuo lavoro, non ne posso pi.
I falchi volavano pi alti ora, il sole era pi caldo.
"Ti amo moltissimo, ma ti ho ingannata." Le parole continuavano a ronzargli in
testa.
Voglio avere un altro bambino, disse lei, drizzandosi a sedere. Paul 
abbastanza grande adesso, e io mi sento pronta.
David fu cos sorpreso che per un momento non parl.
Paul ha solo un anno, disse infine.
Meglio. Dicono tutti che cos si supera in una sola volta il periodo dei pannolini e
delle pappe.
Tutti chi?
Lo sapevo che avresti detto di no.
Non sto dicendo di no.
Norah non rispose.
Mi sembra solo il momento sbagliato, osserv David.
Tu stai dicendo di no, ma non lo vuoi ammettere.
David pens a Norah in piedi sull'orlo del ponte, alle fotografie della casa vuota,
alla lettera di Caroline. Non poteva introdurre altri elementi nella fragile struttura
della loro vita, doveva mantenerla intatta se voleva che l'equilibrio precario che li
teneva uniti potesse resistere.
Non stiamo bene cos? Perch cambiare ancora?
Non pensi a lui? Norah indic Paul che dormiva tranquillo. Nostro figlio sente
la mancanza della sorella.
Non pu ricordarsene, rispose bruscamente David.
I loro cuori hanno battuto all'unisono per nove mesi. Come potrebbe non
ricordarsi di lei, anche solo a livello inconscio?
Non siamo pronti, insistette David. Io non sono pronto.
Non si tratta solo di te, riprese Norah. Tu non sei mai a casa. Forse sono
soprattutto io a sentire la sua mancanza. Qualche volta la sento vicina, come se fosse
sempre stata accanto a me, e io me ne fossi dimenticata. Forse ti sembro pazza, ma 
cos.
David capiva, ma non rispondeva. L'aria era satura del profumo delle fragole. Sua
madre cuoceva le conserve su un fornello all'aperto, mescolava il contenuto
schiumoso della pentola finch non diventava uno sciroppo, lo faceva bollire,
riempiva i vasetti, e li esponeva, come oggetti preziosi, su uno scaffale. Lui e June,
nella noia delle giornate d'inverno, rubavano intere cucchiaiate di marmellata. La
morte di June aveva spogliato di ogni energia l'animo di sua madre e anche lui non
poteva pensare di essere rimasto indifferente a quella sventura. Era statisticamente
improbabile che avessero un altro bambino down, ma era possibile, tutto era
possibile: e non si sentiva di affrontare quel rischio.
Avere un altro figlio non rimedierebbe a niente, disse. Le ragioni sono altre.
Dopo un momento di silenzio, Norah si alz in piedi, si pul le mani sui
pantaloncini e si allontan sul prato.
La camicia di David era in terra, vicino a lui. Dal taschino usciva l'angolo della
busta bianca. La lasci l: la lettera era breve e, sebbene le avesse viste una volta sola,
le foto se le ricordava come se le avesse fatte lui. Phoebe aveva capelli neri e sottili,
come Paul, e gli occhi scuri. Agitava le manine paffute come se volesse prendere
qualcosa o qualcuno fuori dall'inquadratura. Forse proprio Caroline, che la stava
fotografando. L'aveva intravista al servizio funebre, alta, sola, con il suo solito
soprabito rosso: appena finita la funzione, era andato a casa sua, perch voleva
parlarle ancora, anche se non sapeva bene quello che le avrebbe detto. Ma lei se n'era
andata. Si distese sulla coperta, le nuvole passavano sopra la sua testa: luce e ombra.
Non aveva provato a cercarla, ma l'angoscia lo colpiva senza preavviso: mentre era
nello studio nuovo, da solo; quando sviluppava le fotografie e osservava le immagini
emergere misteriosamente sullo spazio vuoto del foglio; oppure in quel momento, nel
calore di quelle rocce, vedendo Norah che si allontanava, agitata, ferita.
Era stanco, si sent scivolare nel sonno. Le pietre che aveva in tasca premevano
contro la sua gamba. Qualche sera dell'infanzia gli era capitato di trovare suo padre
seduto sulla sedia a dondolo sotto il portico, tra i pioppi illuminati dalle lucciole. Una
di quelle sere, suo padre gli aveva dato una pietra liscia che aveva trovato scavando
una buca. Ha pi di duemila anni, gli aveva detto, un tempo l'hanno tenuta in mano
altri uomini, un tempo lontano quanto un'eternit, ma sempre sotto questa stessa
luna.
Era successo una volta sola. Altre volte, invece, erano andati a caccia di serpenti a
sonagli. Dal tramonto all'alba avevano camminato attraverso i boschi, con bastoni
biforcuti e un sacco sulle spalle. David reggeva in mano una cassetta di ferro.
Cercavano tra le foglie secche. Il disegno a losanghe del dorso si vedeva solo
quando il rettile si muoveva. Suo padre gli aveva insegnato a restare immobile,
fissando quegli occhi gialli e quella lingua guizzante. Ogni volta che il serpente
cambiava pelle, i sonagli diventavano pi lunghi e dal suono che emettevano si
riusciva a capire quanto fosse grosso e quanti soldi se ne potessero ricavare.
Il rettile sollevava la testa e il braccio di suo padre, robusto e sicuro, spingeva
avanti il bastone biforcuto e bloccava il collo dell'animale, che affondava i denti nella
terra umida, furibondo. Poi, con le sue dita forti, suo padre stringeva le mandibole
aperte del serpente e lo sollevava. Dopo averlo rinchiuso in un sacco di stoffa, lo
buttava nella cassetta di ferro. Riprendevano a camminare in silenzio, e intanto
facevano il conto di quanto avrebbero guadagnato dalla vendita del serpente. I soldi
servivano per mangiare e per pagare il dottore.
David!
La voce di Norah arriv, insistente. David si sollev sui gomiti e vide che, in piedi
al margine del campo di fragole, sua moglie fissava qualcosa a terra. Ebbe paura. Per
deporre le uova, i serpenti sceglievano spesso un tronco d'albero caduto, come quello
che adesso era vicino a lei. Si assicur che Paul dormisse tranquillo all'ombra, poi si
alz e si mise a correre, mentre i cardi selvatici gli graffiavano le caviglie. La mano
affondata nella tasca stringeva gi la pietra pi grossa. Quando fu abbastanza vicino
da vedere la linea scura del serpente, tir la pietra pi forte che pot. Cadde a quindici
centimetri dall'animale e si spezz in due: il suo cuore violaceo apparve, vivo e
scintillante.
Ma cosa fai? esclam Norah.
Ormai era vicino. Affannato per la corsa, guard a terra. Non c'era un serpente,
solo un bastone di legno contro la corteccia secca del tronco d'albero. Mi era parso
di sentirti chiamare, disse, confuso.
Ti ho chiamato, infatti. Norah indic un cespuglio di fiori chiari dietro la linea
segnata dall'ombra. Guarda, sono calle, come i fiori che aveva piantato tua madre.
Sai che mi hai fatto spaventare?
Credevo che fosse un serpente, disse David. Indic il bastone di legno. Stavo
sognando. Ho creduto che avessi bisogno di aiuto.
Si sent molto stupido.
Perch sognavi i serpenti? chiese Norah.
Un tempo avevo imparato a catturarli, per venderli e racimolare un po' di soldi.
Soldi? ripet Norah. Per che cosa?
Si era riaperto un varco tra loro, una frattura tra il presente e il passato che lui non
riusciva a superare. I soldi per comprare da mangiare, per i viaggi in citt. Lei veniva
da un mondo diverso, non poteva capire.
Quei serpenti servivano a pagarmi la scuola, disse.
Parve che Norah volesse fare qualche altra domanda, ma poi tacque.
Andiamo, disse infine, strofinandosi una spalla. Prendiamo Paul e andiamo.
Tornarono indietro attraverso il prato. Raccolsero le loro cose per andare a casa.
Attenta a non svegliarlo, Norah mise Paul nel marsupio, e poi si incamminarono.
...
Lungo la strada, David ripens a suo padre nello studio medico di Morgantown,
mentre metteva i dollari sul tavolo del dottore. Quei biglietti gli ricordavano i
serpenti, la sferzata dei sonagli, quel lavoro troppo rischioso per un bambino di nove
anni.
Doveva proteggere June. Sta' attento a tua sorella, gli raccomandava sua madre,
alzando la testa dal fornello, dai da mangiare alle galline e pulisci la stia, strappa le
erbacce in giardino. E sta' attento a June.
David faceva tutto, ma non molto bene. Teneva d'occhio June, ma non le impediva
di scavare la terra e di passarsi le mani sporche nei capelli. Non la consolava se
inciampava in un sasso e, cadendo, si sbucciava un gomito. Anche se le voleva bene,
provava una sorta di rancore verso di lei. Eppure, anni dopo, quando frequentava il
liceo, era June che lo aspettava sul sentiero quando tornava per il weekend, ansiosa di
avere notizie dalla citt. Poi, un giorno, ad aspettarlo a casa non c'era nessuno. Si era
messo seduto sotto il portico, in attesa. Molto tempo dopo, al tramonto, aveva visto
sua madre scendere dalla collina, con le braccia incrociate sul petto. Non aveva
aperto bocca finch non gli era arrivata davanti. Allora aveva alzato la testa e aveva
detto: David, tua sorella  morta. June  morta. Aveva i capelli tirati indietro, una
vena le pulsava su una tempia, il pianto le aveva cerchiato gli occhi di rosso. Si
stringeva in una giacchettina di maglia grigia, sottile e striminzita. Quando lui si era
alzato e l'aveva abbracciata, era scoppiata a piangere:
Tre giorni fa, aveva mormorato tra i singhiozzi, marted mattina presto, sono
uscita a prendere l'acqua. Quando sono tornata, la casa era immersa nel silenzio. Ho
capito subito. Lei se n'era andata. Aveva smesso di respirare. David la teneva stretta
e non sapeva che cosa dire. Provava un dolore profondo, ma lo stordimento gli
impediva di piangere. Le aveva messo una coperta sulle spalle. Le aveva preparato
una tazza di t, era andato nel pollaio e aveva iniziato a fare i lavori di routine:
raccogliere le uova, dare da mangiare alle galline, mungere le mucche.
David, aveva detto sua madre alcuni giorni dopo. Devi continuare la scuola,
devi studiare e aiutare gli altri. Era stato allora che aveva provato di nuovo rancore,
voleva che la sua vita appartenesse a lui soltanto, senza l'ombra di quella morte. Si
sentiva in colpa perch June era sepolta sotto un mucchio di terra e lui era ancora
vivo, i suoi polmoni respiravano, il suo cuore batteva. Far il medico, aveva detto.
Sua madre era rimasta zitta, ma poi, con un piccolo cenno di approvazione, si era
alzata in piedi, e gli aveva detto: David, prendi la Bibbia, vieni con me per dire
qualche parola. Le parole giuste come vuole la tradizione. Erano andati insieme in
cima alla collina. Quando erano arrivati era gi buio: lui era rimasto sotto gli alberi di
pino, tra lo stormire del vento e, alla luce di una lampada al cherosene, aveva letto:
Il Signore  il mio pastore. Nulla mi mancher. E avrebbe voluto aggiungere: "ma
tu mancherai a me."
...
Quando infine arrivarono all'automobile, Norah si guard la spalla che si era
scottata al sole e le bruciava. Gli occhiali scuri impedirono a David di cogliere
l'espressione del suo viso.
Non devi sentirti in dovere di fare l'eroe, disse Norah.
Aveva parlato con un tono piatto, senza sfumature e David si chiese se non fosse
una frase che aveva preparato prima, se non se la fosse ripetuta mentalmente mentre
tornavano a prendere l'automobile.
Io non sto facendo l'eroe, rispose.
No? Lei distolse lo sguardo. Io, invece, credo di s.  anche colpa mia. Per
molto tempo mi  piaciuta l'idea di qualcuno che venisse a salvarmi. Adesso non ne
ho pi bisogno, non devi proteggermi, mi d fastidio.
Sedette in automobile e di nuovo volt la testa dall'altra parte. Paul allung una
manina per toccarle i capelli. David prov una sensazione di panico: al panico si
aggiunse la collera nei confronti di Caroline, che non aveva fatto quello che lui le
aveva chiesto, aggravando cos una situazione gi insostenibile. Norah si lasci
scivolare leggermente in avanti sul sedile e chiuse la portiera. Lui, nel cercarsi in
tasca le chiavi, trov l'ultimo geode, grigio e liscio. Lo scald nel palmo della mano e
pens a quanti misteri conteneva il mondo.
1970
Maggio 1970
I
 allergico alle api e alle vespe, disse Norah alla maestra, mentre Paul correva
verso lo scivolo. Quando fu sull'ultimo gradino rest in piedi per un attimo, con le
maniche corte della maglietta bianca che svolazzavano al vento, poi si sedette,
scivol fino a terra e scese con un salto. Le azalee erano gi fiorite e l'aria tiepida
vibrava del ronzio degli insetti e del canto degli uccelli. Anche suo padre soffre
della stessa allergia.  una forma grave.
Non si preoccupi, rispose la signorina Throckmorton, staremo attente.
La maestra era giovane, si era appena diplomata. Aveva i capelli castani, era
magra, ma energica. Indossava una gonna comoda, un paio di sandali bassi e non
staccava mai gli occhi dal gruppo di bambini che giocava sul prato. Appariva seria e
competente, ma Norah non riusciva a fidarsi completamente di lei.
Ha preso in mano un'ape, insistette, badi bene, un'ape morta, che era sul
davanzale della finestra, e qualche secondo dopo era gi gonfio come un pallone.
Non si preoccupi, signora Henry, ripet la signorina Throckmorton, con tono
impaziente, allontanandosi da Norah, per aiutare una bambina che si era gettata la
sabbia negli occhi.
Norah si ferm ancora un momento a guardare Paul che rincorreva i compagni.
Assomigliava a lei, lo dicevano tutti: la stessa struttura ossea, la stessa carnagione
chiara. Solo la linea della mascella e la forma delle orecchie erano di David. Paul
aveva sei anni e adorava cantare. A scuola eseguiva gi degli assolo. Mentre la sua
voce dolce si levava nell'auditorium, Norah si stupiva della sua innocente sicurezza.
Lo osserv accovacciarsi a terra vicino a un compagno che smuoveva le foglie in una
pozzanghera con un bastoncino.
Norah Henry! Proprio la persona che volevo incontrare.
Norah si volt e vide Kay Marshall, in pantaloni rosa attillati e maglioncino color
crema. Spingeva una carrozzina di vimini, un vecchio modello, con una bambina
piccola. Accanto alla madre camminava la figlia maggiore, Elizabeth. Era nata una
settimana dopo Paul. Indossava un vestitino di plumetis e scarpe di vernice bianca.
Corse verso le altalene del campo da gioco.
Che tempo stupendo! disse Kay, guardandola allontanarsi. Come stai, Norah?
Sto bene. Norah vinse la tentazione di ravviarsi i capelli, sentendosi vestita in
modo inadeguato. In qualsiasi occasione Kay Marshall era sempre impeccabile,
accurata nell'abbigliamento fin nei minimi particolari. La ammirava e la invidiava.
Era arrivata a pensare, qualche volta, che se fosse stata pi simile a lei, pi serena e
sicura di s, anche la sua vita matrimoniale sarebbe stata migliore e David sarebbe
stato pi felice.
Guard la bambina nella carrozzina, che ricambi il suo sguardo. Com' cresciuta
Angela!
Istintivamente Norah si chin e la prese in braccio. Angela, ridendo, picchi le
manine sulle guance di Norah, un gesto che le ricord Paul a quell'et. Lo cerc con
lo sguardo nel campo da gioco: stava correndo insieme a un compagno. Era grande
ormai. Non gli piaceva pi farsi coccolare, salvo quando era ammalato o voleva farsi
leggere una storia prima di andare a letto. Compie oggi dieci mesi, disse Kay. Lo
crederesti?
No, il tempo vola.
Sei passata dalle parti del campus? chiese Kay. Hai saputo che cos'
successo?
S, mi ha telefonato Bree ieri sera. Alla Ken State University quattro studenti
erano rimasti uccisi. Anche a Lexington c'erano disordini da settimane: gli studenti
manifestavano contro la guerra del Vietnam.
Chi l'avrebbe previsto? La voce di Kay esprimeva pi disapprovazione che
sgomento, era il tono che avrebbe usato per parlare del divorzio di un'amica. Prese
Angela, le diede un bacio sulla fronte e la rimise nella carrozzina.
 vero, rispose Norah con indifferenza, anche se per lei quegli avvenimenti
avevano un significato ben diverso. Invidi Kay, che non era stata toccata dalla morte
e si sentiva al sicuro, mentre per lei la perdita di Phoebe aveva cambiato il mondo.
Non riusciva a essere felice, a godersi i momenti di serenit che la vita le regalava: la
sofferenza subita le faceva temere continuamente nuovi dolori. David le diceva
sempre di riposarsi, di assumere qualcuno che l'aiutasse, di non affaticarsi. Lo
irritavano i suoi progetti, i suoi comitati e le riunioni con le amiche, ma Norah non
riusciva a stare ferma, aveva bisogno di incontri che le riempissero la giornata. Aveva
paura che, se avesse abbassato la guardia anche solo per un momento, la catastrofe
l'avrebbe colpita. L'ansia cresceva nella tarda mattinata: allora beveva qualcosa di
forte, un gin, qualche volta una vodka per arrivare pi tranquilla al pomeriggio. Le
piaceva la calma che le dava l'alcol. Nascondeva le bottiglie perch David non le
trovasse.
Scusami se non ho ancora risposto al tuo invito, stava dicendo Kay. Veniamo
senz'altro, forse faremo un po' tardi. Che cosa vuoi che ti porti?
Solo voi stessi, rispose Norah.  quasi tutto pronto. Devo solo andare a casa a
togliere il nido di vespe.
Kay la guard con gli occhi spalancati. Apparteneva a una vecchia famiglia di
Lexington e aveva, come diceva lei, le persone. Le persone per la piscina, le
persone per le pulizie, le persone per il prato, le persone per la cucina. David diceva
sempre che Lexington era come la roccia calcarea sulla quale era stata costruita: era
formata da strati sovrapposti dove ciascuno occupava il proprio posto in una
gerarchia sociale fissata da molto tempo. Certamente Kay era dotata anche di
persone addette agli insetti.
Un nido di vespe? Povera Norah!
S.  appeso alla gronda del garage.
Stupire Kay diede a Norah una certa soddisfazione. Era contenta di impiegare il
suo tempo in quella incombenza specifica. Si augur che la tenesse occupata per tutta
la mattinata, altrimenti si sarebbe ritrovata a correre in automobile, con una fiaschetta
d'argento in tasca come aveva fatto nelle ultime settimane. Riusciva ad arrivare al
fiume Ohio in meno di due ore. Andava a Louisville, a Maysville, una volta s era
spinta fino a Cincinnati. Si sarebbe fermata su un promontorio a picco sul fiume e
sarebbe scesa dall'automobile a guardare l'acqua che scorreva in fondo al precipizio.
La campanella della scuola suon e i bambini cominciarono a entrare, un po' alla
volta. Norah cerc i capelli neri di Paul e lo vide sparire all'interno. Mi ha fatto
piacere sentire i nostri due figli cantare insieme, disse Kay, mentre mandava baci a
Elizabeth sulla punta delle dita. Paul ha una voce stupenda. Un vero dono di
natura.
Gli piace la musica, rispose Norah. Gli piace sin da quando era molto piccolo.
C' un'altra cosa che volevo dirti, Norah, prosegu Kay. Sai che sono stata
incaricata di una raccolta di fondi per il mese prossimo. Il tema  Cenerentola e devo
mandare in giro un bel numero di paggetti. Ho pensato a Paul.
Nonostante tutto, si sent lusingata. Dopo lo scandalo causato dal divorzio di Bree,
aveva perso la speranza di un invito del genere.
Come paggetto? chiese, concedendosi un po' di tempo per assimilare la
proposta.
S, questo sarebbe l'incarico pi importante, ma poi vorrei che Paul cantasse. In
coppia con Elizabeth. Un duetto.
Ho capito, disse Norah. Elizabeth aveva una voce graziosa, ma debole. Cantava
con uno slancio forzato, cercando preoccupata l'approvazione del pubblico.
Sembrava un fiore primaverile sbocciato in gennaio. La sua voce sarebbe risultata
troppo flebile senza l'appoggio di Paul: ecco perch Kay le aveva fatto quella
proposta.
Sar carino per tutti e due, sempre che a Paul faccia piacere.
Norah annu lentamente. Era delusa e irritata con s stessa: si rese conto di dare
troppa importanza alle piccole cose. Eppure, era convinta che Paul si sarebbe
divertito a fare il paggetto. Se non altro la cerimonia avrebbe occupato un'altra delle
sue interminabili giornate.
Splendido! esclam Kay. Spero che non ti dispiaccia se mi sono permessa di
prenotare un piccolo smoking per Paul. Sapevo gi che mi avresti detto di s.
Guard l'orologio. Mi ha fatto piacere vederti. Salut Norah agitando la mano e se
ne and, spingendo la carrozzina.
Sul campo da gioco non era rimasto nessuno. Una cartina di caramella volteggi
sull'erba alta e and a fermarsi sulle azalee. Norah risal in automobile. La corrente
del fiume l'attirava, la calmava. Due ore e sarebbe arrivata. La guida veloce, il vento,
l'acqua erano richiami irresistibili: l'ultimo giorno di vacanza, prima che cominciasse
la scuola, si era accorta con stupore di essere arrivata fino a Louisville, con Paul
spaventato e silenzioso sul sedile posteriore, e il gin quasi finito. Ecco il fiume, aveva
detto, stringendo la manina di Paul nella sua, mentre guardava vorticare l'acqua
fangosa. Adesso andiamo allo zoo, aveva annunciato infine, come se fin dall'inizio
quella fosse stata la sua intenzione.
Si diresse verso il centro. Attravers le strade alberate, oltrepass la banca, il
negozio di gioielli. Passando davanti alla World Travel, rallent. Il giorno prima
aveva sostenuto un colloquio per un'assunzione. Aveva visto l'annuncio sul giornale
e aveva deciso di provare. Non aveva creduto di desiderare veramente quel lavoro
finch non era entrata. L'agenzia di viaggi si trovava in un edificio basso, di mattoni
rossi, con le vetrine che scintillavano di pubblicit affascinanti: spiagge e case
perfette, cieli limpidi e colori smaglianti. Una volta seduta nell'ufficio, con il suo
tubino di lino a fiori e la borsetta bianca sulle ginocchia, si era accorta di volere quel
lavoro pi di qualsiasi altra cosa al mondo. Il proprietario dell'agenzia si chiamava
Peter Warren. Sui cinquanta, un po' calvo, aveva tamburellato con la matita sul
raccoglitore e aveva fatto qualche battuta sulla squadra dei Wildcats. Gli era piaciuta,
ne era certa, anche se era laureata in letteratura inglese e non aveva esperienza di
viaggi. Le avrebbe dato una risposta il giorno successivo.
Dietro di lei qualcuno suon il clacson. Norah acceler. La strada attraversava la
citt e incrociava l'autostrada. Mentre si avvicinava all'universit il traffico aument.
Fu costretta a procedere a passo d'uomo e poi addirittura a fermarsi. Scese
dall'automobile per capire che cosa stesse succedendo. Davanti alla lunga fila di
macchine un lungo corteo di studenti marciava verso l'universit urlando slogan.
Dall'interno del campus veniva un crescendo di voci, alto e ritmato.
Pens alla scuola di Paul, lontana solo un chilometro e mezzo, dove tutto era
ordinato, si ricord del tono di disapprovazione di Kay Marshall, ma continu a
camminare, facendosi strada tra la folla. Sui gradini della sede del ROTC, il corpo di
addestramento degli ufficiali della riserva, c'erano due ragazzi: uno aveva in mano un
megafono, l'altro, in giacca e cravatta, faceva sventolare la bandiera americana. Il
ragazzo con il megafono alz una mano verso un lembo della bandiera, che poco
dopo prese fuoco.
Norah osservava la scena come se la vedesse al rallentatore. Attraverso il guizzare
delle fiamme vide Bree che distribuiva volantini. Aveva i capelli raccolti in una coda
di cavallo. "Com' bella", pens Norah, cogliendo la sicurezza e l'entusiasmo che
animavano il viso di sua sorella, un attimo prima di vederla sparire. La invidi, per la
sua determinazione, la sua libert. Cerc di seguirla tra la folla.
La intravide ancora due volte, poi finalmente la raggiunse. Era ferma sul
marciapiedi insieme a un ragazzo con i capelli rossi. Parlavano cos fitto tra di loro
che, quando le tocc il braccio, Bree la guard perplessa e solo dopo un istante la
riconobbe.
Norah? Afferr la mano del ragazzo. Un gesto tranquillo e confidenziale che
Norah colse immediatamente.  mia sorella, disse Bree. Norah, lui  Mark.
Il ragazzo fece un breve cenno con la testa, senza sorridere, e le strinse la mano.
Hanno incendiato la bandiera, disse Norah, pensando che anche in quel
momento, per ragioni diverse da prima, era vestita nel modo sbagliato.
Mark strinse gli occhi e scroll le spalle.
Hanno combattuto in Vietnam, hanno ragione.
Mark ha perso met di un piede in Vietnam, disse Bree.
Senza volere Norah abbass lo sguardo sulle scarpe di Mark. Avevano le stringhe
ed erano alte fino alle caviglie.
La parte anteriore, spieg Mark, battendo a terra il piede destro, le dita e un
altro pezzo.
S, capisco, disse Norah, a disagio.
Mark, puoi aspettarmi un momento mentre parlo con mia sorella? chiese Bree.
Mark diede un'occhiata alla folla in subbuglio. Non credo, il prossimo intervento
 il mio.
D'accordo, arrivo subito. Bree prese Norah per mano, e la condusse qualche
metro pi in l, abbassando la testa per passare sotto un gruppo di alberi di catalpa.
Che cosa ci fai qui? le chiese.
Non lo so neanch'io, rispose Norah, ho visto la folla...
Bree assent e i suoi orecchini d'argento brillarono al sole. Fantastico, vero? Ci
saranno cinquemila persone. Pensa che contavamo su qualche centinaio.  per quello
che  successo alla Ken State. Il mondo  sull'orlo della fine.
"La fine di che cosa?" si chiese Norah, mentre il vento agitava le foglie degli
alberi: poco lontano, la signorina Throckmorton parlava con i bambini; Peter Warren,
seduto fra lucenti pubblicit di viaggi, annotava le prenotazioni; le vespe volavano al
sole, vicino al suo garage. Come poteva finire il mondo in una giornata come quella?
 il tuo fidanzato? chiese a Bree, quello di cui mi hai parlato?
S. Bree si illumin di un sorriso malizioso.
Ma guarda un po', sei innamorata!
Credo di s, Bree diede un'occhiata a Mark, che aspettava poco lontano. Credo
proprio di s.
Spero che ti tratti bene.
Mi tratta benissimo! A proposito, posso invitarlo alla tua festa?
 naturale, rispose Norah, anche se non le sembrava affatto.
Bene! A proposito, Norah, hai avuto quel lavoro che volevi?
Non so ancora niente. Norah ripens a quell'ufficio moderno e le parve di avere
delle aspirazioni banali.
Ma com' andato il colloquio? chiese ancora Bree.
Bene,  andato bene, ma non sono pi sicura di volere quel lavoro. Tutto qui.
Bree aggrott la fronte e si pass una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
Perch no? Norah, fino a ieri ci tenevi moltissimo.  stato David, vero? Ti ha
detto che non puoi lavorare.
Norah scosse la testa e rispose bruscamente. David non lo sa nemmeno. Dovrei
passare la giornata in un ufficetto da niente e fare un lavoro noioso, piccolo borghese.
Tu non accetteresti neanche morta.
Non siamo uguali, Norah, ribatt Bree. Tu lo vuoi quel lavoro. Rappresenta
qualcosa di diverso. Un'occasione, una possibilit d'indipendenza.
Era vero, le sarebbe piaciuto avere quel lavoro, ma la infastidiva che Bree, pronta a
fare la rivoluzione, la immaginasse relegata in un ufficio dalle nove del mattino alle
cinque del pomeriggio.
Scriverei a macchina tutto il giorno. Dovrei aspettare anni prima di guadagnare
bene e fare qualche bel viaggio. Non  il mio ideale di vita.
E quale sarebbe il tuo ideale di vita? Far girare l'aspirapolvere per casa?
Norah strinse le labbra e non rispose.
Mi fai impazzire, Norah. Perch hai tanta paura di cambiare? Non puoi
semplicemente esistere e lasciarti vivere?
Oh, io esisto! Non sai fino a che punto ne sia consapevole.
No, tu nascondi la testa nella sabbia.  questa l'impressione che mi dai.
Tu invece pensi solo al primo uomo disponibile.
E va bene, piantiamola l. Bree si allontan e fu subito inghiottita dalla folla.
Norah rest ancora per un momento sotto gli alberi: tremava di collera anche se
sapeva che era ingiustificata. Che cosa c'era di sbagliato in lei? Perch invidiava Kay
Marshall e un attimo dopo Bree, per ragioni diametralmente opposte?
Si fece largo nella calca per tornare a prendere l'automobile. Le strade ora erano
pi libere, gli studenti si stavano radunando al campus. Era gi tardi, due ore dopo
Paul sarebbe uscito da scuola. Ormai non aveva pi tempo per andare al fiume. A
casa, nella cucina piena di sole, si prepar un gin and tonic. In salotto, si ferm
davanti alla fotografia che la ritraeva sul ponte naturale. Ogni tanto pensava a quella
giornata, alla passeggiata a piedi, al picnic, mai per a quel momento particolare. Ora,
invece, rivide il mondo spalancarsi sotto i suoi piedi, sent il sole e il vento che le
sfioravano la pelle. Voglio farti una fotografia, aveva detto David, lei si era voltata e
l'aveva visto, piegato su un ginocchio, mentre metteva a fuoco. Aveva fatto la scelta
giusta quando aveva regalato a David quella macchina fotografica: ormai era
diventata una vera passione per lui. Aveva anche allestito una camera oscura sopra il
garage.
Oh, David. Perch con il passare degli anni pi lo conosceva e pi la sua
personalit si caricava di mistero? Si accorse che aveva lasciato un paio di gemelli da
polso sulla mensola, sotto le fotografie. Li prese e li tenne nel palmo della mano.
Guard fuori dalla finestra e pens a quando David giocava in giardino con Paul.
Erano momenti rari. David era sempre molto occupato. "Fermati", avrebbe voluto
dirgli, "passa un po' di tempo con tuo figlio, non vedi come cresce in fretta?" Mise i
gemelli in tasca e usc in giardino, con il bicchiere in mano. Guard le vespe volare
intorno al nido e poi sparire nelle celle. Ogni tanto qualcuna le si avvicinava, attratta
dall'odore del gin. Continu a osservarle per un po', mentre beveva. Sentiva i
muscoli rilassarsi. Vuot il bicchiere, lo mise in terra sul vialetto e and a prendere i
guanti e il cappello da giardinaggio. Pass accanto al triciclo di Paul: ormai era
cresciuto troppo per usarlo ancora. Lo avrebbe messo via insieme ai vestitini e ai
giocattoli di quando era piccolo. David non voleva altri figli, Norah aveva rinunciato
a cercare di convincerlo. Ora sarebbe stato difficile affrontare di nuovo il periodo dei
pannolini e delle pappe, ma spesso provava una gran voglia di un altro bambino. Kay
era fortunata e nemmeno lo sapeva.
S'infil i guanti e fece un passo indietro. Non aveva nessuna esperienza di api o di
vespe, solo una volta, a otto anni, era stata punta su un dito del piede. Quando Paul
aveva raccolto l'ape morta dal davanzale della finestra e aveva pianto per il dolore, in
un primo momento non si era spaventata. Un po' di ghiaccio sulla puntura, un
bell'abbraccio sul dondolo sotto il portico e non se ne sarebbe parlato pi. Ma il
gonfiore e il rossore si erano estesi rapidamente dalla mano a tutto il corpo, il viso si
era gonfiato e lei aveva chiamato David, gridando, sconvolta dalla paura. Suo marito
aveva capito subito cosa stava succedendo e quale iniezione bisognava fare. In pochi
minuti Paul aveva ripreso a respirare meglio. Che cosa sarebbe successo se David
non fosse stato in casa?
Rest a guardare le vespe ancora per qualche minuto, pensando alla manifestazione
di protesta, e ai bagliori di rivolta che si accendevano nel mondo. Nella vita si era
sempre comportata seguendo le regole. Era andata all'universit, aveva lavorato per
un po' e aveva fatto un buon matrimonio. Ma da quando erano nati i suoi figli - Paul
che scendeva pi veloce degli altri dallo scivolo, e Phoebe, sempre presente nella sua
assenza - per lei le cose non erano pi state le stesse. Scelse con attenzione gli
attrezzi. La zappa con il manico lungo era molto pesante: la sollev a fatica e vibr
un forte, audace colpo al nido. La lama tagli facilmente la consistenza stopposa
dell'involucro. L'efficacia di quell'intervento iniziale la spavent. Le vespe si
riversarono fuori dal nido e volarono dritte su di lei. Una la punse sul polso, un'altra
sulla guancia. Norah lasci cadere la zappa e corse in casa, chiuse la porta e vi si
appoggi con la schiena, senza fiato.
Fuori lo sciame girava attorno al nido distrutto, ronzando rabbiosamente. Qualche
vespa si ferm sul davanzale di una finestra. Si ribellavano, si difendevano. Norah
pens agli studenti che aveva visto quella mattina, e anche a s stessa. And in cucina
e si vers ancora da bere. Il gin le diede una sensazione di benessere e di forza. Ne
us un pochino anche per tamponarsi la guancia e il polso. Aveva ancora un'ora
davanti a s prima di andare a prendere Paul.
Attenzione, vespe malefiche, disse a voce alta, ora avrete quello che meritate!
C'era una bomboletta d'insetticida nella cabina armadio, in alto, sopra le giacche,
le scarpe e l'aspirapolvere Electrolux, appena comprato. Norah si ricord le parole di
Bree: E quale sarebbe il tuo ideale di vita? Far girare l'aspirapolvere per casa?
Era gi sulla porta e stava per uscire quando le venne un'idea. Le vespe stavano gi
ricostruendo il nido e parvero non accorgersi di Norah che si avvicinava con
l'Electrolux in mano. Lo appoggi sul vialetto. Si rimise i guanti, il cappello e anche
una giacca. Si avvolse una sciarpa intorno al viso. Infil la spina nella presa esterna,
lo accese e lo lasci brontolare per un momento. Sembrava stranamente piccolo
all'aria aperta. Brand l'imboccatura del tubo e coraggiosamente la infil in quel che
restava del nido. Le vespe ronzarono, si agitarono impazzite, la punsero di nuovo
dove non era protetta, ma vennero subito risucchiate con un crepitio. Dopo un attimo
le aveva catturate tutte. Tenne l'aspirapolvere acceso mentre cercava il modo di
coprire l'imboccatura del tubo prima che quelle creature malefiche riuscissero a
scappare. Le cadde l'occhio sulla marmitta dell'automobile: l'imboccatura del tubo si
adattava perfettamente. Lo inser e, in un attimo, le vespe furono eliminate.
Soddisfatta del lavoro compiuto, spense l'aspirapolvere e rientr in casa.
In bagno si tolse la sciarpa e il cappello e si guard nello specchio sopra il lavabo: i
capelli le stavano appiccicati in testa, gli occhi verdi erano inquieti, la pelle era
coperta da un velo di sudore. Una guancia era rossa e gonfia per le punture delle
vespe. Si morse l'interno del labbro, chiedendosi che cosa avrebbe pensato David
quando l'avesse vista. Chi era lei veramente, se cercava di uniformarsi alle abitudini
convenzionali di Kay Marshall per poi sentirsi attratta, un attimo dopo, dalla protesta
degli amici di Bree o dal bisogno di una corsa pazza fino al fiume? Quale aspetto
della sua personalit aveva conosciuto David? Neanche lei si riconosceva nella donna
che gli dormiva accanto la notte.
Si asciug le mani e and in cucina a prendere un pezzetto di ghiaccio da mettere
sulla guancia. Quel che restava del nido delle vespe era appeso, in pezzi, alla gronda
del garage. L'Electrolux, con la sua sagoma tozza, era sul vialetto, collegato con il
lungo tubo flessibile alla marmitta dell'automobile. Tornando a casa, David sarebbe
stato soddisfatto di lei, e magari anche sorpreso: il nido di vespe non c'era pi e il
giardino era stato predisposto, fin nei minimi particolari, per l'arrivo degli ospiti.
Guard l'ora. Doveva andare a prendere Paul. Si ferm sui gradini per cercare le
chiavi nella borsetta. Sent un rumore, come un brusio, provenire dal vialetto: alz gli
occhi. A un tratto si sent l'odore tipico dell'ozono sprigionato dai fili elettrici in
combustione. Si accorse con meraviglia crescente che l'odore veniva dall'Electrolux.
Scese i gradini in fretta e inciamp. All'improvviso, l'Electrolux esplose, sobbalz e
and a colpire la recinzione con tanta violenza da rompere un paletto. Fin in mezzo
ai rododendri, emettendo oleose nuvole di fumo e gemendo come un animale ferito.
Immobile, con la mano protesa nel vuoto, Norah cercava di capire che cosa fosse
successo. Si avvicin alla macchina: i vapori della benzina si erano accumulati nel
motore dell'aspirapolvere ancora caldo e lo avevano fatto scoppiare. Una vespa usc
dalla marmitta annerita dal fumo e cominci a volare.
Norah pens che fosse veramente troppo. Tanta fatica, tanta ingegnosa buona
volont, e ora le vespe stavano scappando. Attravers il prato. Con un movimento
rapido, senza esitare, apr l'Electrolux, allung il braccio attraverso la massa di fumo
e tolse via il sacchetto di carta pieno di polvere e d'insetti. Lo gett a terra e si mise a
pestarlo con i piedi, in una danza selvaggia. Il sacchetto di carta si apr su un lato e
una vespa usc. Norah la schiacci con un piede. Era per Paul che stava combattendo
quella battaglia, ma anche per capire meglio s stessa. Perch hai tanta paura di
cambiare? le aveva detto Bree. Perch non puoi, semplicemente, esistere? Esistere,
ma in che modo? Era esistita come figlia, come studentessa, come telefonista, ruoli
che aveva svolto con facilit, senza porsi troppe domande. Poi era stata fidanzata,
moglie e madre e aveva scoperto che quelle parole erano troppo povere per contenere
in s le infinite esperienze che le accompagnavano.
Anche dopo aver capito che tutte le vespe dentro il sacchetto erano morte, Norah
continu a calpestare furiosamente. Qualcosa era cambiato, nel mondo e nel suo
cuore. Quella notte, mentre le fiamme distruggevano la sede del ROTC fino alle
fondamenta, Norah avrebbe sognato vespe, api e grossi calabroni che volavano tra
l'erba alta. Il giorno dopo avrebbe comprato un aspirapolvere nuovo, senza
raccontare a David quello che era successo, avrebbe rifiutato lo smoking per la
raccolta di fondi di Kay, avrebbe accettato il lavoro all'agenzia di viaggi. S, come
aveva detto Bree, era un'occasione, una possibilit d'indipendenza.
Sarebbe andata cos, ma in quel momento non riusciva a prendere in
considerazione niente altro se non il movimento dei suoi piedi: il sacchetto divent
uno sporco miscuglio di ali e pungiglioni. Si sentivano da lontano le grida della
protesta. Anche dal suo giardino, e dal segreto del suo cuore si era levata una voce di
protesta: la vita non sarebbe stata pi la stessa.
Una vespa ronz vicino alle azalee. Norah smise di pestare il sacchetto.
Perfettamente in s, attravers il prato. Sal in automobile come se fosse un giorno
qualsiasi e and a prendere il suo bambino a scuola.
II
Pap? Pap?
David sent la voce di Paul, i suoi passi leggeri, rapidi sui gradini del garage e alz
gli occhi dal foglio di carta fotografica che aveva immerso nel bagno di sviluppo.
Aspetta! grid. Solo un momento, Paul! ma stava ancora parlando quando la
porta si spalanc lasciando entrare la luce.
Che disastro! David guard la carta scurirsi rapidamente e l'immagine sparire
all'improvviso. Paul, non te l'ho detto un milione di volte di non entrare quando 
accesa la luce rossa?
Scusa, pap, scusa.
David si pent immediatamente di aver reagito cos. Paul aveva solo sei anni e in
piedi, nel vano della porta, sembrava molto piccolo. Non ti preoccupare, Paul. Entra.
Mi dispiace di averti sgridato.
Gli and incontro, si accovacci a terra e Paul si rifugi nelle sue braccia,
posandogli la testa sulla spalla. David sent i suoi capelli appena tagliati solleticargli
il collo. Era un bambino minuto e agile, si muoveva nel mondo con la velocit di un
lampo. David lo baci sulla fronte.
Allora, che cosa c' di cos importante? chiese, appoggiato sui talloni per stare
alla sua altezza. Di cos importante da rovinare le mie fotografie?
Guarda, pap, guarda che cos'ho trovato!
Paul apr il pugno: sul palmo della mano c'erano alcune piccole pietre piatte e
rotonde con un buco in mezzo, grandi come bottoni.
Sono bellissime. David ne prese una. Dove le hai trovate?
Ieri sono stato con Jason alla fattoria di suo nonno. C' un torrente e bisogna stare
attenti, perch Jason l'estate scorsa ha visto un serpente, ma adesso fa troppo freddo
per i serpenti perci lo abbiamo attraversato a piedi e io ho trovato queste pietre sulla
riva, proprio vicino all'acqua.
Bravo. David prese in mano i fossili, intatti e nitidi come nessuna fotografia
avrebbe potuto mostrarli. Questi fossili erano parte di un crinoide, un animaletto che
viveva sul fondo del mare. Tanto tempo fa una vasta zona del Kentucky era coperta
dall'oceano.
Davvero? Che meraviglia! Non hai un disegno di un crinoide su un libro?
Forse. Guarder, appena avr messo in ordine. Come vanno i preparativi?
aggiunse, mentre usciva dalla camera oscura e dava un'occhiata al giardino. Era
primavera, l'aria era gradevole, i cornioli intorno al giardino erano fioriti. Norah
aveva steso sui tavoli tovaglie a colori brillanti. Tutto era pronto: i piatti, il ponce, le
sedie, i tovaglioli, i vasi con i fiori. Aveva decorato con nastri lucenti un giovane
pioppo, come un tradizionale maypole, 1 per festeggiare maggio. Aveva fatto tutto da
sola, David si era offerto di aiutarla, ma lei aveva rifiutato. Rientr nella camera
oscura, illuminata solo dalla luce rossa e pervasa dall'odore di sostanze chimiche.
La mamma si sta vestendo, disse Paul. Io non devo sporcarmi.
Questa s che  disciplina! osserv David, mentre riponeva le bottiglie del
fissatore e del rivelatore su uno scaffale in alto, dove Paul non poteva arrivare. Va'
in casa, ti raggiungo subito. Poi cercheremo i crinoidi.
Paul scese i gradini di corsa. David lo guard attraversare il prato ed entrare,
sbattendosi la porta alle spalle.
Sciacqu le vaschette e le mise ad asciugare, poi tolse la pellicola dal bagno di
sviluppo. C'era silenzio e tranquillit nella camera oscura e David vi rimase ancora
qualche istante prima di seguire Paul. Fuori, cestini di carta intrecciata pieni di fiori
ornavano i vassoi. Il giorno prima, il primo maggio, Paul aveva appeso un cestino di
fiori alla porta d'ingresso delle case vicine e ogni volta, dopo aver bussato, si era
nascosto per godersi la sorpresa di chi andava ad aprire. Era stata un'idea di Norah,
frutto del suo buon gusto, della sua energia e creativit.
Ora, in cucina, con un grembiulone sopra un vestito color corallo, disponeva
prezzemolo e pomodorini ciliegia su un piatto di carne fredda.
Tutto a posto? chiese David.  tutto perfetto. C' qualcosa che posso fare?
Per esempio vestirti? disse Norah con un'occhiata all'orologio. Si asciug le
mani in uno strofinaccio, Prima, per, metti questo piatto in frigorifero. Grazie.
David lo prese. Quanto lavoro, osserv. Perch non ti sei rivolta a un
catering? L'aveva detto solo perch temeva che si fosse affaticata troppo, ma Norah,
che stava uscendo dalla cucina, si ferm, con la fronte corrugata.
Perch mi piace fare da sola, rispose. Mi diverto a organizzare, a cucinare, 
una gioia per me creare dal niente qualcosa di bello. Che tu lo voglia ammettere o
no, concluse, ho molte qualit.
Non intendevo negarlo, replic David, senza aggiungere altro. In quei giorni
erano come due pianeti in orbita intorno allo stesso sole: non rischiavano di scontrarsi
ma non avevano alcuna possibilit di contatto. Pensavo solo che avresti potuto farti
aiutare.  una spesa che potevamo permetterci.
Non  una questione di soldi. Norah scosse la testa e usc dalla cucina.
David mise il piatto in frigorifero e sal a farsi la barba. Paul lo segu e, seduto sul
bordo della vasca, sbattendo i piedi contro il bordo, si mise a chiacchierare a un ritmo
di cento parole al secondo. Gli era piaciuta molto la fattoria del nonno di Jason, aveva
aiutato a mungere una mucca e aveva bevuto il latte ancora caldo, che sapeva di erba.
David era felice di ascoltarlo mentre intingeva il pennello nella schiuma. La lama
del rasoio gli scivolava liscia sulle guance.
Anch'io una volta mungevo le mucche, disse. Si asciug la faccia e prese la
camicia. Sapevo mandare un getto di latte dritto in bocca al gatto.
Proprio come ha fatto il nonno di Jason! esclam Paul. Vorrei che Jason fosse
mio fratello.
Una goccia d'acqua colava dal rubinetto e l'orologio ticchettava: David vide Paul
1
Palo ornato di nastri intorno al quale i giovani erano soliti danzare nelle feste di calendimaggio.
riflesso nello specchio e istintivamente pens a Phoebe. Ogni due o tre mesi, tra la
posta dello studio, vedeva apparire i caratteri arrotondati della calligrafia di Caroline.
Sebbene le prime lettere fossero arrivate da Cleveland, ora ogni busta aveva un
timbro di provenienza diverso. Qualche volta Caroline accludeva il numero di una
casella postale, sempre di luoghi diversi, e in ciascuna di quelle occasioni, David le
mandava del denaro. Negli anni, le lettere erano diventate pi confidenziali. Qualche
volta aveva ceduto alla tentazione di buttarne via una senza aprirla, ma era sempre
andato a ripescarla dal cestino e l'aveva letta immediatamente. Le teneva chiuse nella
cassettiera della camera oscura, dove Norah non avrebbe mai potuto scoprirle. Anni
prima, dopo l'arrivo delle prime lettere, David aveva guidato otto ore di fila per
raggiungere Cleveland. Aveva passato tre giorni in giro per la citt, consultando gli
elenchi del telefono, chiedendo in tutti gli ospedali dove Caroline avrebbe potuto
trovare un lavoro. Alla posta centrale aveva visto lo sportello numero 621, lo aveva
sfiorato con le dita ma il direttore si era rifiutato di dargli il nome dell'intestatario.
Allora me ne star qui in piedi ad aspettare, aveva detto e il direttore si era stretto
nelle spalle. Faccia come crede, gli aveva risposto, ma  meglio che si procuri
qualcosa da mangiare, perch a volte passano settimane e nessuno viene ad aprire le
caselle.
Infine si era rassegnato ed era tornato a casa. Aveva lasciato che il tempo passasse
mentre Phoebe cresceva senza di lui. Ogni volta che mandava i soldi scriveva due
righe per chiedere a Caroline di fargli sapere dove viveva, ma non voleva insistere
troppo n tanto meno assumere un investigatore privato, anche se ci aveva pensato,
qualche volta. Doveva essere Caroline a decidere di farsi trovare. Se l'avesse fatto,
una volta che tutto fosse stato chiarito, sarebbe riuscito a dire la verit a Norah.
Era un pensiero che lo accompagnava ogni mattina quando andava in ospedale.
Operava i pazienti, esaminava le loro radiografie, poi tornava a casa, tagliava l'erba
del prato, giocava con Paul: le sue giornate erano piene, eppure ogni tanto, senza che
niente lo preannunciasse, sognava Caroline che lo guardava, in piedi sulla porta dello
studio medico, o nel cortile della chiesa dove si era svolto il funerale di Phoebe. Si
svegliava di soprassalto: allora si vestiva e scendeva al piano di sotto, nella stanza
dove scriveva i suoi articoli, o si chiudeva nella camera oscura, a immergere le
pellicole nel bagno di sviluppo e a guardare apparire le immagini.
Paul interruppe i suoi pensieri.
Pap, ti sei dimenticato di cercare i fossili sul libro. Me l'hai promesso.
 vero, Paul. Si aggiust il nodo della cravatta.  vero, te l'ho promesso.
Scesero insieme nello studio e aprirono il libro sul tavolo. Il fossile era proprio un
crinoide, come aveva detto David, un piccolo animale marino con un corpo a forma
di fiore. Le pietre che aveva trovato Paul erano le lamine che formavano il supporto
centrale. Vado a far vedere i crinoidi alla mamma. Paul prese le pietre, attravers
tutta la casa di corsa e usc dalla porta sul retro. David si vers da bere e rimase per
un momento accanto alla finestra. Vide comparire sul prato i primi ospiti, gli uomini
in blu scuro, le donne con indosso i colori pastello della primavera, rosa, giallo vivo e
azzurro. Norah passava dall'uno all'altro, tra abbracci, strette di mano e
presentazioni. Era cos riservata quando l'aveva conosciuta, tranquilla e timida: non
avrebbe mai immaginato di vederla cos socievole e disinvolta come in quel
momento. Era cambiata. Guardandola, David ebbe la sensazione di un'illusione
perduta. Quale? Quella di una vita diversa? Norah rideva sul prato e sembrava felice,
ma lui sapeva che la vita di societ non le poteva bastare. Neanche per un giorno. La
sera avrebbe cominciato a preoccuparsi per la giornata successiva e se durante la
notte le avesse fatto una carezza, lei avrebbe allontanato la sua mano con un
mormorio, senza svegliarsi.
Sull'altalena, Paul volava in alto, verso il cielo azzurro. Sul petto gli rimbalzava
una collana che aveva fatto infilando i crinoidi in un pezzo di spago.
Paul! L'eco della voce di Norah si diffuse per la casa attraverso le porte aperte.
Paul togliti quella roba dal collo.  pericoloso.
David si avvicin a Norah sul prato.
Lascialo stare, disse, non gli far niente, e poi  cos orgoglioso, l'ha fatta lui la
collana.
Lo so, gliel'ho dato io lo spago, ma pu mettersela dopo. Se scivola, giocando, e
la collana s'impiglia, si pu strozzare.
Era sempre troppo ansiosa.
Non ti angosciare, Norah, non gli succeder niente.
Non puoi saperlo.
Comunque sia, David ha ragione, Norah.
La voce proveniva dalle sue spalle. David si volt e vide Bree. Vestita di un abito
leggero che le danzava intorno a ogni movimento, teneva per mano un uomo giovane,
pi basso di lei: capelli rossi, sandali e camicia con il colletto aperto.
Norah si volt di scatto. Bree, per favore! La collana pu impigliarsi e
strangolarlo.
Sta solo andando in altalena, insistette Bree, mentre Paul si spingeva in alto, con
la testa rovesciata all'indietro e il sole in faccia. Guarda com' felice. Lascialo fare.
David ha ragione, non gli succeder niente. Norah rispose con un sorriso forzato.
No? Il mondo  sull'orlo della fine, l'hai detto tu proprio ieri.
Ma ieri era ieri. Bree appoggi una mano sulla spalla di Norah e scambi con lei
un lungo sguardo che escludeva chiunque altro. David pens a sua sorella, a quando
si nascondevano sotto il tavolo di cucina e, soffocando le risate, sbirciavano tra le
pieghe della tovaglia di tela cerata per assicurarsi che non stesse arrivando la mamma.
Che cos' successo ieri? chiese David, cercando di scacciare quelle immagini.
Bree non lo sent e continu a parlare con Norah.
Scusa, sorellina. Ieri eravamo tutti su di giri, non badare a quello che ti ho detto.
Non importa, disse Norah, sono contenta che tu sia qui.
Che cos' successo ieri? chiese ancora David. Eri l durante l'incendio? Lui e
Norah, la notte, avevano sentito l'odore del fumo, e avevano visto bagliori nel cielo:
venivano dalla sede del ROTC in fiamme. La protesta era divampata nei giorni
precedenti, mentre, dall'altra parte del mondo, sulle citt lungo il fiume Mekong,
cadevano le bombe e la gente scappava con i bambini feriti tra le braccia. Durante
una manifestazione sull'altra riva dell'Ohio erano stati uccisi quattro studenti, ma
nessuno aveva immaginato una protesta di quella portata a Lexington, con lancio di
molotov e la polizia che si riversava nelle strade.
No, non c'ero. Bree scosse la testa. Mark, invece, s. Sorrise al ragazzo che
aveva accanto e infil il braccio sottile nel suo. Si chiama Mark Bell.
Mark ha combattuto in Vietnam, aggiunse Norah, manifesta contro la guerra.
Ah, un agitatore politico? disse David.
No, un agitatore politico  un'altra cosa, la sua  un'azione di protesta, lo
corresse Norah. Oh, scusatemi,  arrivata Kay Marshall.
Un'azione di protesta, dunque! ripet David, guardando Norah che si
allontanava in fretta.
S,  cos, rispose Mark, sarcastico. L'eterna ricerca di equit e giustizia.
All'improvviso David si ricord di aver visto quell'uomo il giorno prima, al
telegiornale della sera.
Lei ieri era in televisione, gli disse. Dalle dichiarazioni che ha fatto mi pare di
aver capito che l'incendio non le sia dispiaciuto.
Mark si strinse nelle spalle. Non mi  piaciuto e non mi  dispiaciuto. C' stato,
tutto qui. Noi andiamo avanti.
Perch tanta ostilit, David? gli chiese Bree, e tenne fissi su di lui i suoi occhi
verdi.
Nessuna ostilit, ribatt David, rendendosi invece conto del contrario.
Raccolgo solo informazioni, nient'altro. Lei non  del Kentucky, vero?
No, vengo dal West Virginia, da Elkins. Perch me lo chiede?
Curiosit. Parte della mia famiglia proveniva da Elkins.
Davvero David? chiese Bree. Credevo che foste vissuti sempre a Pittsburgh.
No, alcuni dei miei parenti vivevano a Elkins, ripet David. Ma  passato tanto
tempo.
Sul serio? Mark ora aveva un tono pi confidenziale. Lavoravano il carbone?
Qualche volta, d'inverno. Avevano una fattoria, un lavoro duro, ma il carbone 
peggio.
Coltivavano la loro terra?
S. David pens che non vedeva la sua vecchia casa da quasi quindici anni.
Bravi. Mio padre la casa e la terra le aveva vendute e quando  morto in miniera
noi non avevamo un posto dove andare. Mark s'interruppe per un momento, con un
sorriso triste. Lei non torna mai da quelle parti?
Non ci vado da molto tempo. E lei?
Neanch'io. Dopo il Vietnam sono andato all'universit, a Morgantown, grazie
alla legge per i reduci.  stato strano tornare indietro. Provavo un senso di
appartenenza, ma anche di estraneit, non so se riesco a spiegarmi. Quando ero
partito, non avevo creduto di aver compiuto una scelta definitiva. Poi mi sono accorto
che invece era proprio cos.
Lo so, rispose David, la capisco perfettamente.
Bene, li interruppe Bree. Perch non prendiamo qualcosa da bere? Mark,
David, volete qualcosa?
Vengo con te. Mark strinse la mano a David. Il mondo  piccolo, vero? Mi ha
fatto piacere conoscerla.
David  un mistero per tutti noi, disse Bree, mentre si allontanava con lui.
Chiedilo a Norah. David li guard unirsi alla folla degli ospiti. Solo un incontro,
ma lo aveva turbato, facendolo sentire vulnerabile. Il passato lo aveva investito come
un'onda improvvisa. Dall'esterno la sua vita sembrava perfetta: una bella famiglia, un
lavoro appagante, ma non era mai riuscito a sentirsi realizzato. Chi se lo sarebbe
aspettato, aveva detto suo padre quando l'aveva accompagnato alla fermata
dell'autobus il giorno in cui era partito per Pittsburgh.  andata cos. Ormai non hai
pi tempo per quelli come noi. E lui, fermo sul marciapiedi, mentre cominciavano a
cadere le prime foglie d'autunno, si era sentito prendere dalla disperazione e dalla
nostalgia. Aveva colto la verit nelle parole di suo padre: sapeva che, nonostante il
legame profondo con la sua famiglia, la vita lo avrebbe portato lontano.
Stai bene, David? gli chiese Kay Marshall, passandogli accanto. In mano
reggeva un vaso di tulipani rosa pallido: i petali gli sembravano palpitare come un
polmone. Sembri lontano milioni di chilometri.
Oh, Kay! Kay gli ricordava un po' Norah, per quella solitudine volutamente
nascosta sotto una superficie brillante. Una volta, in un'altra occasione, dopo aver
bevuto un po' troppo, Kay lo aveva seguito in un corridoio poco illuminato, gli aveva
passato un braccio intorno al collo e lo aveva baciato. David era rimasto
assolutamente sorpreso, ma aveva ricambiato il bacio. Non aveva dimenticato quelle
labbra fresche sulle sue, ma adesso, ogni volta che la vedeva, gli sembrava
impossibile quello che era successo. Sei affascinante come sempre, Kay, le disse.
Lei sorrise e si allontan.
David entr in garage, sal nella camera oscura, e caric la macchina fotografica
con una nuova pellicola.
Torn indietro, tra gli ospiti, ma non si lasci coinvolgere dalla conversazione
perch voleva fotografare qualche momento della festa. Si ferm davanti ai tulipani,
li riprese da vicino e pens ancora a com'erano simili alla consistenza delicata dei
polmoni e a come sarebbe stato interessante disporre le due immagini l'una accanto
all'altra, a conferma della sua idea che il corpo fosse, misteriosamente, uno specchio
del mondo. Concentr la sua attenzione sui fiori. A un tratto si accorse che Norah gli
si era avvicinata e lo tratteneva per un braccio.
Metti via la macchina fotografica, disse. Ti prego, David. Abbiamo degli
ospiti.
Questi tulipani sono cos belli... cerc di giustificarsi David. C' una festa,
ripet Norah, non puoi estraniarti e metterti a fotografare: devi partecipare, bere e
chiacchierare con loro.
Ho bevuto, osserv David. A chi vuoi che importi se faccio qualche
fotografia?
A me importa.  una villania.
Parlavano a bassa voce e Norah non aveva mai smesso di sorridere. Ogni tanto, da
lontano, salutava qualcuno con un gesto gentile, ma David sentiva la sua tensione, la
sua collera repressa.
Ho lavorato tanto, prosegu Norah. Ho organizzato tutto, ho preparato io stessa
tutto il buffet. Ho perfino distrutto il nido delle vespe. Perch non vuoi divertirti e
passare il tempo insieme agli altri?
Quando hai tolto quel nido? chiese David.
Ieri. Norah gli mostr il polso, dov'era rimasto il segno rosso della puntura. Ho
pensato alla vostra allergia, tua e di Paul. Quelle vespe rappresentavano un rischio
continuo.
La festa sta venendo benissimo, disse David e, d'impulso, si port la sua mano
alle labbra e le baci il polso. Norah lo guard con una espressione di piacevole
sorpresa, poi tolse la mano.
David, mormor, ti prego, non qui. Non ora.
Pap! la voce di Paul proveniva dall'alto. Pap, mamma, guardatemi!
 salito sull'olmo, disse Norah, riparandosi gli occhi con la mano e indicando un
albero dall'altra parte del prato.  lass, a met del tronco! Come ci  riuscito?
Dall'altalena, credo, rispose David e salut il bambino. Ehi!
Scendi subito! grid Norah e, rivolta a David, aggiunse: Mi fa paura vederlo
lass.
 un bambino, cerc di tranquillizzarla David, i bambini si arrampicano sugli
alberi. Non c' pericolo.
Mamma! Pap! Aiuto! scherz Paul, facendo finta di cadere.
Si comportava cos quando aveva appena imparato a camminare, ti ricordi?
chiese Norah. Nel negozio del droghiere chiedeva aiuto a gran voce e tutti
credevano che l'avessi rapito.
Risero insieme. David si rasseren.
Metti via la macchina fotografica, gli raccomand ancora Norah.
S, adesso la metto via.
Bree si era messa a ballare intorno al maypole reggendo tra le mani un nastro
scarlatto. Qualcun altro, incuriosito, aveva fatto lo stesso. David camminava verso il
garage quando sent un crepitio di foglie e lo schianto di un ramo che si spezzava.
Vide Bree agitare le braccia nell'aria, mentre il nastro le sfuggiva di mano. Ci fu un
attimo di silenzio, poi il grido di Norah. David si volt appena in tempo per vedere
Paul cadere a terra con un tonfo e sussultare per un attimo sulla schiena. La collana si
era spezzata e i suoi preziosi crinoidi erano sparsi tutt'intorno. David si fece largo tra
gli ospiti e s'inginocchi vicino a lui. Paul, con gli occhi pieni di paura, gli si
aggrapp alla mano, faticando a respirare.
Non aver paura, gli disse David, accarezzandogli la fronte, sei caduto
dall'albero e sei rimasto senza fiato, tutto qui. Sta' calmo e prendi un respiro
profondo, ti passer subito.
Come sta? Norah s'inginocchi vicino a loro. Paul, amore, ti senti bene?
Paul diede qualche colpo di tosse che gli si strozz in gola. Appena riusc a parlare,
disse: Mi fa male il braccio. David cap che si sforzava di non piangere. Mi fa
tanto male il braccio.
Quale braccio? chiese David, con tutta la calma che pot trovare. Riesci a farmi
vedere dove?
Era il braccio sinistro e quando David lo sollev con cautela, sostenendolo per il
gomito e per il polso, Paul grid di dolore.
David, esclam Norah, si  rotto il braccio!
Non lo sappiamo ancora, rispose David. Lo appoggi delicatamente sul petto di
Paul e mise una mano su una spalla di Norah per confortarla. Paul, io ora ti porto in
braccio fino all'automobile. Dobbiamo andare in ospedale per fare una radiografia.
D'accordo?
Lentamente lo sollev. Gli ospiti si fecero da parte per lasciarlo passare. David
distese Paul sul sedile posteriore, prese una coperta dal baule e gliel'avvolse intorno.
Vengo anch'io, disse Norah e sedette davanti, vicino al posto di guida.
E lasci tutti qui, da soli?
Hanno da mangiare e da bere. Capiranno.
Passarono davanti al ROTC: le fiamme erano spente, ma qualche spirale di fumo si
alzava ancora nell'aria.
Il mondo sta cadendo a pezzi, disse Norah.
Non  il momento di lasciarsi andare a queste considerazioni, Norah, ribatt
David guardando nello specchietto retrovisore: Paul era fermo e zitto, con le guance
rigate di lacrime.
Al pronto soccorso, David approfitt della propria influenza e fece ammettere
subito Paul al reparto radiografie. Quando fu il momento di ritirare le lastre, si
accorse che gli tremavano le mani. Si allontan lungo il corridoio, poco affollato per
essere sabato pomeriggio, ed entr nel suo studio. La porta si richiuse alle sue spalle.
Per un momento rest in piedi al buio, cercando di ritrovare la calma. Conosceva a
memoria le pareti verde pallido, la scrivania ingombra di carte, gli strumenti di
acciaio cromato allineati sui vassoi sotto gli armadietti pensili. Premette un
interruttore. Un pannello montato sulla parete vibr emettendo rapidi flash, poi si
riemp di una luce bianca. Sul pannello c'erano i negativi che aveva sviluppato la
settimana prima: una serie di fotografie di una vena umana, riprese in sequenza,
secondo diverse gradazioni di luce. A entusiasmare David era la precisione dello
scatto e la constatazione che quelle immagini non sembravano pi parte di un corpo
umano, ma fulmini che si ramificavano precipitando a terra.
Si costrinse a prendere ancora qualche respiro profondo, poi tolse i negativi e fiss
alle pinze le radiografie di Paul. Le piccole ossa di suo figlio apparvero con una
spettrale chiarezza. La lesione era ben visibile: una frattura del radio e dell'ulna.
Erano ossa parallele: il rischio peggiore era che, nel guarire, si saldassero insieme.
David accese la luce centrale e torn indietro lungo il corridoio, pensando alla
bellezza racchiusa nel corpo umano. Tanti anni prima, in un negozio di Morgantown,
mentre suo padre provava un paio di stivali da lavoro e guardava accigliato il
cartellino del prezzo, lui era salito su una pedana dove veniva proiettata la radiografia
del piede. Le dita si erano trasformate in un mistero inquietante. Rapito, aveva
osservato quell'insieme di elementi sottili, cos difficili da distinguere.
Quello era stato per lui un momento determinante, anche se per anni non se n'era
reso conto. Nelle settimane che erano seguite, se guardava un capriolo correre, un
uccello volare, un coniglio sbucare dal folto di un cespuglio, istintivamente cercava
di indovinare la loro struttura nascosta. E aveva guardato anche June, sua sorella, la
bambina che amava il vento, che rideva quando aveva il sole in faccia, che non aveva
paura dei serpenti. Era morta a dodici anni e ora non era altro che il ricordo di una
persona amata. Non era rimasto niente di lei: solo le ossa.
Trov Norah con Paul seduto sulle sue ginocchia e la testa posata sulla sua spalla.
 rotto? chiese subito Norah.
S, temo di s, rispose David. Dai un'occhiata anche tu.
Infil le radiografie nel visore e indic le linee scure della frattura.
Mi sono tanto preoccupata per le api, disse Norah, mentre aiutava David a
rimettere Paul sul lettino, e per le vespe, ho tolto il nido apposta, e lui  caduto
dall'albero.
 stato un incidente imprevisto, le fece osservare David.
Lo so, rispose Norah, che stava quasi per piangere.  proprio questo che mi
spaventa.
David non disse niente. Aveva preparato il materiale per l'ingessatura e adesso era
concentrato nell'applicare il gesso. Non lo faceva da molto tempo, di solito ormai
sistemava l'osso e lasciava che finisse l'infermiera, ma questa volta prov la
soddisfazione di un lavoro eseguito bene. Il braccio di Paul era piccolo, il gesso
s'indur rapidamente.
Tre mesi, disse David. Tre mesi e togliamo il gesso.
Quasi tutta l'estate, osserv Norah.
E la Little League? chiese Paul. E il nuoto?
Niente baseball e niente nuoto, mi dispiace, Paul.
Ma io e Jason dobbiamo giocare nella Little League!
Mi dispiace, Paul, ripet David e Paul scoppi nuovamente a piangere.
Avevi detto che non sarebbe successo niente, disse Norah, e invece lui si 
rotto un braccio. Poteva rompersi il collo, la schiena.
David si sent improvvisamente stanco, esasperato.
Poteva, s, poteva, ma non  andata cos. Allora basta. D'accordo? Smettila,
Norah.
Paul non piangeva pi e ascoltava, allarmato, il tono delle loro voci. Che cosa
avrebbe ricordato di quella giornata?, si chiese David. Pens che lo aspettava un
futuro incerto, in un mondo dove un ragazzo che partecipava a una manifestazione di
protesta poteva morire per un proiettile nella nuca. Gli fece una carezza sulla testa.
Scusa, pap, singhiozz Paul, non volevo rovinare le tue fotografie.
Dopo un momento d'incertezza, David si ricord della sgridata in camera oscura.
Ma no, Paul, non ero arrabbiato con te, non ti preoccupare, lo accarezz su una
guancia. Non m'importa niente delle foto. Stamattina ero solo un po' stanco. Hai
capito?
Paul pass un dito sopra l'ingessatura.
Posso sentirti il cuore con lo stetoscopio? chiese il bambino.
Certo. David applic i tubi di plastica nera alle orecchie di Paul e, restando
chino su di lui, si appoggi lo stetoscopio sul cuore.
Si accorse che Norah li guardava. Lontana dai colori della festa, aveva portato con
s tutta la sua tristezza. Avrebbe voluto consolarla, ma non sapeva cosa dirle.
Vorrei che fossi pi felice, mormor sottovoce. Vorrei fare qualche cosa per
te.
Non devi preoccuparti, rispose Norah. Non per me.
Cosa vuoi dire?
Ieri ho accettato un lavoro.
Un lavoro?
S, un buon lavoro. Norah gli spieg tutto: un impiego part-time in un'agenzia di
viaggi. Sarebbe tornata in tempo per andare a prendere Paul a scuola. Mentre parlava,
David ebbe la sensazione che gli stesse sfuggendo dalle mani: Stavo diventando
pazza, aggiunse Norah con una durezza che lo lasci stupito. Completamente
pazza, con tutte quelle ore in cui non sapevo che cosa fare. Si riveler la scelta pi
giusta, vedrai.
D'accordo, disse David. D'accordo. Se ci tenevi tanto ad avere un lavoro, hai
fatto bene ad accettare. Fece il solletico sul collo a Paul, prese l'otoscopio e gli
chiese: Perch non provi a guardarmi nelle orecchie? Forse ci trovi qualche
uccellino.
Paul rise e appoggi il metallo freddo contro il lobo dell'orecchio di David.
Lo sapevo che non ti avrebbe fatto piacere, disse Norah.
Perch? Non ti ho confermato che hai fatto bene ad accettare?
A parole s, ma il tono della tua voce diceva il contrario.
Che cosa ti aspettavi? chiese David cercando di non farsi sentire da Paul.
Sarebbe difficile non vedere in questa decisione una sconfitta della nostra vita in
comune.
Non  cos, tu non c'entri, ribatt Norah, vorrei che lo capissi.  una questione
di libert, l'aspirazione ad avere una vita propria.
Libert? Aveva parlato con sua sorella, David era pronto a scommetterlo. Credi
che esista qualcuno che pu dirsi libero? Credi che io sia libero, Norah?
Restarono zitti per un po' e David fu grato a Paul quando ruppe il silenzio.
Niente uccellini, pap, solo giraffe.
Davvero? Quante?
Sei.
Sei! Che paura! Meglio controllare anche l'altro orecchio.
Pu darsi che mi accorga che andare a lavorare non mi d nessuna
soddisfazione, disse Norah, ma almeno avr provato.
Niente uccellini, disse Paul. Niente giraffe. Solo elefanti.
Presenza di elefanti nel canale auricolare! David prese l'otoscopio. Meglio
andare subito a casa! Quando sollev Paul con tutto l'ingombro dell'ingessatura, e
sent che gli si aggrappava al collo con l'altro braccio, non riusc a non chiedersi
come sarebbe stata la loro vita se sei anni prima avesse preso una decisione diversa.
Era rimasto solo, nel silenzio, con la neve intorno, e quella decisione presa in pochi
secondi aveva cambiato tutto. David, gli aveva scritto Caroline nella sua ultima
lettera, io ora ho un amico.  una brava persona. Phoebe sta bene, le piace cantare e
andare a caccia di farfalle.
Sono contento che tu abbia un lavoro, disse a Norah, mentre aspettavano
l'ascensore. Anche se credo di essere io il responsabile di questa tua scelta.
Non ce la fai proprio, eh?
Che cosa vuoi dire?
Non ce la fai a non considerarti al centro dell'universo. Il punto fisso intorno al
quale ruota tutto il resto.
Fuori, nonostante fosse gi pomeriggio avanzato, c'era ancora il sole e l'aria era
limpida. Quando arrivarono a casa, quasi tutti gli ospiti se n'erano andati. Bree e
Mark stavano riportando dentro i piatti. I nastri del maypole si agitavano al vento. La
macchina fotografica di David era appoggiata su un tavolo e l vicino erano
ammucchiati i fossili di Paul. Per un attimo David si ferm a guardare il prato, poi
port Paul al piano di sopra. Gli diede un bicchier d'acqua con un'aspirina, si sedette
sul letto vicino a lui e gli prese una mano. Ripens alle sue ossa come le aveva viste
nelle radiografie, piene di luce, e gli parve di aver assistito a un prodigio. A questo
aspirava quando faceva le fotografie: voleva catturare quei rari momenti in cui il
mondo sembrava armonicamente concentrato in una sola, fugace immagine.
Leggimi una storia, pap, chiese Paul. David si sistem meglio sul letto e,
tenendolo abbracciato, gli lesse la storia di George il birichino, che era all'ospedale
con una gamba rotta. A pianterreno, Norah camminava da una stanza all'altra per
rimettere ordine. La sentiva aprire e chiudere porte e cassetti. La immagin come
sarebbe stata mentre, in tailleur, affrontava il nuovo lavoro e la nuova vita dai quali
lui era escluso. Nel voltare una pagina, David sent il calore del corpo di Paul, il suo
respiro regolare. Un vento leggero muoveva le tende. Fuori, il biancospino era una
nuvola luminosa, gonfia contro le assi della recinzione. Smise di leggere e guard i
petali staccarsi e volare via. Turbato dalla loro bellezza, cerc di non pensare che, da
lontano, sembravano fiocchi di neve.
Giugno 1970
Phoebe ha proprio i capelli sottili come i tuoi, osserv Doro.
Caroline si pass una mano sulla nuca e riflett. Si trovavano nella parte orientale
di Pittsburgh, nella scuola materna sperimentale fondata nella sede di una vecchia
fabbrica abbandonata. La luce che filtrava dalle alte finestre illuminava i riflessi
ramati sulle trecce di Phoebe: era in piedi davanti a un grosso mastello di legno,
raccoglieva con una paletta le lenticchie e le metteva nei vasetti. Aveva sei anni, era
grassottella, con le fossette sulle guance e un sorriso irresistibile. Nel viso spiccavano
gli occhi a mandorla, marrone scuro, leggermente obliqui. Aveva le mani
particolarmente piccole. Quella mattina indossava un vestito a righe bianche e rosa
che aveva scelto lei stessa e un golfino rosa che, a casa, era stato origine di un enorme
capriccio. Questa bambina ha un carattere irascibile come il suo, Caroline. Era una
frase che a Leo March, morto ormai da quasi un anno, piaceva mormorare spesso.
Ogni volta Caroline se ne stupiva, non tanto perch alludesse a una parentela che non
esisteva, ma perch le pareva strano che qualcuno pensasse a lei come a una persona
irascibile.
Davvero? chiese a Doro, sistemandosi una ciocca di capelli dietro le orecchie,
ti sembra davvero che siano come i miei?
S, lo direbbe chiunque.
Phoebe ora, ridendo insieme al bambino che le sedeva accanto, immergeva le mani
tra le lenticchie. Ne sollev una manciata e se le lasci scorrere tra le dita, mentre il
compagno cercava di prenderle con una tazzina di plastica rossa.
Per gli altri bambini della scuola, Phoebe era semplicemente s stessa, un'amica
che amava il colore azzurro, i ghiaccioli e i girotondi: la sua diversit non era stata
notata. Durante le prime settimane, Caroline si era mossa con cautela, pronta a
difendersi dai commenti che aveva sentito troppo spesso al parco giochi, nei negozi
di alimentari, all'ambulatorio. Che disgrazia! Le  capitato quello che  sempre stato
il mio incubo. E una volta, addirittura: Per fortuna che non vivono a lungo, Dio
provvede... Commenti superficiali, ignoranti o crudeli, che Caroline non avrebbe mai
dimenticato. Alla scuola sperimentale era diverso: le maestre erano molto disponibili
e avevano creato un'atmosfera serena. Phoebe avrebbe faticato di pi, sarebbe stata
pi lenta dei suoi compagni, ma alla fine sarebbe riuscita a imparare quello che
imparavano gli altri.
Le lenticchie si sparsero a terra, il bambino gett via la paletta e corse in corridoio.
Phoebe lo segu, le treccine che le sbattevano sulle spalle, e tutti e due entrarono
nell'aula verde, dove c'erano cavalletti e latte di colori.
Questa scuola le ha fatto un gran bene, disse Doro.
Caroline annu. Vorrei che quelli della commissione per l'istruzione pubblica la
venissero a vedere.
Tu hai argomenti forti e un buon avvocato. Andr tutto bene.
Caroline guard l'orologio. Doveva andare. L'amicizia con Sandra si era
trasformata ben presto in una forza politica: insieme avevano fondato Down e lode,
un'associazione che si batteva per il riconoscimento dei diritti dei bambini down e
che ormai contava oltre cinquecento membri. Quel giorno l'associazione avrebbe
chiesto al comitato scolastico il loro inserimento nelle scuole pubbliche.
Un bambino corse addosso a Doro, che lo sorresse per le spalle. Le si erano
imbiancati i capelli che facevano risaltare ancora pi di prima gli occhi scuri e la
pelle olivastra. Negli ultimi tempi Caroline l'aveva vista cambiata: sembrava aver
ritrovato la gioia di vivere. Andava a nuotare ogni mattina e aveva cominciato a
giocare a golf. Spesso sorrideva tra s, come se custodisse un qualche segreto.
Ti ringrazio per essere venuta a sostituirmi, oggi, le disse, infilandosi la giacca.
Vuoi scherzare? L'alternativa sarebbe stata discutere con l'universit sulla
collocazione degli scritti di mio padre. La voce era affaticata, ma l'espressione era
allegra. Doro, se non ti conoscessi penserei che sei innamorata. Doro rise.  una
supposizione audace! A proposito di innamorati, oggi  venerd: aspetti Al nel
pomeriggio?
Erano due settimane che Caroline non aveva notizie di Al. Di solito la chiamava da
Columbus, da Atlanta, da Chicago. Dall'inizio dell'anno le aveva chiesto due volte di
sposarlo: ogni volta lei si era sentita felice, ma gli aveva risposto di no. Durante la
sua ultima visita avevano litigato. Tu mi tieni a distanza, le aveva detto lui ed era
partito senza salutarla. Siamo solo molto amici, Al e io, rispose a Doro. Non 
facile decidere.
Non dire sciocchezze, ribatt Doro, non conosco niente di pi facile.
"Allora  proprio innamorata", pens Caroline. Diede un bacio sulla guancia a
Phoebe e sal sulla vecchia Buick di Leo, nera, imponente nel traffico come una nave
in mezzo al mare. Leo aveva passato l'ultimo anno della sua vita seduto su una
poltrona vicino alla finestra, con un libro sulle ginocchia, a guardare la strada. Un
giorno Caroline l'aveva trovato accasciato su un fianco, con i capelli schiacciati sulla
fronte, il viso e le labbra lividi. Aveva capito subito, senza bisogno di toccarlo. Gli
aveva levato gli occhiali, gli aveva abbassato le palpebre. Dopo il funerale - breve,
senza discorsi, a cui avevano partecipato professori di fisica provenienti da tutto lo
stato - Caroline aveva detto a Doro che se ne sarebbe andata, ma lei non ne aveva
voluto sapere. Mi sono abituata a te, alla tua compagnia, rimani. Prendiamo la vita
come viene, giorno per giorno.
Al volante della Buick percorse le strade di quella citt che aveva cominciato ad
amare, una citt dura, di una bellezza sorprendente, con gli edifici svettanti verso il
cielo, i grandi parchi, e i quartieri nascosti tra le colline verde smeraldo. Parcheggi
in una strada stretta ed entr nel palazzo di pietra annerita da decenni di fumo di
carbone. Attravers l'atrio e sal due rampe di scale. Sulla porta di legno scuro c'era
una targa di ottone ossidato: 304 B. Non era mai stata cos nervosa da quando aveva
fatto gli esami orali del corso di infermiera. Trasse un respiro profondo e apr la
porta. La colp lo stato di abbandono della stanza, il grande tavolo di quercia
graffiato, le finestre sporche e scrostate. Sandra era gi seduta con otto genitori
dell'associazione Down e lode. Il senso di solidariet fu immediato. Avevano
aderito agli inviti un po' per volta: lei e Sandra li avevano conosciuti nei negozi di
alimentari o in autobus, a poco a poco si era sparsa la voce ed erano cominciate ad
arrivare le telefonate. Il loro avvocato, Ron Stone, sedeva vicino a Sandra, seria in
viso, con i capelli biondi raccolti in una coda. Caroline si accomod sulla sedia libera
vicino a lei.
Mi sembri stanca, bisbigli.
S. Tim ha l'influenza. Proprio oggi. Mia madre  dovuta venire da McKeesport
per stare con lui.
Prima che Caroline potesse dire altro, la porta si apr e cominciarono a entrare i
rappresentanti della commissione per l'istruzione pubblica. Quando tutti ebbero preso
posto, la riunione ebbe inizio. Ron Stone si alz in piedi e prese la parola.
Tutti i bambini hanno diritto all'istruzione. Parole semplici, chiare. Poi present
uno studio dettagliato che dimostrava le ottime capacit di apprendimento dei
bambini down e la crescita costante dei risultati nel tempo. Caroline pens a Phoebe
che la sera prima, seduta al tavolo con una matita stretta in mano, aveva scritto il
proprio nome: alla rovescia, con una grafia incerta, ma l'aveva scritto. I
rappresentanti della commissione, impassibili, sfogliavano il fascicolo che era stato
loro distribuito. Quando Ron Stone tacque, un giovane con i capelli ondulati prese la
parola.
La sua passione  ammirevole, avvocato Stone. Noi rappresentanti della
commissione per l'istruzione pubblica apprezziamo le sue parole e l'impegno dei
genitori che lei rappresenta. Ma questi bambini sono mentalmente ritardati; sono di
un livello inferiore. I risultati ottenuti, per quanto significativi, nascono da un
ambiente protetto, con insegnanti capaci di offrire, forse meglio dei loro colleghi,
un'attenzione individuale. Questo  un elemento determinante.
Caroline incontr lo sguardo di Sandra: quante volte avevano sentito parole come
queste, frutto dell'ignoranza e della paura.
Lei ha classificato questi bambini come "mentalmente ritardati" ed  un grave
elemento discriminante, replic Ron Stone con calma. Sono indietro rispetto alla
media, nessuno ha niente da obiettare su questo punto. Ma non sono stupidi. Nessuno
in questa stanza sa quali livelli possono raggiungere. Per crescere e svilupparsi come
gli altri devono ricevere una formazione scolastica libera da preconcetti. Noi oggi
chiediamo solo equit.
Ah, l'equit, s... per mancano le risorse, disse un altro membro della
commissione. L'equit richiederebbe che ammettessimo a scuola una marea di
bambini ritardati e questo ribalterebbe il sistema. Date un'occhiata.
Distribu le copie di un rapporto che confrontava costi e risultati. Una mosca
ronzava, intrappolata tra i vetri di una vecchia finestra. Caroline pens ancora a
Phoebe, affettuosa, sensibile e vivace. In un attimo riusciva a trovare qualsiasi
oggetto si fosse perso in giro per casa, si vestiva da sola, sapeva contare fino a
cinquanta e ripetere tutto l'alfabeto senza sbagliare; aveva qualche difficolt di
parola, ma possedeva la rara capacit di intuire immediatamente lo stato d'animo di
chi le stava accanto.
Sarebbero d'impaccio, stavano dicendo le voci. Invaderebbero le scuole,
assorbirebbero le risorse, lederebbero le capacit di apprendimento dei bambini pi
intelligenti.
Caroline si sent prendere dalla disperazione. Se quegli uomini avessero conosciuto
Phoebe, non l'avrebbero considerata una bambina anormale. Come poteva fare
perch vedessero sua figlia mentre, seduta sul tappeto del salotto, costruiva una torre
con i cubi di legno? L'avevano mai osservata infilare un 45 giri nel mangiadischi e
ballare sul pavimento di quercia? Sapevano che, se la vedeva preoccupata, le
appoggiava le mani morbide sulle ginocchia e le chiedeva: Come stai?, o le diceva,
semplicemente: Ti voglio bene. Quella era Phoebe, la bambina che di sera, prima che
facesse buio, faceva un giro a cavalluccio sulle spalle di Al. La bambina che
abbracciava chiunque incontrasse. E che a volte era capricciosa e ostinata, oppure,
come quella mattina, orgogliosa di essere riuscita a vestirsi da sola.
Intorno al tavolo si era passati a parlare di numeri e di logistica e dell'impossibilit
di apportare cambiamenti. Caroline si alz in piedi. Le tremavano le labbra. Cap fino
a che punto la vita l'avesse cambiata, non riusciva a credere a quella nuova immagine
di s stessa, ma non sarebbe tornata indietro. Appoggi le mani sul tavolo e aspett.
A uno a uno gli uomini smisero di parlare e nella stanza scese il silenzio.
Non  una questione di numeri, disse, ma di bambini. Io ho una figlia di sei
anni. Ha imparato a camminare, ha imparato a parlare, a usare il bagno, a vestirsi da
sola. Ci ha messo solo un po' pi di tempo rispetto agli altri bambini. Ogni giorno
mia figlia cresce ed esplora il mondo con una sete di conoscenza infinita. Avete forse
dimenticato la promessa fatta da questo paese di garantire un'istruzione a ogni
bambino, indipendentemente dalle sue capacit?
Per un momento nessuno parl. I vetri della finestra vibrarono a un soffio di vento.
La voce dell'uomo con i capelli ondulati era gentile.
Io provo, tutti noi proviamo, un profondo senso di solidariet per la sua
situazione. Ma quali probabilit ci sono che sua figlia, come chiunque altro di questi
bambini, abbia la capacit di affrontare gli studi superiori? E fino a che punto
l'insuccesso influirebbe sull'immagine che ha di s stessa? Io, al suo posto, preferirei
darle la possibilit di imparare a svolgere un lavoro semplice.
Ha sei anni, ribatt Caroline, non  pronta per imparare a lavorare.
Ron Stone, che stava seguendo attentamente la discussione, intervenne: Questi
sono argomenti che esulano dallo scopo di questa riunione. Tolse dalla cartella un
fascio di fogli. Non si tratta solo di etica o di logistica, c' una legge. Noi
presentiamo una petizione firmata dai presenti e da altri cinquecento genitori: la
petizione  collegata a un'azione legale che si appella alla legge sui diritti civili per
consentire l'ammissione dei bambini down alle scuole statali di Pittsburgh.
Ma voi non potete usufruire della legge sui diritti civili, ribatt l'uomo con i
capelli grigi, alzando gli occhi dal documento. La vostra richiesta non rientra nella
lettera e nello spirito di questa legge!
Esamini con attenzione il documento, concluse Stone, e chiuse la cartella. Ci
terremo in contatto.
All'uscita, terminata la riunione, gli altri genitori abbracciarono entusiasti Caroline
e la ringraziarono per il suo intervento. Lei ricambi sorridendo, provando un grande
affetto per quelle persone che vivevano le sue stesse difficolt. Sandra, naturalmente;
e poi Colleen, che aveva raccolto le firme per la petizione e Carl, che aveva perso un
figlio, morto per complicazioni cardiache, e che aveva messo a disposizione per i loro
incontri il proprio magazzino di tappeti.
Ancora turbata per aver trovato il coraggio d'intervenire, risal in automobile e
torn alla scuola materna. Non appena la vide, Phoebe si stacc dal gruppo dei
compagni e corse da lei. Sapeva di latte e di cioccolata, si era sporcata di terra il
vestito. Si era sciolta le trecce e i capelli formavano una nuvola soffice intorno al suo
viso. Tornarono a casa: Caroline lasci l'automobile nel viale d'accesso, delusa dal
fatto che Al non fosse ancora arrivato. Tenendo Phoebe per mano, cammin
all'ombra tremula dei sicomori, poi sedette sui gradini del portico e accese la radio.
Phoebe girava in tondo sull'erba soffice, con le mani intrecciate dietro la schiena, la
testa verso il cielo.
La guardava e intanto cercava di allontanare la tensione di quella mattina.
L'avvocato era ottimista, ma lei, dopo tutti quegli anni in cui aveva cercato di
cambiare il mondo, aveva capito che era meglio essere prudenti.
La bambina le corse vicino e le mise le mani a coppa intorno all'orecchio, come
per confidarle un segreto. Caroline non riusc a sentire le parole, ma solo il suo
respiro eccitato: poi la vide correre di nuovo tra l'erba. Ripens a Norah Henry
distesa sul lettino della sala medica, sotto la luce forte della lampada. Forse stava
sbagliando tutto, forse, sei anni prima, non avrebbe dovuto scappare con Phoebe.
La bambina smise di girare su s stessa e allarg le braccia per non perdere
l'equilibrio, poi, con un grido, attravers di corsa il prato. C'era Al in fondo al
vialetto. In mano reggeva un pacchetto di carta lucente e un mazzo di lill. Si sent
felice: Al le era stato accanto teneramente, l'aveva corteggiata, una settimana dopo
l'altra, l'aveva viziata con i fiori e piccoli regali. Eppure lei non si era fidata di
quell'amore inatteso.
Ciao terremoto, Al prese in braccio Phoebe che gli si strinse al collo. Il
pacchetto conteneva una rete per catturare le farfalle. Phoebe la afferr e corse verso
una siepe di ortensie azzurre.
Com' andato l'incontro con la commissione?
Caroline gli raccont tutto.
Be' la scuola non  per tutti, comment Al, io non l'ho amata molto. Ma
Phoebe  una brava bambina e non dovrebbero escluderla.
Voglio che abbia il suo posto nel mondo. Caroline si rese conto che non era
dell'amore di Al di cui non si era fidata, ma di quello che lui provava per Phoebe.
Caroline, Phoebe ha gi il suo posto nel mondo ed  qui. Ma hai ragione a lottare
per lei con tanta tenacia.
Sei stato via due settimane: spero che non siano state troppo faticose, disse
Caroline, vedendo due ombre scure sotto i suoi occhi.
Oh, come al solito. Si mise a sedere vicino a lei, raccolse da terra un ramoscello
e cominci a toglierne la corteccia sottile. Dalla radio arrivavano le note di una
canzone, Love, Love Me, Do. In queste settimane ho fatto cinquemila chilometri.
Caroline pens: "me lo chieder ancora". Quello sembrava il momento giusto.
Questa volta gli avrebbe detto di s. Ma Al non parlava e alla fine fu lei a rompere il
silenzio.
Le hai fatto un bel regalo, disse accennando con la testa a Phoebe che agitava la
rete per le farfalle.
Le fa un tale in Georgia, disse Al. L'ho conosciuto in un negozio di alimentari.
Ne aveva preparate diverse, tutte con i bastoni intagliati, per regalarle ai suoi nipotini.
Una persona simpatica. Colleziona radio a onde corte e mi ha invitato a vederle,
quando passo da quelle parti. Abbiamo chiacchierato tutta la sera, io e lui. Andando
in giro, ogni tanto capita anche questo. Oh, a proposito, si tolse di tasca una busta
bianca, questa l'ho ritirata per te all'ufficio postale di Atlanta.
Caroline la prese. Quasi certamente conteneva biglietti da venti dollari ripiegati in
un foglio di carta da lettera. Al le portava quelle buste dalle varie tappe dei suoi
viaggi, Cleveland, Memphis, Atlanta, Akron. Lei gli aveva dato poche spiegazioni:
erano i soldi che le mandava il padre di Phoebe. Al non aveva fatto commenti. Le
capitava spesso di fare un sogno, sempre uguale: entrava in casa di Norah, prendeva
una quantit di oggetti dagli armadi e dagli scaffali e li metteva tutti in un sacco. Poi,
all'improvviso, la vedeva l, in piedi vicino a una finestra, con una espressione
distante e infinitamente triste. Allora si svegliava scossa da un tremito, si alzava, si
faceva una tazza di t e restava seduta al buio. Quando arrivavano quei soldi li
metteva in banca e non ci pensava pi fino a quando non ne riceveva ancora. Ora,
dopo cinque anni, aveva messo da parte quasi settemila dollari.
Phoebe stava ancora rincorrendo le farfalle, gli uccelli, i granelli di luce, mentre le
note della radio si disperdevano nell'aria. Al trafficava con le manopole.
Quello che ha di bello questa citt  che si pu veramente sentire un po' di buona
musica. Spesso mi capita di trovarmi in certi postacci dove al massimo riesci a
trovare gli ultimi successi della classifica. Si mise a canticchiare Begin the Beguine
che trasmettevano in quel momento.
Questo  un motivo che ballavano i miei genitori, disse Caroline. Si rivide
seduta in cima alle scale della casa della sua infanzia a guardare di nascosto sua
madre che, vestita con una gonna a ruota, accoglieva gli ospiti. Erano anni che non
mi tornava in mente. Ogni tanto, il sabato sera, invitavano qualche coppia di amici,
arrotolavano il tappeto del salotto e ballavano.
Dovremmo ballare anche noi, qualche volta, disse Al. Ti piace ballare,
Caroline?
Caroline gli rispose d'impulso.
Che cosa aspettiamo? Si alz in piedi e gli tese la mano.
Al rest sorpreso, confuso, ma si alz anche lui, le pos la mano sulla spalla e
ballarono sul prato, accompagnati dalla melodia tenue e dal rumore di fondo delle
automobili che passavano sulla strada. Caroline si era tolta le scarpe: l'erba era
soffice sotto i suoi piedi. Si muovevano con disinvoltura, perfettamente a tempo; a
ogni passo l'inquietudine che si era portata addosso dalla riunione della mattina si
dissipava. Al sorrideva e la stringeva a s, mentre il sole le sfiorava il collo.
"Adesso gli dico di s", pens Caroline mentre lui le faceva fare un altro mezzo
giro su s stessa. Sentiva le sue mani calde sulla schiena, attraverso il vestito. Non si
accorse subito del pianto di Phoebe. Fu Al a fermarsi e a girarsi verso la bambina: era
in ginocchio sull'erba, vicino alle ortensie, e strillava tanto da non riuscire a parlare.
Caroline si accucci vicino a lei e guard la bolla rossa e gonfia sul palmo della sua
mano.
 la puntura di un'ape, le disse. Tesoro, ti fa tanto male, vero?
Premette la faccia sui suoi capelli morbidi.
Oh, amore, vedrai che adesso ti passa, le disse, accarezzandola.
Phoebe cominci a tossire, una tosse secca simile a quella di cui aveva sofferto da
piccola durante gli attacchi di crup. Le guard la mano: non era gonfio solo il palmo,
ma anche il dorso e le dita. Invasa da una calma innaturale, Caroline si alz
immediatamente e chiam Al.
Presto! grid e la sua voce risuon alta e strana. Vieni, Al, Phoebe ha un
attacco di allergia.
La sollev tra le braccia: le parve pesante e si ferm. Le chiavi dell'automobile
erano nella borsetta, sul tavolo della cucina. Non sarebbe riuscita ad aprire la porta
mentre sorreggeva la bambina che tossiva sempre pi forte. Ma arriv Al che prese
Phoebe e la port di corsa in auto. Caroline lo segu con la borsetta e le chiavi. Guid
per le strade della citt con tutta la fretta che il coraggio le consentiva: Phoebe aveva
il respiro sempre pi corto, interrotto da rantoli.
Arrivarono all'ospedale, si precipitarono all'interno e Caroline ferm la prima
infermiera che le pass davanti.
La bambina ha una reazione allergica. Dobbiamo parlare con un dottore,
immediatamente.
L'infermiera era anziana, tarchiata, con i capelli grigi tagliati corti. Li fece passare
attraverso una serie di porte d'acciaio. Al adagi Phoebe su una barella. Ormai la
bambina lottava per riuscire a respirare, le labbra erano diventate bluastre. Anche
Caroline faticava a respirare, la paura le opprimeva il petto. L'infermiera scost i
capelli dal collo di Phoebe e sent le pulsazioni con le dita. In. quel momento
Caroline si accorse che osservava la bambina con lo stesso sguardo del dottor Henry,
molto tempo prima. Vide che aveva capito che cosa significavano quegli occhi a
mandorla e le mani minuscole che avevano tenuto con tanta forza la rete per le
farfalle. L'infermiera corrug la fronte e Caroline si rese conto di non essere ancora
pronta ad affrontare il futuro.
 sicura? L'infermiera alz la testa e la guard negli occhi.  sicura di voler
chiamare un medico?
Caroline rimase immobile. Si ricord dell'odore di verdure bollite nei corridoi
dell'istituto, delle facce impassibili dei membri della commissione ministeriale. La
sua paura si trasform in una rabbia feroce e aggressiva. Alz una mano per colpire in
viso l'infermiera, ma Al l'afferr per il polso e rispose al suo posto: Vogliamo un
medico. Subito.
Non lasci il braccio di Caroline, glielo pieg dietro la schiena e non lo lasci
andare n quando l'infermiera usc n quando arriv il medico. Insieme aspettarono
che Phoebe cominciasse a respirare meglio e a riprendere un po' di colore sulle
guance. Poi andarono nella sala d'aspetto e sedettero sulle sedie di plastica arancione
tenendosi per mano, mentre le infermiere andavano e venivano e dagli interfono
arrivavano voci e pianti di bambini.
Poteva morire, disse Caroline. Tremava.
Ma  andato tutto bene, replic Al con fermezza.
La sua mano era calda, grande e consolatoria. Era stato cos paziente in tutti quegli
anni, era sempre tornato, aveva detto che sapeva riconoscere il bene quando lo
incontrava. Aveva detto che avrebbe aspettato. Ma l'ultima volta era stato lontano
due settimane e non aveva telefonato: sebbene le avesse portato i fiori, come sempre,
da sei mesi non le aveva pi ripetuto la sua proposta. Avrebbe potuto ripartire con il
suo camion e non tornare pi, senza darle un'altra possibilit.
Caroline si port la sua mano alle labbra e la baci sul palmo, forte e ruvido. Al la
guard come se si chiedesse, stupito, se non fosse lui a essere stato punto dall'ape.
Caroline, disse, e il tono era serio e formale, c' una cosa che ti devo chiedere.
La so gi. Sono stata stupida. Certo che voglio sposarti.
1977
Luglio 1977
Cos?
Norah era distesa sulla spiaggia di Aruba. Il sole era una lamina infuocata sulla
pelle. Era in posa da pi di un'ora, e non ne poteva pi. Avrebbe voluto riposarsi. Ne
aveva il diritto. Si era guadagnata quel viaggio per aver venduto, l'anno prima, il pi
alto numero di pacchetti-vacanza dello stato del Kentucky. E invece eccola l, con la
sabbia che le si attaccava alle braccia sudate e al collo. Per distrarsi guardava Paul
che correva lungo la riva, una macchiolina sulla linea dell'orizzonte. Aveva tredici
anni e negli ultimi mesi era cresciuto moltissimo. Ogni mattina faceva lunghe corse
sulla battigia.
Le onde si frangevano lentamente sulla spiaggia. Si stava alzando la marea, presto
la luce abbagliante del mezzogiorno si sarebbe attenuata e David avrebbe dovuto
aspettare fino all'indomani per realizzare la fotografia che aveva in mente. Una
ciocca di capelli le sfior le labbra, facendole il solletico, ma lei s'impose di non
muoversi.
Bene, disse David, dopo una serie di scatti velocissimi. Fantastico, stavolta ci
siamo.
Ho caldo, si lament Norah.
Qualche minuto ancora, e abbiamo finito. Adesso David era in ginocchio.
Dedicava la maggior parte del suo tempo libero alla fotografia ormai: spesso, di sera,
si chiudeva nella camera oscura, sviluppava le immagini e le appendeva ad asciugare
su un filo da bucato. Pensa alle onde sul mare, alle onde che si riversano sulla
sabbia: tu ne fai parte, Norah, te ne accorgerai quando ti mostrer la fotografia.
Norah rimase immobile sotto il sole a vederlo lavorare. Ripens ai primi giorni del
loro matrimonio, quando uscivano a fare lunghe passeggiate nelle sere di primavera e
si tenevano per mano, mentre l'aria profumava di caprifogli e giacinti. Allora aveva
immaginato una vita diversa insieme a lui. Negli ultimi cinque anni aveva lavorato
solo in agenzia. Aveva organizzato l'ufficio e a poco a poco le era stata assegnata la
supervisione dei viaggi. Si era conquistata un parco di clienti fissi: presentava i
fascicoli patinati e descriveva quegli scenari mozzafiato che per lei rappresentavano
solo un sogno. Era diventata esperta nel risolvere le crisi dell'ultimo momento: la
perdita del bagaglio, una irregolarit nel passaporto, un attacco di lambliasi. L'anno
precedente, quando Peter Warren aveva deciso di andare in pensione, aveva rilevato
l'attivit. Adesso era tutto suo, dai muri di mattoni alle scatole di biglietti aerei
ancora intatti nell'armadio.
David aveva finito, finalmente. Lei si alz, si spolver la sabbia dalle gambe e
dalle braccia, la scosse via dai capelli. Perch mi fotografi, chiese, se speri che
sparisca nel paesaggio?
David alz gli occhi dall'apparecchio.  una questione di prospettiva, rispose.
Era spettinato, aveva il viso e gli avambracci arrossati dal sole. Paul stava tornando
indietro, ma era ancora molto lontano. Chi guarder la foto ti scoprir a poco a poco:
saranno le dune morbide della spiaggia ad annunciare la tua presenza, come se il tuo
corpo facesse parte della natura.
La forza che colse in quella frase la turb: le parve che David parlasse della
fotografia come un tempo parlava della medicina o del loro matrimonio. Il tono e il
linguaggio le ricordavano un passato perduto e la riempivano di nostalgia. Di che
cosa parlate tu e David? le aveva chiesto Bree un giorno. Nel risponderle, Norah si
era accorta che i loro argomenti di conversazione erano superficiali, lavori domestici,
orari delle poppate di Paul...
La sabbia ruvida le aveva irritato la pelle. David stava riponendo con cura la
macchina fotografica. Norah aveva sperato che quella vacanza li avrebbe riavvicinati
ed era questo il motivo per cui aveva accettato di rimanere tante ore ferma sotto il
sole a farsi fotografare da David. Ormai, per, erano passati tre giorni e non era
cambiato niente: ogni mattina bevevano il caff in silenzio, David fotografava o
andava a pesca, di sera leggeva, disteso sull'amaca. Norah passeggiava, dormiva,
giocava a golf o andava in citt a fare acquisti in negozi costosi. Paul passava poco
tempo insieme a loro: si chiudeva in camera a suonare la chitarra oppure correva
lungo il mare.
Si ripar gli occhi dal sole e guard la curva dorata della spiaggia. La figura che
aveva notato prima si stava avvicinando. Non era Paul: era un uomo alto, magro, sui
quarant'anni. Portava pantaloni corti di nylon azzurro e non aveva la camicia.
L'uomo rallent la corsa e poi si ferm con le mani sui fianchi, il respiro affannoso.
Bella macchina, disse. Poi, con gli occhi scuri rivolti a Norah, aggiunse:
Inquadratura interessante. Norah abbass lo sguardo, mentre David cominciava a
parlare di onde e dune, di sabbia e corpi.
Norah guard di nuovo verso riva. Un'altra figura correva verso di lei. Suo figlio.
Il sole era incandescente. Per qualche secondo si sent stordita: aveva la vista
annebbiata, davanti agli occhi le danzavano innumerevoli puntini di luce. Quell'uomo
si chiamava Howard ed era molto interessato alle fotografie di David: parlarono di
obiettivi e aperture.
Dunque  lei l'ispiratrice di questo studio. Howard si volt, per coinvolgere
Norah nella conversazione.
Credo di s, rispose, togliendosi la sabbia da un polso, ma purtroppo non fa
bene alla pelle. A un tratto si rese conto che il nuovo costume da bagno la lasciava
quasi nuda.
Ma lei ha una bellissima pelle, disse Howard. David spalanc gli occhi e la
guard come se la vedesse per la prima volta. "Hai sentito?" avrebbe voluto dirgli,
"hai visto, David? Ho una bellissima pelle."
Dovrebbe vedere gli altri lavori di David, disse a Howard, indicando il loro
cottage nascosto tra le palme. Ha portato con s il suo book.
Mi piacerebbe molto, disse Howard rivolto a David. M'interessano i suoi studi
sulla luce.
Perch allora non resta a pranzo con noi?, propose David.
Ma Howard aveva un appuntamento in citt.
Ecco Paul! esclam Norah. Il ragazzo stava ancora correndo: gli ultimi cento
metri gli pesavano, le braccia e le gambe volavano nella luce.
Nostro figlio, disse a Howard.
Ha un bel fisico, osserv Howard. Paul si avvicin, rallentando. Quando li
raggiunse, appoggi le mani sulle ginocchia, inspirando profondamente per farsi
entrare aria nei polmoni.
E ha anche tempo da perdere, disse David con un'occhiata all'orologio. "Non
cominciare", avrebbe voluto dirgli Norah. Ma David insistette. Non capisco perch
si ostina ad allenarsi con la corsa. Pensi a quanto potrebbe rendere con la sua statura
su un campo di basket.
Paul alz gli occhi al cielo con una smorfia. Norah prov la solita irritazione.
Possibile che David non capisse che pi insisteva con il basket, pi Paul lo rifiutava?
Paul drizz le spalle. A me piace correre, punto e basta, disse.
Vedendo come lo fai, chi pu darti torto? Howard gli tese la mano.
Paul gliela strinse, arrossendo.
"Lei ha una bellissima pelle", Norah continuava a pensare alle parole di Howard.
Si chiese se fosse facile leggerle nel pensiero.
Venga a cena, disse d'impulso, spinta dalla gentilezza che Howard aveva
dimostrato verso suo figlio. Visto che non pu venire a pranzo, venga a cena. Con
sua moglie, naturalmente, aggiunse. Porti la sua famiglia. Accenderemo un fuoco e
mangeremo sulla spiaggia.
Howard aggrott la fronte Purtroppo sono solo, qui. Una specie di ritiro spirituale.
Sto per divorziare.
Mi dispiace, disse Norah. Si accorse di aver mentito.
L'aspettiamo, comunque, insistette David. Norah prepara cene squisite e io le
mostrer le fotografie. Sto lavorando sulla percezione, la trasformazione.
Ah, la trasformazione, esclam Howard. Mi interessa molto. Accetto l'invito
con molto piacere, grazie.
Parlarono ancora per qualche minuto, poi Howard se ne and. Dopo, mentre
affettava i cetrioli per il pranzo, Norah lo guard allontanarsi lungo la spiaggia.
Ripens ai suoi occhi penetranti, alla sua voce. Paul stava facendo la doccia, si
sentiva scorrere l'acqua; dal soggiorno veniva il fruscio leggero delle foto che David
stava riordinando. Quella che era iniziata come una passione con il passare degli anni
era diventata un'ossessione: ormai sembrava che David vedesse il mondo, lei
compresa, solo attraverso l'obiettivo. La figlia che avevano perso era un'ombra
eternamente presente tra loro: entrambi avevano modellato la propria vita intorno alla
sua assenza. Qualche volta Norah era arrivata a chiedersi se non fosse quello il solo
legame che li teneva uniti. Mise le fettine di cetriolo in una insalatiera e cominci a
pulire le carote. Howard divent una piccola macchia scura in lontananza, poi
scomparve. Lei si ricord le sue mani, grandi e abbronzate. Una bellissima pelle,
aveva detto guardandola negli occhi.
Dopo pranzo, David si addorment sull'amaca e Norah si distese sul letto sotto la
finestra. Dal mare arrivava un vento leggero: Howard era un uomo come tanti altri,
ma a lei, complice la solitudine e troppi desideri insoddisfatti, era parso attraente.
Pens che Bree si sarebbe divertita molto sentendo quella storia e ne avrebbe riso con
lei. "E perch no?" avrebbe detto. "Perch no, Norah?" "Sono sposata", rispose
Norah tra s, lasciando vagare lo sguardo di l dalla finestra aperta. Le sarebbe
piaciuto che sua sorella fosse l a controbattere: "Norah, per amore del cielo, si vive
una volta sola. Perch non concedersi qualche svago?"
Si alz e si prepar un gin and tonic con il lime. And a sedersi sul dondolo sotto il
portico, e pigra e assorta, guard David che dormiva sull'amaca, perso in sogni che
lei non conosceva. Le note della chitarra di Paul vibrarono nell'aria. Lo immagin
seduto sul letto con le gambe incrociate e la testa china sulla sua nuova chitarra
Almansa, un regalo che David gli aveva fatto per l'ultimo compleanno. Era un bello
strumento con la tastiera di ebano, il fondo e le fasce di palissandro e la meccanica di
ottone. David cercava di fare del suo meglio con Paul. Era troppo insistente quando si
trattava di sport,  vero, ma trovava sempre il tempo di portarlo a pescare o a
camminare nei boschi nella loro eterna ricerca dei fossili. Aveva dedicato ore alla
scelta della chitarra, l'aveva ordinata a New York ed era apparso visibilmente
soddisfatto quando aveva guardato Paul estrarla religiosamente dalla custodia.
Verso sera si fece una doccia, poi scelse un vestito, a fiori, arricciato in vita e con
le spalline incrociate sulla schiena. Si mise un grembiule e cominci a preparare una
cena semplice ma raffinata: ostriche in umido con crostini, pannocchie arrostite,
insalata verde e piccole aragoste comprate quella mattina al mercato. Affond le mani
in un catino d'acqua fredda e sciacqu le foglie della lattuga. Fuori, Paul e David
stavano sistemando il grill mezzo arrugginito. Avevano disposto i piatti di carta sul
tavolo di legno corroso dal vento di mare e versato il vino nei bicchieri di plastica
rossa. Prima di vederlo Norah sent la sua voce: era un po' pi bassa di quella di
David e leggermente pi nasale, con un accento del nord non bene identificabile. Si
asciug le mani nello strofinaccio e usc sulla soglia.
I tre uomini erano fuori dal portico, dove cominciava la sabbia. Paul ormai era un
uomo: era alto come David e fisicamente aveva preso tutto da lui. Non portava la
camicia, e teneva le mani nelle tasche dei jeans tagliati sopra il ginocchio: rispondeva
con frasi brevi e impacciate alle domande che gli venivano fatte. N lui n David, che
le davano le spalle, si erano accorti di lei. Howard, invece, che era di fronte a loro,
alz il viso verso di lei e sorrise.
Per un istante, prima che gli altri si voltassero, prima che Howard prendesse la
bottiglia di vino e gliela mettesse tra le mani, i loro occhi s'incontrarono. Quello
sguardo rappresentava un momento che sarebbe sempre appartenuto soltanto a loro
due. David si gir sorridendo e fu come se di colpo si fosse chiusa una porta.
Vino bianco, disse Howard, porgendole la bottiglia. A Norah sembr
improvvisamente volgare, con le basette che gli arrivavano a met guancia. Il
significato dello sguardo che si erano scambiati poco prima non esisteva pi, forse se
l'era solo immaginato. Spero che vada bene.
 perfetto, rispose. Lo berremo con l'aragosta. Anche il suo modo di parlare
era volgare. La magia era finita, lei era solo una padrona di casa che svolgeva con
disinvoltura il proprio ruolo. Howard era solo un ospite. Lo invit a sedersi su una
sedia di vimini. Quando torn, portando sul vassoio le bottiglie per preparare il gin
and tonic, il sole era basso sull'orizzonte: le nuvole strisciavano il cielo color pesca.
Mangiarono sotto il portico. Scese l'oscurit e David accese le candele lungo la
ringhiera. Nella luce guizzante delle fiammelle, Howard parlava di una camera
oscura, che si era costruito da solo, una scatola di legno resa impenetrabile alla luce
salvo che per un minuscolo foro praticato sulla parete anteriore, sufficiente a riflettere
un'immagine sullo specchio interno. Quell'apparecchio, aveva spiegato, era il
prototipo della macchina fotografica: c'erano stati pittori, come Vermeer, che
l'avevano usato per il loro lavoro, ottenendo cos particolari estremamente realistici.
Norah ascoltava, affascinata: il mondo proiettato in un interno buio, piccole figure in
movimento catturate dalla luce. Era molto diverso da quando lei stava in posa per
David e la macchina sembrava immobilizzarla nel tempo, sempre nello stesso luogo.
La conversazione cambi. Howard parl della sua esperienza in Vietnam, dove aveva
lavorato come fotografo di guerra. Quando David si compliment con lui, disse
noncurante: Non era niente di speciale, si trattava soprattutto di andare avanti e
indietro in barca sul Mekong, che comunque  un fiume bellissimo.
Finita la cena, Paul and in camera sua e dopo poco le note della chitarra si
mescolarono al rumore del mare. Se fosse stato per lui, non avrebbe mai fatto quella
vacanza, che lo aveva costretto a venir via una settimana prima dal campeggio
musicale estivo, nonostante il concerto importante che lo attendeva pochi giorni dopo
il rientro a casa. David aveva insistito perch andasse con loro: non aveva mai preso
sul serio il talento musicale di suo figlio e lo considerava solo un hobby e non lo
sbocco per una eventuale carriera. Paul, invece, avrebbe voluto studiare alla Juilliard
School di New York. David, che aveva lavorato tanto per il benessere della famiglia,
non voleva nemmeno sentirne parlare.
Poi Howard parl della luce impalpabile della Valle dell'Hudson, dove abitava, e
della bellezza del sud della Francia dove si recava spesso. Entrarono nel soggiorno:
David prese dal portfolio diverse serie di fotografie in bianco e nero e lui e Howard si
immersero in una discussione sulle gradazioni di luce.
Norah si teneva in disparte. Era lei il soggetto di quelle fotografie, pelle, fianchi,
mani, capelli, eppure era esclusa dalla conversazione: oggetto e non soggetto. Le
capitava ogni tanto, quando entrava in un ufficio a Lexington, di trovare una foto,
anonima e tuttavia fastidiosamente familiare: una curva del suo corpo, un luogo che
aveva visitato con David, privati del loro significato originale e trasformati in un
concetto astratto, in un'idea. Aveva creduto, posando per David, di accorciare la
distanza che si era creata tra di loro. Ma guardandolo adesso, tutto preso a parlare del
suo lavoro, cap che lui la fotografava, ma non la vedeva realmente qual era, non la
vedeva da anni. La assal un brivido di rabbia, si volt e usc dalla stanza. Dal giorno
della caccia alle vespe aveva cercato di bere pochissimo, ma ora and in cucina e si
vers un altro bicchiere di vino. Tutt'intorno c'erano recipienti sporchi, burro
rappreso, gusci di aragosta simili a cicale morte. Quanto lavoro per un piacere cos
breve... Di solito era David a lavare i piatti, ma quella sera Norah si leg un
grembiule in vita, riemp d'acqua il lavandino e mise in frigorifero le ostriche
avanzate. Che cosa aveva pensato quando si era messa quel vestito, quando si era
emozionata nel sentire la voce di Howard? Lei era Norah Henry, la moglie di David,
la madre di Paul, un ragazzo gi grande. Aveva qualche capello grigio e, anche se
nessuno se ne accorgeva, lei li notava alla luce cruda dello specchio del bagno. La
verit era che Howard era venuto da loro per parlare di fotografia con David,
nient'altro.
Usc per buttare la spazzatura. Era scalza, la sabbia le parve fredda, ma l'aria era
calda come la sua pelle. Arriv fino alla riva del mare e si ferm a guardare le stelle.
Alle sue spalle la porta interna si apr e si richiuse. David e Howard uscirono e fecero
qualche passo insieme sulla sabbia, nel buio.
Hai messo via tutto, grazie. David le pos per un momento una mano sulla
schiena. Lei fece uno sforzo per non scansarsi. Mi dispiace non averti aiutato. Non
abbiamo fatto che parlare, Howard ha idee interessanti.
In realt, Norah, guardando quelle fotografie, sono rimasto ipnotizzato dalla
bellezza delle sue braccia, le disse Howard. Prese da terra un pezzo di legno e lo
lanci nell'acqua con forza. Lo si sent cadere tra le onde che lo sollevarono e lo
spinsero al largo.
Intorno a loro l'oscurit era profonda, Norah non vedeva la faccia di David o
quella di Howard, non vedeva nemmeno le proprie mani. David e Howard ripresero a
divagare su tecniche fotografiche e i processi di sviluppo. Norah pens che avrebbe
potuto anche urlare. Indietreggi con un piede, poi con un altro e stava per voltarsi e
rientrare in casa, quando sent una mano sfiorarle una gamba. Trasal. Le dita di
Howard salirono leggere lungo la cucitura del vestito. Norah trattenne il respiro.
David parlava delle sue fotografie. Lei si volt appena e la mano di Howard si apr
sulla stoffa leggera, toccando la superficie piatta del suo stomaco.
S, questo  vero, stava dicendo Howard, tranquillo, a voce bassa, usare quel
filtro riduce la nitidezza. Ma, visto il risultato, ne vale la pena.
Norah lasci andare adagio il respiro, chiedendosi se Howard sentisse il rapido
pulsare del suo sangue. Il calore si irradiava dalle dita di quella mano, le comunicava
un desiderio che faceva male. Rimase immobile.
Dunque con la camera oscura si  arrivati a un passo dal processo fotografico,
prosegu Howard.  straordinario come quell'apparecchio riesca a catturare il
mondo. Mi piacerebbe che venisse a vederlo. Verr?
Domani porto Paul alla pesca d'altura, rispose David, magari dopodomani.
Io rientro in casa, mormor Norah.
Norah si  annoiata, osserv David.
Chi pu darle torto? Howard fece scendere la mano pi in gi, rapida come il
battito di un'ala. Perch non viene lei domani mattina? chiese a Norah. Devo
lavorare con la camera oscura.
Norah annu, senza parlare. Howard se ne and qualche minuto dopo,
scomparendo nel buio.
 simpatico, disse David pi tardi. In piedi vicino alla finestra Norah guardava
la spiaggia e ascoltava il rumore delle onde, con le mani affondate nelle tasche del
vestito.
S, rispose, anche a me  simpatico.
...
La mattina dopo, David e Paul si alzarono prima dell'alba per andare in auto sulla
costa a prendere la barca. A letto, tra le lenzuola di cotone fresche sulla pelle, Norah
li sent inciampare dappertutto, nel tentativo di non svegliarla. Poi le arriv il rumore
della porta e quello dell'automobile che si allontanava. Per un po' rimase distesa, in
un torpore languido. Fece la doccia, si vest e si prepar un caff. Mangi mezzo
pompelmo, rimise tutto in ordine e usc sulla soglia. Indossava pantaloni corti e una
camicetta turchese decorata con disegni di fenicotteri. Teneva in mano le scarpe da
ginnastica legate tra loro con le stringhe. Si era lavata i capelli e il vento del mare li
asciug arruffandoglieli intorno al viso.
Il cottage di Howard, a circa un chilometro e mezzo lungo la spiaggia, era quasi
identico al suo. Lui era seduto sotto il portico, chino su una scatola di legno nera.
Sopra i pantaloni corti bianchi portava una camicia arancione sbottonata ed era
scalzo. Si alz in piedi quando lei si avvicin.
Ti ho vista arrivare. Vuoi un caff?
No, grazie.
Davvero? Neanche un irish coffee con una piccola scossa in pi?
Forse tra un momento. Norah sal i gradini del portico e pass una mano sul
legno liscio della scatola.  questa la camera oscura?
S, vieni a vedere.
Le lasci il suo posto, e lei si mise a sedere guardando attraverso il riquadro
superiore, di vetro smerigliato. Il mondo era l. La lunga striscia di sabbia, la massa
degli scogli, una vela che passava lentamente all'orizzonte, i rami dei pini scossi da
un alito di vento: tutto era minuscolo e dettagliato, incorniciato, racchiuso, eppure
vivo, non immobile. Norah alz gli occhi, sbatt le palpebre e scopr che all'esterno il
mondo era diverso dall'immagine che aveva appena osservato.
Che meraviglia, disse, tornando a guardare nella scatola. Tutto  definito cos
minuziosamente. Mi sembra perfino di vedere il vento che muove gli alberi.
Howard rise. Bello, eh? Sapevo che ti sarebbe piaciuto.
Norah pens a Paul quando, a pochi mesi, con la bocca che disegnava una O
perfetta, si guardava intorno con espressione stupita. Si chin a contemplare quel
mondo circoscritto e poi alz gli occhi per vederlo di nuovo trasformato. Liberata
dalla sua cornice oscura, la luce brillava, viva.
Norah, posa per me: voglio farti un ritratto.
Lei si alz, scese dal portico, cammin sulla sabbia tiepida, nel riverbero del sole.
Poi si volt e si ferm davanti a Howard che, con la testa china, muoveva la mano su
un foglio appoggiato sul riquadro di vetro. Aveva posato per David il giorno prima e
quello prima ancora. Quante volte aveva sostenuto quel ruolo, soggetto e oggetto
messo in posa a evocare o custodire ci che in realt non esisteva.
Adesso era l, perfetta miniatura di s stessa. Ogni parte di lei era proiettata dalla
luce su uno specchio. Il vento umido le scompigliava i capelli e le lunghe dita di
Howard si muovevano rapide nel fissare la sua immagine sul foglio. Si ricord della
sabbia che scivolava sotto i suoi fianchi mentre suo marito la fotografava, e di tutti e
due, David e Howard, che pi tardi avevano parlato di lei, non come di una persona
fatta di carne e sangue, ma di una immagine, di una forma. Ripensandoci, il suo corpo
le parve improvvisamente fragile, come se lei non fosse la donna indipendente che
aveva accompagnato in Cina un gruppo di turisti, ma qualcuno che poteva essere
spazzato via dal primo soffio di vento.
Strinse tra le mani il bordo della camicetta, in vita. Lentamente, ma senza esitare,
se la sfil dalla testa e la lasci cadere sulla sabbia. Howard smise di disegnare, ma
non alz lo sguardo. I muscoli delle braccia e delle spalle erano fermi. Norah si
abbass la cerniera dei pantaloni, che le scivolarono lungo i fianchi: alz prima un
piede poi l'altro per liberarsene. Aveva indosso il costume da bagno usato nelle
fotografie, niente che Howard non conoscesse gi. Slacci la parte superiore e fece
cadere a terra anche il resto, poi allontan tutto con un calcio. Sent il sole sulla pelle.
Howard alz la testa dal disegno, e rest a guardarla.
All'improvviso Norah prov la stessa sensazione di panico che provava quando
sognava di ritrovarsi nuda in un negozio o in un parco affollato. Raccolse da terra il
costume da bagno per rimetterselo.
No, resta cos, disse Howard. Sei bellissima. Si alz e le and incontro.
Quando le fu vicino si ferm e la guard, senza toccarla. Il vento le muoveva i
capelli, lui le tolse una ciocca dalle labbra.
Non riuscirei mai a riprodurre l'immagine di quello che sei tu in questo
momento, disse.
Norah sorrise e gli pos una mano sul petto. Sent il cotone sottile della camicia, il
calore del suo corpo, gli strati dei muscoli, le ossa. Si ricord del tempo in cui aveva
cominciato a studiare le ossa per capire meglio il lavoro di David. Il manubrio e il
mesosterno a forma di spada, le costole vere e le false, le linee di collegamento.
Howard le accarezz il viso. Lei lasci cadere le braccia lungo i fianchi. Insieme,
senza parlare, entrarono nel cottage. Norah lasci i vestiti sulla sabbia, non le
importava che qualcuno potesse vederli. Si accorse che Howard aveva disegnato la
spiaggia e la linea dell'orizzonte, gli scogli e gli alberi, mentre della sua figura aveva
tratteggiato solo i capelli. Niente altro. Quando i suoi vestiti erano caduti a terra come
foglie, lui aveva alzato gli occhi per guardarla.
Una volta tanto, era stata lei a fermare il tempo.
La stanza sembrava buia ai loro occhi abbagliati dalla luce forte della spiaggia.
Norah sedette sul bordo del letto. Sdraiati, le disse Howard mentre si sfilava la
camicia, voglio solo guardarti per un momento. Norah si distese sul letto e lui, in
piedi, lasci scorrere lo sguardo sul suo corpo. Le si inginocchi vicino e le appoggi
la testa in grembo: lei sentiva la sua barba di pochi giorni pungerle la pelle. Lo cerc
con le mani tra i capelli perch le si avvicinasse alle labbra e la baciasse.
Pi tardi si sarebbe stupita non di quello che aveva fatto, e che avrebbe fatto
ancora, ma che tutto fosse avvenuto nel letto di Howard, sotto la finestra aperta, senza
tende, come in una immagine ripresa da una macchina fotografica. David era andato a
pescare con Paul, ma chiunque avrebbe potuto passare di l e vederli.
Per lei Howard era come una febbre, un impulso irresistibile, una porta spalancata
sulle proprie possibilit, sulla libert, forse. Scopr che il suo segreto le rendeva
stranamente pi facile sopportare la frattura che si era creata tra lei e David. Torn da
Howard molte altre volte, anche quando suo marito si stup che facesse cos tante
passeggiate. Anche quando, mentre indugiava a letto e Howard preparava qualcosa da
bere per entrambi, trov la fotografia di sua moglie, che sorrideva, e di tre bambini
piccoli e una lettera che diceva:
Mia madre sta meglio, ci manchi molto, ti vogliamo bene e ti aspettiamo la
settimana prossima.
Era pomeriggio, le pale del ventilatore giravano nella stanza immersa nella
penombra. Nella vita reale, quella fotografia l'avrebbe indotta a interrompere subito
la relazione con Howard, ma in quel contesto lei non prov niente. La fece scivolare a
terra e lasci tutto come stava. Non era importante. Solo il sogno importava. Nei dieci
giorni successivi, and sempre da lui.
...
.
...
FINE Parte 1.